Shutterstock
Retroscena

Aiuto, mio figlio vuole giocare ai videogiochi!

Ann-Kathrin Schäfer
14.7.2026
Traduzione: Patrizia Napoli

Mio figlio vuole giocare ai videogiochi. E in me scattano i campanelli d'allarme. L'esperto Florian Lippuner consiglia però di non vietare il gaming ai bambini, bensì di accompagnarli in questa esperienza. Riuscirà a liberarmi dalle mie paure?

Con i primi soldi della mia paghetta (tanto, tanto tempo fa) mi ero comprata un Game Boy usato. Quel mattone grigio con i pulsanti viola. Ne andavo fierissima. Ma quando mio figlio ha improvvisamente espresso il desiderio di giocare ai videogiochi, la mia prima reazione è stata: «Oh no, ti prego».

Purtroppo il mio non ce l'ho più. Chi avrebbe mai immaginato che il Game Boy sarebbe stato ancora attuale anche dopo 30 anni?
Purtroppo il mio non ce l'ho più. Chi avrebbe mai immaginato che il Game Boy sarebbe stato ancora attuale anche dopo 30 anni?
Fonte: Shutterstock / SNQET

Quando sento la parola «videogiochi» penso ad adolescenti che sprecano il loro tempo davanti a uno schermo. La mia esperienza personale con il gaming si limita all'infanzia e all'adolescenza: Super Mario sul Super Nintendo, The Sims, FIFA e il simulatore di volo sul PC, e per ultima la Nintendo Wii con gli amici. Ho dato un'occhiata a questo mondo e ne ho percepito il fascino, ma oggi è una questione molto lontana da me. O meglio: lo era.

Alla domanda «Perché non posso giocare ai videogiochi?» non riesco a dare una risposta convincente. Così prometto a mio figlio che approfondirò l'argomento. Mi torna in mente il titolo di un libricino esposto durante una conferenza sull'uso dei media a scuola: «Niente paura dei videogiochi».

L'autore, Florian Lippuner, si occupa di videogiochi a livello scientifico, tiene conferenze e conduce workshop. È praticamente impossibile non imbattersi in questo dottore in scienze dei media se ci si confronta con il tema. Anche il mio collega Patrick Vogt lo aveva già tempestato di domande quando la questione era diventata attuale per sua figlia. Ora è arrivato il mio turno.

Mio figlio frequenta la prima elementare e un giorno è tornato a casa dicendo: «I miei amici possono giocare ai videogiochi. Anch'io voglio farlo». Come genitori dobbiamo adeguarci per evitare che il bambino si senta escluso?
Florian Lippuner: No, non siete obbligati a fare nulla. Ed è proprio questo il bello dell'essere genitori: puoi stabilire le tue proprie regole. Quando ero piccolo, alcuni compagni di classe potevano guardare «Tatort». I miei non me lo permettevano, quindi il lunedì non riuscivo a partecipare alle conversazioni durante la ricreazione. Ma sono sopravvissuto. La vera domanda è se il rischio che tuo figlio si senta escluso giustifichi il divieto. E soprattutto se il tuo ragionamento si basa su motivazioni fondate o piuttosto su timori vaghi e scarsa conoscenza del tema.

La mia prima reazione è stata senz'altro: «Oh no, speravo di poter evitare questo argomento il più a lungo possibile». Secondo la tua esperienza, perché tanti genitori cercano di stare alla larga dal tema dei videogiochi?
Uno dei motivi principali è la paura. Quando i media parlano di videogiochi, il più delle volte si tratta di dipendenza, violenza o uso eccessivo. Molto più raramente si dice che la maggior parte dei bambini sviluppa spontaneamente un rapporto equilibrato con questo hobby e che, per molti, con il tempo perde importanza. Alcuni genitori magari conoscono famiglie in cui gli schermi sembrano sostituire l'educazione. Ma in quei casi il problema non sono i videogiochi in sé, bensì il fatto che gli adulti non assolvono al loro ruolo educativo. Un altro motivo è che molti genitori semplicemente non conoscono questo mondo. Per loro il gaming è qualcosa di estraneo e appare come una pura perdita di tempo.

I gamer ne sanno di più? Beh, staremo a vedere.
I gamer ne sanno di più? Beh, staremo a vedere.
Fonte: Claudia Erblehner

Mi riconosco in questa descrizione: temo gli effetti negativi sul benessere di mio figlio. E temo che il mondo digitale lo allontani dalle sensazioni corporee e che alla fine si senta vuoto. Ai bambini non fa forse meglio giocare liberamente usando la fantasia e stando all'aperto? La vita reale è fuori dallo schermo.
Capisco queste preoccupazioni, ma non credo che giocare ai videogiochi porti automaticamente a una perdita di contatto con la realtà. Ciò che conta è l'equilibrio nella vita quotidiana. Se giochi per mezz'ora, ti restano comunque altre 23 ore e mezza per andare nel bosco o incontrare gli amici. Ritengo fondamentale che i genitori accompagnino i propri figli in questa esperienza.

Che tipo di accompagnamento consigli?
Anziché rispondere categoricamente sì o no, osserverei il bambino: come sta mentre gioca? E come si sente dopo? Noi genitori abbiamo un legame speciale con i nostri figli e li conosciamo meglio di chiunque altro. E ai bambini fa piacere quando mamma e papà mostrano interesse per ciò che stanno facendo. Potresti perfino rispolverare il tuo vecchio Game Boy e giocare a Tetris insieme a lui.

Come padre, in che modo hai affrontato il tema dei videogiochi?
Quando all'età di tre anni il mio primo figlio era ormai in grado di usare un controller, ho comprato una Nintendo Switch usata. Ero entusiasta all'idea, perché io stesso amo i videogiochi. Ma avevo la tua stessa preoccupazione: e se non gli facesse bene? Mi sono risposto che in tal caso smetteremo. Nel peggiore dei casi giocherò quando mio figlio dorme.

E come è andata?
In modo del tutto naturale. Giocavamo mezz'ora e poi uscivamo di nuovo a giocare all'aperto.

Come si gioca a casa vostra?
Nei primi anni mio figlio adorava Kirby, una gomma da masticare rosa capace di risucchiare qualsiasi cosa. In famiglia ci piace giocare a Mario Kart sulla Switch con quattro controller. Probabilmente i miei figli hanno iniziato a giocare prima degli altri, ma trascorrono anche più tempo della media nella natura, interagiscono con gli animali e fanno escursioni. Una cosa non esclude l'altra.

Ecco più o meno come deve essere una partita in famiglia a Mario Kart in casa Lippuner.
Ecco più o meno come deve essere una partita in famiglia a Mario Kart in casa Lippuner.
Fonte: Shutterstock

I tuoi figli oggi hanno otto e tre anni. Avete delle regole per quanto riguarda i videogiochi?
No, continuiamo a gestire la situazione in modo del tutto intuitivo. Sconsiglio di introdurre regole in via preventiva, perché rendono la vita quotidiana troppo rigida. Alcuni genitori stabiliscono limiti di tempo o stipulano contratti sull'uso dei media con gli adolescenti. Io lo farei solo se si presentasse una reale necessità. E nel nostro caso finora non ce n'è stato bisogno. A dire il vero, credo che giochiamo ancora troppo poco. Anche se una regola in realtà ce l'abbiamo.

Quale?
Quando abbiamo ospiti, non si gioca. Quando i bambini del vicinato hanno scoperto che avevamo una Switch, venivano spesso a trovarci e protestavano energicamente quando era il momento di restituire il controller. Non avevano imparato a gestire le situazioni con i videogiochi perché a casa loro erano vietati. È proprio questo uno dei rischi dei divieti: il desiderio può accumularsi e tradursi in un comportamento eccessivo. Il problema si acuisce quando i giovani adulti si ritrovano a vivere da soli senza aver mai imparato che cosa fa loro bene e in quale misura.

Eppure è un classico: molti bambini fanno fatica a smettere.
Sì, molti videogiochi sono progettati in modo da rendere difficile interrompere la partita, e lo so per esperienza personale. A questo si aggiunge il fatto che i bambini vivono nel presente: non possiamo aspettarci che un bambino di sette anni sia in grado di autoregolare il proprio tempo davanti allo schermo. Il suo cervello non è ancora pronto. Durante le mie conferenze, spesso i genitori mi chiedono come trovare un buon momento per interrompere una sessione di gioco.

Una domanda tipica dei genitori è: «Come faccio a far uscire mio figlio da una sessione di gioco senza conflitti?»
Una domanda tipica dei genitori è: «Come faccio a far uscire mio figlio da una sessione di gioco senza conflitti?»
Fonte: Patrick Besch

Cosa rispondi?
Consiglio di non togliergli di mano il controller all'improvviso, ma di mettere accanto allo schermo un timer da cucina o una clessidra. Si può dire al bambino che, per esempio, ha dieci minuti di tempo per uscire autonomamente dal gioco. Magari terminando il livello, raggiungendo un checkpoint o salvando la partita. In questo modo il bambino riesce a visualizzare il tempo che passa e a prepararsi mentalmente al fatto che la sessione sta per terminare.

Cosa consigli ai genitori che temono che il loro figlio possa sviluppare una dipendenza?
Per me è importante spronare i genitori a uscire dalla loro passività. I bambini che hanno un buon rapporto con i loro genitori e crescono sentendosi emotivamente protetti, corrono meno rischi di sviluppare una dipendenza dai videogiochi. Certo, il gaming comporta dei rischi, ma d'altronde ce ne sono anche nella vita reale. Così come insegniamo ai nostri figli a non salire in macchina con gli sconosciuti, o inizialmente li accompagniamo nell'attraversare la strada, dovremmo fare lo stesso con i videogiochi. Non devi per forza giocare anche tu o farteli piacere. Ma non appena tuo figlio inizia a interessarsi al gaming, non potrai fare a meno di capire di cosa si tratta e a che cosa stia giocando esattamente. Oggi esistono sistemi di ricompensa, chat e contatti online, e temi come la protezione dei dati e il cybergrooming richiedono particolare attenzione. Per questo è molto importante insegnare ai bambini un approccio corretto e proteggerli.

Quali sono i segnali che indicano che il gaming non sta facendo bene a un bambino?
Se un bambino è costantemente frustrato, si arrabbia facilmente o non ha più interesse per nessun'altra attività, questi sono campanelli d'allarme. Forse ha bisogno di una pausa. Dico sempre che non esiste un diritto acquisito al gaming. A volte però basta anche un piccolo cambiamento: magari il videogioco non è quello giusto? I giochi competitivi come FIFA o Mario Kart possono generare più frustrazione rispetto ai cosiddetti «cozy game», incentrati piuttosto sul relax e sulla positività, anziché sulla competizione frenetica e sulla pressione del tempo.

Hai qualche consiglio concreto su un cozy game per bambini sensibili?
Mi piace molto «Alba: A Wildlife Adventure». La protagonista è una bambina che esplora un'isola, osserva gli animali e svolge piccoli compiti. È un gioco rilassato, bello e ben realizzato. Anche i giochi LEGO mi sembrano molto riusciti. Si gioca insieme, ci si aiuta a vicenda e si vivono avventure senza che al centro dell'esperienza ci sia la violenza.

Nel tuo libro «Keine Angst vor Videogames» («Niente paura dei videogiochi») sostieni che gli effetti positivi dei videogiochi siano sottovalutati. Raccontami di più.
Quando giocano, i bambini vogliono semplicemente divertirsi. Sono così motivati che, senza accorgersene, allenano molte altre competenze: coordinazione occhi-mani, capacità di reazione e tolleranza alla frustrazione. In Minecraft, ad esempio, è possibile attivare la modalità creativa pacifica con cui i bambini possono costruire mondi. E nei giochi di calcio possono creare squadre con altri giocatori e sviluppare le loro competenze sociali. Inoltre, molti videogiochi sono in inglese, e spesso i genitori restano sorpresi dalla velocità con cui i figli apprendono la lingua.

In conclusione, qual è il tuo argomento principale per convincere genitori scettici come me a lasciare che i figli giochino ai videogiochi?
Ribalterei la domanda: quali sarebbero le obiezioni? Lascia che tuo figlio provi. Dopotutto, anche un divieto è un messaggio che gli trasmetti. Non devi scegliere tra il divieto assoluto e il gaming senza limiti, puoi anche trovare una via di mezzo. Noi genitori non siamo impotenti, e non lo sono nemmeno i nostri figli.

Mio figlio è fortunato: la chiacchierata con Florian Lippuner mi ha aiutata a vedere il gaming con maggiore serenità. Quello che mi convince è l'idea di poter accompagnare mio figlio nel gioco e capire insieme a lui che cosa gli fa bene e in quale misura. Inoltre, fare una prima esperienza non significa certo trasformare i videogiochi nell'unico interesse della sua vita.

Perché permetti a tuo figlio (oppure no) di giocare ai videogiochi, e quali sono le vostre regole in casa?

Immagine di copertina: Shutterstock

A 61 persone piace questo articolo


User Avatar
User Avatar

In realtà sono una giornalista, ma negli ultimi anni ho lavorato sempre di più come costruttrice di castelli di sabbia, addestratrice del cane di famiglia ed esperta di scavatrici. Il mio cuore si scioglie quando i miei figli ridono a crepapelle e si addormentano beatamente l'uno accanto all'altro la sera. Grazie a loro, trovo ogni giorno l'ispirazione per scrivere – e ora conosco anche la differenza tra una pala meccanica, un'asfaltatrice e un bulldozer. 


Videogiochi
Segui gli argomenti e ricevi gli aggiornamenti settimanali relativi ai tuoi interessi.

Famiglia
Segui gli argomenti e ricevi gli aggiornamenti settimanali relativi ai tuoi interessi.

Retroscena

Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

94 commenti

Avatar
later