Martin Jungfer
Retroscena

La corsa all'IA: i vertici delle aziende statunitensi vogliono rallentare il ritmo

Martin Jungfer
16.9.2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

Si tratta di un vero e proprio timore che l'IA possa prendere il sopravvento? Oppure è una buona strategia di marketing? OpenAI, xAI e Anthropic mettono in guardia dai cosiddetti agenti IA e dal rischio che le persone perdano il controllo sulla tecnologia.

A giudicare dai titoli dei giornali, sembra che le applicazioni di intelligenza artificiale diventino ogni settimana più veloci e più efficaci. Ieri è arrivato un aggiornamento di Claude, oggi quello di ChatGPT e domani toccherà a Grok. Nel frattempo, scopriamo che agenti IA autonomi sono sfuggiti al controllo e si sono accordati per sferrare attacchi informatici.

Sembra che anche i dirigenti delle grandi aziende specializzate nell'intelligenza artificiale stiano iniziando a provare un certo disagio. In ogni caso, proprio in un raro momento di buona intesa, sostengono la necessità di rallentare i ritmi di sviluppo. Inizialmente, Dario Amodei, CEO di Anthropic, aveva messo in guardia dal rischio che gli agenti IA prendessero il controllo di Internet. In un articolo pubblicato sul proprio sito web parla di rischi che vanno dagli attacchi informatici al bioterrorismo. Aggiunge inoltre:

«Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di IA.»

Secondo Amodei, è importante prendersi il tempo necessario per poter valutare meglio i nuovi modelli. Il CEO di Anthropic auspica inoltre un maggiore coordinamento tra le aziende di IA e gli Stati. L'obiettivo dovrebbe essere definire standard di sicurezza globali e limiti al ritmo di sviluppo. Per questo, serve il sostegno delle istituzioni.

Questa dichiarazione suona quasi come un grido d'aiuto dell'industria tecnologica: «caro Stato, regolamentaci, così possiamo fermare questa folle corsa!». Sam Altman ed Elon Musk hanno subito espresso sui social il loro sostegno alla proposta di Amodei per una moratoria. E proprio i tre che normalmente non sembrano disposti a concedersi nulla l'un l'altro, si sono ritrovati, per una volta, sulla stessa linea d'onda.

Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, auspica una pausa nella corsa all'IA.
Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, auspica una pausa nella corsa all'IA.
Fonte: Shutterstock

Tuttavia, un avvertimento che arriva direttamente dal settore è sempre anche una strategia di marketing. Chi dice «la nostra IA potrebbe minacciare il mondo» trasmette implicitamente anche un altro messaggio a clienti e investitori: «la nostra IA è estremamente potente». A volte appare quasi cinico che le aziende del settore evochino regolarmente simili scenari apocalittici, mentre allo stesso tempo investono miliardi e miliardi di dollari nell'ulteriore sviluppo delle loro tecnologie, senza che le loro aziende siano neppure lontanamente redditizie. Cosa sono, dunque, questi avvertimenti? Una preoccupazione reale o una strategia di marketing ben studiata? Forse entrambe le cose.

Poco prima dell'articolo di Amodei, Anthropic ha pubblicato un «rapporto sulle minacce». Il documento descrive in dettaglio come diversi soggetti abbiano utilizzato i modelli di intelligenza artificiale Claude per attività illegali.

A suscitare grande scalpore sono anche le dimissioni del ricercatore di Anthropic Jacob Coxon. Coxon ha messo in guardia da uno scenario apocalittico, in cui un'intelligenza artificiale in grado di automigliorarsi continuamente ucciderebbe gli esseri umani per impedire che venga disattivata. Nello scenario, una superintelligenza sviluppa un virus letale e lo scatena contro l'umanità.

«Gli sviluppatori di IA credono davvero che l'IA potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio.»

Chi abbandona il mondo dell'intelligenza artificiale, come Coxon, finisce regolarmente sui titoli dei giornali. Da un lato, perché quantifica in percentuale la probabilità che l'umanità venga spazzata via. Dall'altro, perché spesso l'uscita dal settore è accuratamente pianificata: si organizzano apparizioni in talk show e podcast e, a volte, è già stato firmato un redditizio contratto per un libro rivelazione.

Altri sviluppatori e rappresentanti del settore ritengono addirittura di sapere in quale anno accadrà. Ma in entrambi i casi, le previsioni presentano un margine di incertezza enorme. La probabilità che l'IA causi l'estinzione della nostra specie viene stimata tra lo 0,01% e il 99%. Se dovesse accadere, potrebbe essere già nel 2030 oppure solo nel 2050. In breve: nessuno lo sa.

Si potrebbe ipotizzare anche una terza motivazione, oltre alla preoccupazione reale e al marketing. Chi invoca per primo una regolamentazione è infatti anche tra i primi a sedersi al tavolo quando le regole vengono scritte. Per realtà consolidate come OpenAI, Anthropic o xAI, standard di sicurezza globali e limiti al ritmo di sviluppo potrebbero rappresentare un vantaggio competitivo: hanno le risorse finanziarie per adeguarsi alle nuove regole, a differenza dei piccoli concorrenti che stanno ancora cercando di inserirsi nel mercato. Una regolamentazione alla cui definizione contribuisce direttamente l'industria raramente danneggia i protagonisti già affermati.

Una pausa dettata dalla necessità di regolamentare il settore avrebbe anche un piacevole effetto collaterale: i colossi tecnologici potrebbero frenare le spese gigantesche che sostengono attualmente per sviluppare nuovi modelli di IA. Oggi i progressi da una versione all'altra sono molto più contenuti rispetto a uno o due anni fa, mentre i costi restano elevati e in parte continuano addirittura ad aumentare. I modelli diventano sempre più grandi, vengono addestrati con una quantità sempre maggiore di dati e consumano sempre più risorse. Le aziende di IA hanno investito decine di miliardi di dollari, senza che sia chiaro come riusciranno a recuperare questi investimenti.

Il governo USA non intende regolamentare

Nonostante i ricorrenti moniti sul rischio di scenari apocalittici e nonostante la recente iniziativa del settore dell'intelligenza artificiale, l'amministrazione Trump non intende al momento intervenire con misure normative. Secondo il presidente degli Stati Uniti le segnalazioni delle aziende sarebbero addirittura una «montatura». Trump sostiene che ci sia una «folle cospirazione» contro l'intelligenza artificiale e i centri di calcolo necessari al suo sviluppo. Lui stesso sarebbe la migliore autorità di controllo per le applicazioni dell'intelligenza artificiale e, inoltre, il miglior «cacciatore di truffe». Del resto, sostiene di aver già smascherato la «truffa» del riscaldamento climatico globale. L'ottantenne vuole quindi essere il baluardo contro una rivoluzione tecnologica che potrebbe sfuggire al controllo. L'uomo che si fa stampare documenti digitali da un'assistente con una stampante portatile.

Per Trump è evidentemente più importante che le aziende statunitensi vincano la corsa con la Cina per sviluppare i migliori modelli di intelligenza artificiale. Anche in Cina non si intravedono misure che possano frenare lo sviluppo dell'IA. Le due potenze temono quindi di rimanere indietro rispetto alla concorrenza e continuano a spingere sull'acceleratore.

Oppure, come scrive in un tweet il comico statunitense Ray Kump: «Dobbiamo costruire l'IA che ci ucciderà, perché se non lo facciamo, sarà la Cina a farlo per prima, e io non voglio essere ucciso da un computer che parla cinese. Sarebbe ridicolo».

Uff, che fortuna! Forse. ChatGPT, almeno, non ritiene probabile che l'intelligenza artificiale possa distruggere l'umanità.
Uff, che fortuna! Forse. ChatGPT, almeno, non ritiene probabile che l'intelligenza artificiale possa distruggere l'umanità.

Il mondo dovrebbe unire le forze

Non si tratta solo del fatto che un'IA in grado di migliorarsi continuamente possa un giorno ribellarsi all'umanità e sterminarla. Già oggi sono possibili applicazioni che dovrebbero essere regolamentate. Nessuno può volere che agenti hacker perlustrino internet alla ricerca di dati personali di milioni di persone. E siamo davvero d'accordo sul fatto che missili guidati o sciami di droni-bomba possano decollare senza controllo umano con l'obiettivo di uccidere delle persone?

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale dovrebbe essere guidato e controllato a livello globale. Solo che in questo caso la psicologia umana si mette di mezzo. Siamo programmati in modo tale da attribuire sistematicamente meno importanza alle conseguenze a lungo termine rispetto a quelle immediate. In altre parole: un guadagno o una perdita tra 20 o 50 anni sembra psicologicamente molto meno rilevante di un guadagno o una perdita domani, anche se oggettivamente è più grave. Gli scenari peggiori legati all'IA sembrano verificarsi, per così dire, in un futuro indefinito. Anche per questo, come Donald Trump, ci prendiamo gioco degli eserciti di robot che marciano per le nostre città. In questo modo prendiamo le distanze dalla necessità di agire. E possiamo continuare come finora.

Tuttavia, ci sono anche segnali di speranza, voci a favore della cooperazione e della ragionevolezza. Negli Stati Uniti, l'opinione pubblica guarda ormai con grande scetticismo ai centri di calcolo dedicati all'intelligenza artificiale. I sondaggi mostrano una larga maggioranza favorevole a una regolamentazione dell'IA. La stragrande maggioranza delle persone vede un pericolo per la democrazia, poiché l'intelligenza artificiale manipola le elezioni o distorce la formazione dell'opinione pubblica.

I politici, soprattutto quando sono in campagna elettorale, sfruttano questa paura dell'intelligenza artificiale. Forse la corsa agli armamenti finirà quando, attraverso il dialogo, si affermerà la consapevolezza che, alla fine, un mostro dell'IA fuori controllo non giova a nessuno.

Immagine di copertina: Martin Jungfer

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Giornalista dal 1997 con sedi in Franconia, sul lago di Costanza, a Obvaldo e Nidvaldo e a Zurigo. Padre di famiglia dal 2014. Esperto in organizzazione editoriale e motivazione. Focus tematico sulla sostenibilità, strumenti per l'ufficio domestico, cose belle in casa, giocattoli creativi e articoli sportivi. 


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