Luca Fontana
Retroscena

Netflix ha un problema con le seconde stagioni

Luca Fontana
10.7.2026
Traduzione: Rebecca Vassella

Netflix sta facendo una scoperta preoccupante: proprio le sue serie di maggior successo perdono un numero enorme di spettatori dopo la prima stagione. Il motivo non è chiaro nemmeno al gigante dello streaming.

Presso Netflix sta circolando una domanda alla quale nemmeno il gigante dello streaming ha ancora trovato risposta. Molte delle serie di maggior successo degli ultimi anni stanno perdendo, di stagione in stagione, una quantità sorprendente di spettatori – tanto che secondo Bloomberg fa persino riflettere il team di analisti interni del servizio di streaming. Si sa che il problema esiste, ma il motivo per cui ciò stia accadendo proprio ora e in questa misura non è ancora chiaro nemmeno a Netflix stessa.

È un fatto degno di nota per un'azienda che di solito non rivela quasi mai le proprie carte. Netflix, come da tradizione, non rivela i numeri di spettatori e di solito ci lascia all'oscuro sul reale successo o insuccesso di una serie. Il fatto che ora si parli proprio di una verifica interna, i cui risultati non sono ancora noti, dimostra che non si tratta di una singola stagione deludente, bensì di una tendenza che preoccupa l'azienda stessa.

La portata del problema

I dati che Bloomberg sostiene di aver ottenuto direttamente da Netflix danno una prima idea della portata del fenomeno. «One Piece», uno dei più grandi successi del 2023, ha perso oltre il 30% del suo pubblico nella seconda stagione. Nel caso di «Beef», la percentuale supera il 70%. Tra la prima e la seconda stagione, «The Night Agent» ha perso metà del suo pubblico, e nella terza stagione un ulteriore 35%.

Persino la nuova stagione di «Avatar: The Last Airbender», una delle produzioni Netflix più seguite del 2024, ha registrato un calo di oltre il 60% nella prima settimana rispetto alla stagione precedente.

Tutti i dati si riferiscono alle prime quattro settimane successive all'uscita. Questo schema si ripete in tutti i generi e i formati: sia i drammi che le commedie ne sono ugualmente interessati. Le conseguenze concrete si vedono già: «The Night Agent» viene cancellato dopo la prossima stagione. Altre serie, invece, come «Running Point» e «The Four Seasons», sono state rinnovate nonostante abbiano registrato un calo di spettatori superiore al 50%.

Cosa significa questo per l'azienda

Per Netflix, il basso tasso di fidelizzazione arriva in un momento sfavorevole. Negli ultimi 12 mesi gli indici azionari hanno subito un calo di circa il 40%; alla fine di giugno ha addirittura toccato il livello più basso degli ultimi due anni. Secondo Bloomberg, nel medesimo periodo il numero totale di ore di streaming (Hours Viewed) di tutti gli utenti è cresciuto solo di poco meno del 2%: un risultato modesto per un'azienda che ha a lungo basato il proprio successo proprio su questo valore.

A ciò si aggiunge un'evidente carenza di contenuti: secondo Bloomberg, tra febbraio e maggio 2026 Netflix non ha praticamente avuto nessun grande successo. Un dato significativo: in questi quattro mesi, la settimana con il maggior numero di ore di streaming non è stata quella di «Beef» o «One Piece», le due serie che in realtà erano state pensate come cavalli di battaglia, bensì quella dello speciale di stand-up «The Roast of Kevin Hart». Un gala comico senza precedenti ha così battuto le costose e prestigiose produzioni originali su cui Netflix aveva puntato.

Allo stesso tempo, pesa il tentativo di acquisizione della Warner Bros. fallito in primavera. La scoperta ha ulteriormente scosso la fiducia degli investitori che hanno interpretato la mossa come un'ammissione che Netflix avesse internamente troppo poche idee proprie per la crescita – un sospetto che nemmeno il ritiro dalle trattative è riuscito a dissipare del tutto.

Ogni problema, preso singolarmente, sarebbe ancora gestibile. Ma tutti e tre insieme? Si rafforzano a vicenda. Dopotutto, Netflix giustifica da sempre le ingenti spese per le produzioni originali sostenendo che queste fidelizzano gli utenti nel lungo periodo e fungono da motore di crescita. Ma se anche le grandi e costose serie di punta perdono metà del pubblico dopo una sola stagione, proprio questo calcolo viene meno – e con esso l'argomento con cui Netflix ha finora mantenuto l'interesse dei propri investitori.

Perché non è una coincidenza

L'osservazione davvero interessante, però, non è il fatto che Netflix stia perdendo pubblico, bensì il motivo per cui il sistema stesso è strutturato in questo modo. Ryan Broderick, che gestisce la newsletter «Garbage Day», fa riferimento a un meccanismo noto da tempo, ma raramente definito in modo così chiaro: Netflix dovrebbe pagare in anticipo i costi di produzione delle serie proprie e di terze parti, mantenendo in cambio i diritti di distribuzione internazionali. Solo quando una serie arriva alla terza stagione, i produttori ottengono un compenso notevolmente più elevato.

Chi punta su nuovi abbonamenti come modello di business, anziché su un pubblico fedele e ricorrente, ha pochi incentivi a investire nella costruzione a lungo termine di una fanbase. Ciò che conta, invece, è il fattore novità: il grande annuncio. La prima impressione virale. Oppure l'hype suscitato al lancio. Quello che poi accade alla serie è secondario per l'attività principale.

Questo spiega anche un fenomeno di cui il pubblico di Netflix si lamenta da anni: le serie vengono spesso cancellate già dopo due stagioni, prima ancora che il pubblico abbia avuto modo di affezionarsi davvero. Chi ne è consapevole, forse ci penserà due volte prima di investire emotivamente in una nuova serie: un circolo vizioso che rischia di accentuare ulteriormente l'abbandono già dopo la prima stagione.

A questo si aggiunge un altro problema di origine interna: quando tra due stagioni passa troppo tempo, l'hype si esaurisce. «Beef» è uscito nel 2023, mentre la seconda stagione è arrivata tre anni dopo. Ancora più incredibile è il caso di «Blue Eyed Samurai», una delle serie anime più acclamate del 2023. La seconda stagione arriverà solo nel 2027, ben quattro (!) anni dopo. A quel punto i fan avranno già da tempo dimenticato l'entusiasmo iniziale.

A proposito, non si tratta di un problema esclusivo di Netflix: anche altri servizi di streaming spesso impiegano anni tra una stagione e l'altra, in parte a causa dei piani di produzione, in parte a causa di fattori esterni come gli scioperi.

Ciononostante, il contrasto con la televisione classica è evidente: serie come «Lost» o «24» hanno garantito con regolarità, anno dopo anno, una nuova stagione per anni. Chi aveva cominciato a guardarle, ha continuato a farlo, perché i tempi di attesa rimanevano contenuti. È proprio questa fiducia – che non passerà molto tempo prima di un seguito – a mancare nel ritmo dello streaming odierno, e questo non può che aggravare ulteriormente il calo di coinvolgimento tra una stagione e l'altra.

Cosa significa questo per noi spettatori

Netflix è già riuscita più volte a superare i periodi di carenza di contenuti grazie a successi a sorpresa – l'ultimo esempio è l'adattamento cinematografico dei romanzi di Harlan Coben, il cui ultimo capitolo, «I Will Find You», è attualmente tra i titoli più visti della piattaforma. È significativo che si tratti di una miniserie autonoma, senza l'obbligo di un seguito.

Forse è proprio questo il futuro verso cui si sta dirigendo Netflix: meno universi a lungo termine, più pillole antologiche che devono funzionare esattamente una sola volta – e poi mai più. Per un'azienda che in realtà vuole fidelizzare il proprio pubblico, sarebbe un'ammissione notevole del fatto che la strategia adottata finora non funziona più.

Immagine di copertina: Luca Fontana

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Scrivo di tecnologia come se fosse cinema – e di cinema come se fosse la vita reale. Tra bit e blockbuster, cerco le storie che sanno emozionare, non solo far cliccare. E sì – a volte ascolto le colonne sonore più forte di quanto dovrei.


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