
«Star Wars: Galactic Racer» alla prova: in questa galassia non esistono limiti di velocità!
«Star Wars: Galactic Racer» mi fa sfrecciare a velocità stratosferica in una galassia lontana lontana. I motori rombano, i paesaggi scorrono via e, nel bel mezzo di tutto questo, torno a essere il fanboy di dieci anni.
Conosco questo circuito. Eppure, alla Gamescom, è la prima volta che mi metto ai comandi del Podracer di Sebulba in «Star Wars: Galactic Racer». Nonostante ciò, so già cosa mi aspetta dietro la prossima curva. Il tornante. Il passaggio tra le alte pareti rocciose. Del resto, ho già visto innumerevoli volte il Boonta Eve Classic in «Star Wars: Episodio I».
Poterlo finalmente percorrere in prima persona è il momento clou di una demo che, già di suo, mi stampa sorprendentemente spesso un gran sorriso in faccia. Perché lo studio Fuse Games riesce già in una cosa fondamentale: rendere «Galactic Racer» super veloce.
Straveloce.
Tre veicoli, tre volte a tutto gas
Prima di poter approdare su Tatooine, mi vengono proposti tre brevi circuiti e tre classi di veicoli. Su Jakku guido un Landspeeder, una sorta di automobile della galassia di «Star Wars». È pesante, perfetto per speronare gli altri veicoli e permette di affrontare le curve in derapata. Poi tocca allo Speeder Bike: più piccolo, leggero e ancora più agile, quasi una moto futuristica. Il nuovo Skim Speeder si colloca a metà strada tra i due e, con la sua struttura più larga, ricorda già un po' una piccola astronave. Nelle curve strette il veicolo si inclina lateralmente in modo spettacolare.
Le differenze si sentono, ma la sensazione di fondo rimane la stessa: «Galactic Racer» spinge forte sull'acceleratore. L'ambiente mi sfreccia accanto e le curve sembrano arrivare sempre un attimo prima di quanto vorrei. Eppure, i comandi rimangono abbastanza precisi da evitare che tutto si trasformi in un caos incontrollabile. Almeno, quasi sempre.

Fonte: Fuse Games / Star Wars
Su Jakku, in particolare, funziona alla grande. Su un lungo rettilineo ho appena il tempo di ammirare l'enorme Star Destroyer precipitato all'orizzonte. Poi la curva successiva mi piomba già addosso: passo a un soffio dal relitto e, poco dopo, addirittura attraverso alcune sue parti. I circuiti non usano gli scenari di «Star Wars» soltanto come sfondo: mi ci fanno sfrecciare proprio in mezzo.
A contribuire parecchio all'ebbrezza della velocità c'è anche il sound design. I motori rombano, il metallo geme e, in alcune curve, il mio veicolo sembra sul punto di andare in pezzi per le forze a cui è sottoposto. Nel frattempo, in sottofondo cresce una colonna sonora orchestrale che suona inconfondibilmente «Star Wars». Questa galassia lontana lontana non solo dà la sensazione giusta: ha esattamente il suono che dovrebbe avere.
Finalmente di nuovo al Boonta Eve
Quando vesto i panni di Sebulba, il bambino di dieci anni che è in me prende definitivamente il sopravvento. Il Boonta Eve Classic, tuttavia, non fa parte della campagna principale, bensì di una modalità separata in cui «Galactic Racer» ripropone gare memorabili della storia di «Star Wars». Già prima della partenza Fuse Games sfodera l'artiglieria pesante della nostalgia: la griglia di partenza, piloti conosciuti, inquadrature familiari e la musica di John Williams. Anakin non c'è, ma in compenso sono io ai comandi del Podracer di Sebulba.

Fonte: Fuse Games / Star Wars
E il suo suono è esattamente quello che deve essere. L'inconfondibile rombo cupo dei motori (quel wub-wub-wub-wub sordo) mi catapulta all'istante nel 1999. Sebulba può persino tornare a fare lo stronzo: con un'abilità speciale attivo un lanciafiamme laterale e arrostisco gli avversari che si avvicinano troppo. Il fair play non è mai stato il suo forte.
Ancora più impressionante è il circuito stesso. Fuse Games lo ha ricreato con una tale fedeltà al film che decenni di conoscenze di «Star Wars» completamente inutili diventano improvvisamente utili. Già al primo giro riconosco alcuni passaggi e so davvero quale curva mi aspetta dopo. E i Podracer sembrano ancora più veloci degli altri veicoli. Con una delle visuali mi ritrovo praticamente tra i due propulsori e vedo il terreno sfrecciare pochi metri sotto di me. Adoro.
Manca solo una cosa: i Tusken che nel film sparano dalle scogliere contro i Pod in corsa. Peccato.
«Need for Speed» incontra «Star Wars»
Il Podracing rimane comunque un'eccezione. Il vero cuore di «Galactic Racer» è la campagna, ambientata dopo gli eventi dell'«Episodio VI». L'Impero è caduto e, nel vuoto di potere che ne è seguito, è fiorita una nuova scena di corse clandestine. Dato che i Podracer sono talmente pericolosi che solo pochi piloti sono in grado di controllarli, spiega una voce fuori campo, entrano in gioco Landspeeder, Speeder Bike e Skim Speeder.
Nei panni di Shade, protagonista a scelta maschile o femminile, ti fai strada in questo mondo di corse fino ad arrivare ai vertici. Una sorta di «Need for Speed Underground», insomma, ma in salsa «Star Wars»: gareggiare, ottenere ricompense, potenziare i veicoli e sfidare avversari sempre più forti.

Fonte: Fuse Games / Star Wars
C'è però una particolarità: la campagna funziona come un cosiddetto «roguelite». In altre parole, durante un Galactic Tour avanzi attraverso diversi pianeti e lungo il percorso scegli tra vari eventi di gara. Se fallisci troppe volte, il tour termina e devi ricominciare da capo. Fortunatamente, non proprio da zero: determinati potenziamenti e contenuti sbloccati rimangono disponibili in modo permanente.
Non posso ancora giudicare quanto questo loop funzioni sul lungo periodo. Nella demo della Gamescom non ho potuto provare la campagna. Se la prospettiva di veicoli migliori e nuovi pianeti riuscirà a motivarmi anche dopo diversi tour falliti, o se a un certo punto finirò per posare il controller frustrato, dovrà scoprirlo il mio collega Simon Balissat. La sua recensione completa arriverà a fine settembre.
Dov'è lo split screen?
Non ho ancora potuto provare nemmeno il multiplayer. Naturalmente è prevista la possibilità di sfidare online altri giocatori. Manca invece lo split screen locale e, per un gioco di corse di questo tipo, lo trovo davvero un gran peccato.
«Galactic Racer» sembra fatto apposta per piazzare tre amici sul divano e buttarsi a vicenda fuori pista a colpi di Speeder Bike. «Mario Kart» ci dimostra da decenni quanto possa essere divertente. Perché proprio un gioco di corse di «Star Wars» dovrebbe lasciarsi sfuggire un'occasione del genere?
Alla Gamescom, il CEO di Fuse Matt Webster ne ha spiegato il motivo: secondo lui, lo split screen avrebbe richiesto compromessi in termini di frame rate, qualità visiva e immersione. Dal punto di vista tecnico sarebbe quindi stato «a stretch too far», ovvero chiedere un po' troppo. Peccato, davvero.

Fonte: Fuse Games / Star Wars
A parte questo, esco dalla demo sorprendentemente entusiasta. Resta da vedere se la campagna roguelite riuscirà a motivarmi sul lungo periodo, quanto varieranno i circuiti e quanto bene funzionerà il multiplayer. Ma per me Fuse Games ha già centrato la cosa più importante: i veicoli si guidano alla grande, la sensazione di velocità è fantastica e la presentazione trasuda «Star Wars» da ogni poro.
E quando il Podracer di Sebulba emette quel suo rombo inconfondibile, parte la musica di John Williams e all'improvviso so già quale curva mi aspetta dietro la parete rocciosa successiva, riesco già a sentirlo, il bambino di dieci anni che è in me, fremere dall'entusiasmo:
«Now this is podracing!»

«Star Wars: Galactic Racer» uscirà il 6 ottobre 2026 per PS5, Xbox Series X/S e PC.
Scrivo di tecnologia come se fosse cinema – e di cinema come se fosse la vita reale. Tra bit e blockbuster, cerco le storie che sanno emozionare, non solo far cliccare. E sì – a volte ascolto le colonne sonore più forte di quanto dovrei.
Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.
Visualizza tutti













