Luca Fontana
Retroscena

Come OpenClaw sta cambiano (e scuotendo) il mondo dell'IA

Luca Fontana
17.2.2026
Traduzione: Nerea Buttacavoli

Un agente IA che invia e-mail, effettua pagamenti o telefona per te – OpenClaw lo rende possibile. È efficiente, potente – e anche una questione molto delicata. Rispondo alle cinque domande cruciali.

Un avvertimento prima di continuare a leggere: OpenClaw non è un giocattolo. Non installarlo sul computer sconsideratamente.

OpenClaw è passato in poche settimane dall'essere un progetto di nicchia al nuovo hype della scena IA. Per una volta, non si tratta di un nuovo modello linguistico, ma di un agente. Fa un passo avanti rispetto a un chatbot: a un agente viene dato un obiettivo e decide autonomamente quali passi, interfacce e strumenti utilizzare per raggiungerlo.

Abbiamo affrontato l'argomento anche nel nostro podcast digitec e ci siamo subito resi conto che c'è molto potenziale dietro, ma anche molti pericoli. Perché non appena i sistemi non si limitano più a rispondere, ma inviano e-mail, coordinano appuntamenti o gestiscono programmi in modo autonomo, cambia una cosa fondamentale: il nostro ruolo nella vita digitale di tutti i giorni.

Di seguito parlo di come funziona esattamente e quali sono le domande e le risposte cruciali da conoscere.

1. Chi c'è dietro OpenClaw – e perché è importante?

Tra le ragioni di tanto interesse c'è anche l'origine di OpenClaw. In termini di portata, l'agente sembra un prodotto che ci si aspetta da una grande azienda tecnologica. In realtà proviene da un unico sviluppatore: l'austriaco Peter Steinberger.

Steinberger ha lavorato senza un back-up aziendale, senza un team di sicurezza dedicato e senza i processi di test in più fasi che i fornitori affermati completano prima di un rilascio. A questo si aggiunge che OpenClaw è open source e che quindi accelera sia lo sviluppo che la diffusione perché tutti possono contribuire, adattare ed espandere. Allo stesso tempo, però, questo significa anche che non esiste un'autorità centrale responsabile del controllo di qualità e di sicurezza.

Lo stesso austriaco ha ammesso che centinaia di righe di codice sono state create con l'aiuto dell'IA – codice che, a suo dire, non ha mai controllato manualmente. Questo non è un caso raro nella pratica dello sviluppo. Tuttavia, chi utilizza gli agenti IA per la prima volta e prova lo strumento un po' sconsideratamente deve esserne consapevole: questo è un sistema sperimentale, non un prodotto stabile di massa. Proprio per questo motivo non dovresti assolutamente installare OpenClaw sul tuo computer al suo stato attuale.

Steinberger, tra l'altro, sta passando a OpenAI, secondo quanto riportato da The Verge. Tuttavia, il progetto stesso rimarrà un'iniziativa open source e continuerà a essere sviluppato in modo indipendente.

2. Cosa distingue esattamente un agente IA da un chatbot?

In breve: un chatbot risponde, un agente agisce. La versione lunga: con un chatbot, dai un prompt e ricevi un testo o un codice. Il resto lo fai tu: copi, clicchi, invii, inserisci, aggiorni e via dicendo.

Un agente, invece, riceve un obiettivo e, a seconda della configurazione, può decidere da solo quali passi e strumenti sono necessari per raggiungere questo obiettivo. A differenza di un chatbot, non rimane bloccato nella finestra di conversazione, ma entra in un software che è stato precedentemente sbloccato per lui, dove può prendere il controllo.

È importante notare che un agente non ha un «cervello» proprio. Utilizza modelli di intelligenza artificiale esistenti in background, come ChatGPT, Gemini o altri modelli linguistici. Mentre un chatbot classico accede solitamente a un singolo modello, un agente può combinare diversi modelli. Alcuni parlano addirittura di una sorta di «cascata»: un modello analizza la richiesta, un altro pianifica le fasi, un altro ancora formula o controlla il risultato.

OpenClaw non è tanto l'intelligenza in sé, quanto il coordinatore tra questi modelli e i tuoi programmi. Prima che l'agente possa agire, devi quindi impostare e autorizzare gli accessi corrispondenti. Solo quando sa quali modelli può usare e a quali software può accedere, un sistema di risposta diventa un sistema che agisce.

La novità non è che l'IA è diventata più intelligente, ma che diversi modelli di IA interagiscono, sono collegati a programmi reali e agiscono in modo autonomo. Ed è proprio qui che nascono le grandi opportunità, ma anche i grandi rischi.

3. Come agisce nella vita di tutti i giorni?

Prendiamo un problema tipico della vita quotidiana in ufficio, descritto da un giornalista di Handelsblatt: la casella di posta elettronica trabocca di e-mail. Nel mondo dei chatbot, si copiano i singoli messaggi in uno strumento di intelligenza artificiale e gli si chiede di formulare una risposta educata o di creare un riassunto. E ogni volta decidi tu cosa è rilevante, cosa viene cancellato e a cosa rispondi.

Nel mondo degli agenti le cose sono diverse. L'agente ha accesso alla tua casella di posta elettronica, riconosce gli schemi, ordina i mittenti in base alla rilevanza, risponde automaticamente alle richieste standard o blocca le e-mail pubblicitarie ricorrenti. Non solo reagisce a singoli comandi, ma gestisce anche l'intero processo. La differenza è che non deleghi più singoli compiti, ma il controllo.

4. Dov'è il rischio?

Un agente potrebbe anche negoziare le tue azioni, ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi o effettuare pagamenti. È proprio questo che lo rende una questione delicata. O meglio: la sua imprevedibilità, e il fatto che quasi nessuno sappia ancora come configurare in modo sicuro una cosa del genere, lo rendono una questione delicata.

Per poter svolgere tali attività in modo indipendente, un sistema ha bisogno di accedere a dati sensibili, come i documenti fiscali, i login per la casella di posta elettronica, il calendario, i servizi di e-banking, il cloud o persino i diritti di amministratore del sistema, se lo utilizzi in locale.

In casi estremi, ciò significa che il tuo agente non vede solo il singolo compito che gli assegni, ma ha accesso alle tue strutture, alle tue relazioni e alle tue routine. Sa con chi comunichi o ti incontri, quando arrivano le bollette, dove fai la spesa, quali pagamenti sono in sospeso e quali appuntamenti sono ricorrenti.

Dalle caselle di posta elettronica all'e-banking: un agente IA ha bisogno di accedere a dati sensibili e quindi vede molto di più del compito che gli assegni.
Dalle caselle di posta elettronica all'e-banking: un agente IA ha bisogno di accedere a dati sensibili e quindi vede molto di più del compito che gli assegni.
Fonte: Generato dall'IA (OpenAI)

Da queste informazioni può riconoscere correlazioni, distinguere pattern e, a seconda della configurazione, anticipare o attivare decisioni. Proprio questo lo rende così potente. E poiché questa capacità può essere estremamente utile e comoda nella vita di tutti i giorni, si è molto tentati di concedergli tutti questi accessi senza considerare, né rendersi davvero conto, di che portata è il suo impatto.

Effettivamente, i primi esperimenti hanno già dimostrato quanto rapidamente possa andare storto: in un caso, un agente ha salvato autonomamente un numero di telefono durante la notte e ha chiamato l'utente al mattino, semplicemente perché voleva «aiutare in modo proattivo» ed era convinto che il modo più affidabile per raggiungere il suo utente fosse tramite una telefonata.

Questo aumenta notevolmente il rischio: un malinteso, un'istruzione imprecisa o un'interfaccia manipolata possono avere gravi conseguenze finanziarie o organizzative in pochi secondi. E anche se l'agente lavora correttamente, le informazioni raccolte rimangono sensibili. Se un sistema di questo tipo cade nelle mani sbagliate a causa di una fuga di dati o di un attacco, viene creato un profilo molto dettagliato con il relativo potenziale di abuso.

Immagina un'e-mail di phishing che parla dell'esatto ordine Galaxus che hai effettuato martedì scorso...

5. Cos'è Claw Hub – e perché è rischioso?

OpenClaw è reso ancora più pericoloso dal cosiddetto «Claw Hub», una sorta di mercato per le abilità aggiuntive, le cosiddette «skill». Immagina un app store per agenti: invece di programmarle, la tua IA scarica un'estensione già pronta. Ad esempio, per le analisi di Excel, per controllare le lampade Philips Hue o per rispondere alle e-mail. Praticamente chiunque può creare un agente potente senza molte conoscenze preliminari.

Gli agenti caricano le nuove «skill» tramite il «Claw Hub»: potente, facilmente accessibile e non sempre testato.
Gli agenti caricano le nuove «skill» tramite il «Claw Hub»: potente, facilmente accessibile e non sempre testato.
Fonte: Luca Fontana

A titolo di confronto, sviluppatrici e sviluppatori di software possono programmare automazioni simili senza agenti, se hanno tempo a sufficienza. Ma sanno esattamente quali comandi vengono eseguiti attraverso quali interfacce e chi ha quali diritti. Questo controllo si sposta con un agente. In questo caso basta un obiettivo. L'agente decide quindi autonomamente quali passi, strumenti ed estensioni sono necessari. Se gli manca un'abilità, può ottenerla tramite il Claw Hub.

È proprio qui che sorge un nuovo rischio: un agente viene addestrato per essere utile. Per raggiungere un obiettivo, si procura gli strumenti che gli sembrano più adatti. Può giudicare solo in misura limitata se una «skill» del Claw Hub è programmata correttamente, se è difettosa o addirittura dannosa. Inoltre, a differenza di piattaforme altamente regolamentate come l'App Store di Apple o il Play Store di Google, attualmente non esiste una revisione centralizzata e obbligatoria di ogni estensione.

Effettivamente, le società di sicurezza hanno già identificato centinaia di skill sospette o dannose. In altre parole, estensioni che sembrano innocue, come ad esempio la «ricerca migliorata delle e-mail», ma che in background attingono a dati sensibili o copiano chiavi API. Qualcuno potrebbe accedere alle tue app da qualsiasi luogo a tuo nome senza bisogno dei tuoi dati di accesso.

Lo stesso Steinberger si è spinto oltre e ha lanciato «MoltBook», un social network in stile Facebook progettato esclusivamente per agenti IA. Lì, gli agenti si scambiano informazioni sui loro compiti, problemi e strategie – le persone ufficialmente non vi hanno accesso. Sembra assurdo, ma mostra un'altra dimensione assolutamente reale: gli agenti non agiscono solo in modo isolato, ma anche come attori connessi.

Assaggio del futuro

OpenClaw mostra la rapidità con cui l'IA si è trasformata da strumento di consulenza ad attore attivo. Un agente che si occupa di micro-compiti, che coordina appuntamenti, effettua pagamenti o comunica direttamente con altri sistemi sembra il logico passo successivo nell'assistenza digitale. I guadagni in termini di efficienza sono evidenti. Come anche il risparmio di tempo.

Ma è proprio questa convenienza la nuova zona di conflitto: maggiore è l'accesso di un sistema, maggiore è l'effetto leva. Un agente che conosce la tua vita digitale non solo aumenta la tua produttività, ma crea anche le basi per gravi abusi. Soprattutto ora che l'intelligenza artificiale è in grado di imitare le voci in modo ingannevolmente realistico: un agente potrebbe fare telefonate a tuo nome e con la tua voce, prendere accordi o interagire con altri sistemi automatizzati: tutto ciò è efficiente nella vita quotidiana, ma molto pericoloso nelle mani sbagliate.

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Gli agenti non sono più un gioco mentale distopico, ma la logica conseguenza di una crescente autonomia. Il fattore decisivo non è quindi l'arrivo o meno di agenti IA. Stanno arrivando. Per tutti. Il fattore decisivo è la quantità di controllo che cediamo e se capiamo cosa stiamo delegando. OpenClaw non è la fine del mondo. Spero. Ma è un'anticipazione di un futuro in cui comfort e rischio sono inestricabilmente legati.

Immagine di copertina: Luca Fontana

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Scrivo di tecnologia come se fosse cinema – e di cinema come se fosse la vita reale. Tra bit e blockbuster, cerco le storie che sanno emozionare, non solo far cliccare. E sì – a volte ascolto le colonne sonore più forte di quanto dovrei.


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