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Opinione

Game over per il disco: l'imposizione del digitale da parte di Sony ci riguarda tutti

Rainer Etzweiler
3.7.2026
Traduzione: Nerea Buttacavoli

A partire da gennaio 2028, i nuovi giochi per PlayStation saranno disponibili solo in formato digitale. Quello che sembra una semplice nota a margine per i nostalgici, rende il mondo dei videogiochi più costoso, meno sicuro e più monotono per tutti. Una contestualizzazione.

Il dado è tratto: a partire da gennaio 2028, Sony non produrrà più dischi per i nuovi giochi per PlayStation. Era prevedibile che questo giorno sarebbe arrivato, ma non che arrivasse così presto. Sia l'industria che la community davano per scontato che almeno la prossima generazione di console avrebbe continuato a seguire una doppia strategia.

Sony ha seppellito questa speranza il 1° luglio con un laconico comunicato stampa.

Sony giustifica questa decisione con la crescita degli acquisti digitali: solo il 15 percento dei gamer acquista ancora i giochi per PlayStation in formato fisico. È comprensibile che Sony, in quanto società quotata in borsa, agisca nel modo più efficiente possibile dal punto di vista economico. Ma la determinazione con cui il gruppo persegue questa linea è frustrante.

Dopo la decisione di Rockstar di lanciare «GTA 6» senza disco nei negozi, questo è ormai il secondo segnale chiaro di un futuro dei videogiochi senza supporti fisici.

Di seguito parlo del perché questa è una brutta notizia e quali sono le conseguenze che ne derivano.

Scompare una tradizione

La mia famiglia non ha mai avuto molti soldi. Non eravamo poveri e non ho avuto un'infanzia infelice, ma dal punto di vista economico i miei genitori hanno dovuto fare qualche compromesso. Anche per quanto riguarda i miei hobby. Avevo sì una console, ma fino all'adolescenza possedevo pochissimi giochi. Molti dei miei primi ricordi sono legati ai videogiochi che prendevo in prestito e alle sfide che ciò comportava.

Quel pirla di Marco voleva riavere «Secret of Mana» prima che riuscissi a sconfiggere il drago. Questo però non ha minimamente intaccato il mio amore per gli action-RPG ed io ero felice anche solo di poter giocare.

119 franchi per «Secret of Mana». Per me erano troppi all'epoca.
119 franchi per «Secret of Mana». Per me erano troppi all'epoca.
Fonte: Rainer Etzweiler

Con la fine dei giochi fisici per PlayStation, Sony priva questo mezzo di una delle sue più antiche componenti sociali: il prestito e lo scambio di giochi. Allo stesso tempo, chi guadagna poco perde la possibilità di accedere ai giochi.

Ma cosa succede se un gioco non ti viene prestato da un amico, bensì dalla stessa Sony? Sembra strano, ma in realtà è proprio quello che succede non appena clicchi sul pulsante «Acquista» nel negozio online.

I beni digitali non sono di tua proprietà

Nessuno legge i termini di utilizzo del software, ed è per questo che continua a circolare la voce secondo cui i giochi acquistati dallo store online sarebbero di tua proprietà. Non è così.

Il contratto che accetti al momento dell'acquisto lo chiarisce in modo inequivocabile: ti viene concesso il diritto temporaneo di utilizzare un titolo – non la proprietà, ma solo l'accesso. Tutto qui. Il modello è lo stesso in tutto il settore: che si tratti di Steam, Xbox, Nintendo o PlayStation, praticamente tutte le grandi piattaforme utilizzano modelli di licenza con cui puoi giocare, ma legalmente non possiedi nulla nel senso classico del termine.

L'ironia vuole che, appena una settimana prima, la stessa Sony avesse fornito un argomento molto convincente sul perché ciò sia problematico. Nel Regno Unito, tutti i film acquistati da Studiocanal sono scomparsi dalle librerie multimediali degli utenti PS5 – per «motivi legati alle licenze». Il nostro collega Kim ha approfondito il caso.

Logan ha ragione ad essere arrabbiato.
Logan ha ragione ad essere arrabbiato.
Fonte: Insomniac Games

Cosa significa questo per giochi come «Spider-Man» e «Wolverine», in uscita in autunno, se un giorno la licenza Marvel di Sony dovesse scadere? Anche questi giochi scompariranno dalla mia libreria? Il settore dei videogiochi ha già di per sé un problema di archiviazione: l'87 percento dei giochi usciti prima del 2010 non è più disponibile legalmente.

In assenza di supporti fisici, questa situazione si aggrava ulteriormente.

Il gaming diventa più costoso

Nessuno può esprimersi sui prezzi di Sony, se i giochi sono disponibili in esclusiva sul suo marketplace. Non serve una sfera di cristallo per capire perché si tratti di una brutta notizia: «Spider-Man 2» costa attualmente 79,90 franchi sul PSN. Su Digitec il gioco è disponibile a 47,90 franchi e su Ricardo ne ho trovato una copia a meno di 30 franchi. Sembra che ci abbia messo le mani una martora rabbiosa, ma è proprio questo che avvalora la mia tesi: se al momento il mio budget non mi permette di fare di meglio, posso sempre comprare la versione «smangiucchiata» di «Spider-Man 2»...

Questa opzione non esisterà più dal 2028. Se Sony ritiene che un gioco di quattro anni fa valga ancora 70 franchi, o paghi 70 franchi oppure non ci giochi. E vai a farti fo**ere.

A medio termine, inoltre, il dynamic pricing potrebbe diventare un problema. Il termine sembra tecnico, ma in realtà indica qualcosa di semplice. Il prezzo non è più fisso, ma dipende dalla domanda, dall'ora del giorno o, cosa particolarmente fastidiosa, dalle tue stesse abitudini di acquisto. Sony ha già avviato i primi test sul PlayStation Store.

Non si tratta solo dei giochi Sony

Tutti i dischi per PlayStation, compresi quelli di editori terzi e indie, vengono prodotti e certificati da Sony. Se il gruppo chiude i rubinetti, ne risentono tutti i nuovi titoli dell'ecosistema – dai blockbuster first-party ai successi indie in edizione limitata. E il comunicato di Sony non lascia spazio a interpretazioni: si applica a tutti i nuovi giochi. A partire da gennaio 2028, i dischi per PlayStation apparterranno al passato.

Il danno collaterale si estende quindi anche ai publisher indipendenti e di nicchia come Limited Run Games o Super Rare Games, il cui modello di business si basa interamente sulle uscite fisiche. Alcuni di loro, in questi giorni, si staranno probabilmente chiedendo se questo modello abbia ancora un futuro.

Questa decisione porterà senza dubbio a una riduzione del numero di giochi, dato che i ricavi derivanti dalle versioni fisiche costituiscono una parte importante del budget di molti sviluppatori indipendenti.

Billy Basso, sviluppatore di «Animal Well», ha un'opinione ben precisa sulla decisione di Sony.
Billy Basso, sviluppatore di «Animal Well», ha un'opinione ben precisa sulla decisione di Sony.
Fonte: x.com/Billy_Basso

Scompaiono i negozi di videogiochi

Lo ammetto, su questo punto sono un po' ipocrita. Io stesso non muovo quasi più il mio culone per andare nei negozi e mi faccio quasi sempre spedire la merce a casa. La mia ipocrisia, però, non cambia il fatto che mi dispiaccia molto che questa mossa rappresenti un altro colpo mortale per i negozi di videogiochi.

I negozi di videogiochi hanno ancora un futuro?
I negozi di videogiochi hanno ancora un futuro?
Fonte: Softridge

I negozi sono molto più che semplici canali di vendita. Sono punti di incontro per la community, luoghi dove vivere esperienze uniche (parola chiave: saldi di mezzanotte) e trend setter. Se scompaiono, scompare anche una parte della cultura del gaming.

I console gamer sono semplicemente dei bambini?

Il gaming su PC è al 99,9% esclusivamente digitale. Un atteggiamento di difesa da parte dei sostenitori del digitale è quindi spesso indice di quanto tale pratica sia ormai consolidata e accettata in quel contesto. Fair point.

Ma: già all'epoca, i codici CD e le attivazioni monouso facevano parte dei giochi per PC tanto quanto i comandi WASD. Il cambiamento, inoltre, è avvenuto in modo graduale. Chi gioca su PC era come la rana nella pentola che non si accorgeva che l'acqua cominciava lentamente a bollire, mentre chi gioca su console viene improvvisamente immerso a testa in giù nel calderone ribollente. Nel mondo dei PC nessuno ha mai fissato una data limite a partire dalla quale i supporti fisici sarebbero stati eliminati, motivo per cui la situazione di partenza non è la stessa.

I PC gamer hanno inoltre l'imbarazzo della scelta: con Steam, Epic e GoG ci sono ben due forti concorrenti. Steam è il leader indiscusso, ma la concorrenza di Epic fa bene al mercato e il fatto che GoG si impegni a favore di opzioni senza DRM rappresenta un barlume di speranza in un futuro altrimenti cupo, dominato esclusivamente dal digitale.

Gli animi si accesero anche quando nel 2004 «Half-Life 2» iniziò improvvisamente a richiedere un account Steam.
Gli animi si accesero anche quando nel 2004 «Half-Life 2» iniziò improvvisamente a richiedere un account Steam.
Fonte: Valve

Inoltre, i console gamer hanno prestato attenzione alla questione e sono giustamente scettici riguardo al futuro digitale delle console. Gli ultimi dieci anni sono stati un vero disastro: i giochi scompaiono per sempre dagli store online, diventano improvvisamente ingiocabili oppure vengono offerti solo in costosi bundle per massimizzare i profitti.

L'industria ha dimostrato più e più volte che ci si può fidare di lei più o meno quanto di un pop-up pubblicitario con la scritta «Single vogliosa nelle tue vicinanze».

Non ci saranno più giochi in formato fisico?

I primi indizi suggeriscono che anche Microsoft rinuncerà in futuro ai dischi. Il successore dello Switch 2 è troppo lontano nel futuro per poter fare previsioni attendibili, anche se in questo caso è lecito un po' di ottimismo, poiché la ripartizione delle vendite non sembra (ancora) così negativa. Le versioni fisiche rappresentano ancora ben il 40% delle vendite.

Anche uno sguardo ad altri media infonde speranza: i libri non sono stati ancora soppiantati dagli e-book, circa tre anni fa ho scritto su un'altra piattaforma del ritorno del vinile e, infine, anche le vendite di cassette hanno registrato una ripresa.

Il bisogno di oggetti fisici rimane.
Il bisogno di oggetti fisici rimane.
Fonte: Unsplash/Mick Haupt

Si potrebbe liquidare la cosa come un mercato di nicchia per pochi romantici. Ma dimostra anche che il bisogno di possesso materiale non può essere soppresso. E dove c'è un'esigenza, prima o poi nasce un mercato.

Grand Theft Game

Questo non vuole essere un appello a rimanere ancorati al passato. Prima o poi i cocchieri hanno dovuto accettare di essere sostituiti dall'automobile. Chi non sta al passo con i tempi, finisce per scomparire.

Considerando il modo dilettantesco e poco orientato al cliente con cui il settore dei videogiochi ha gestito finora la questione della proprietà digitale, un po' di scetticismo farebbe bene a tutti noi. Questo vale non solo per i fan dei supporti fisici come me, ma per tutti i gamer.

Infatti, se i diritti dei consumatori vengono costantemente svuotati di significato, a un certo punto non ne rimarrà altro che un involucro vuoto.

Un po' come la versione retail di «GTA 6».

Immagine di copertina: Shutterstock

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Nei primi anni ’90, mio fratello maggiore mi lasciò in eredità il suo NES con «The Legend of Zelda», dando inizio a un’ossessione che continua ancora oggi.


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