Il QD-OLED delle meraviglie? Testiamo il migliore televisore Samsung fino ad ora
Test del prodotto

Il QD-OLED delle meraviglie? Testiamo il migliore televisore Samsung fino ad ora

Luca Fontana
22.8.2023
Traduzione: Martina Russo

L’anno scorso, Samsung ha fatto il suo ritorno all’OLED portando una vera e propria rivoluzione e superando LG, il leader degli OLED. E la rivoluzione di quest’anno, il QD-OLED, pare sarà ancora più sconvolgente. Chi ne uscirà vincitore?

Ho scritto già così tanti articoli sui QD-OLED che a volte mi dimentico che si tratta di una tecnologia piuttosto nuova, arrivata per la prima volta sul mercato appena un anno fa. Ma non è un caso. Nonostante alcuni problemi iniziali sono stato così conquistato dall’S95B di Samsung quando l’ho provato che nel mio resoconto annuale l’ho addirittura eletto il mio televisore preferito del 2022.

Il «colpevole» di questo risultato è il costante sviluppo da parte di Samsung della tecnologia OLED, tecnologia che in passato aveva fatto di LG uno dei protagonisti sul mercato dei televisori. Riassumiamo in breve: la tecnologia QD-OLED dei display combina i vantaggi degli OLED e dei QLED. Infatti offre:

  1. Livelli di nero e contrasti perfetti, tipici della tecnologia OLED
  2. Un’immagine molto più luminosa rispetto agli OLED tradizionali
  3. Minor rischio di burn-in
  4. Colori ancora più nitidi grazie alle nanoparticelle (punti quantici)

Se ti interessa farti una cultura in materia, ho proprio quello che fa per te:

  • Retroscena

    Il ritorno del TV OLED di Samsung: cosa c'è da sapere

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Con l’S95C, Samsung vuole fare un ulteriore salto in avanti con la sua nuova tecnologia. Di riposare sugli allori non se ne parla nemmeno: quest’anno con il G3 la LG è riuscita a fare una spettacolare rimonta, nonostante la tecnologia OLED «obsoleta». Ne ho scritto con toni euforici nel mio test di qualche settimana fa. Ma Samsung, questo diciamolo subito, è riuscita a sferrare un contrattacco formidabile.

La sfida è apertissima.

Samsung QE55S95C (55", S95C, OLED, 4K, 2023)
TV
Showroom
2379.–

Samsung QE55S95C

55", S95C, OLED, 4K, 2023

G
Samsung QE65S95C (65", S95C, OLED, 4K, 2023)
TV
3139.–

Samsung QE65S95C

65", S95C, OLED, 4K, 2023

F
Samsung QE77S95C (77", S95C, OLED, 4K, 2023)
TV
4560.–

Samsung QE77S95C

77", S95C, OLED, 4K, 2023

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Samsung QE55S95C (55", S95C, OLED, 4K, 2023)
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Samsung QE55S95C

55", S95C, OLED, 4K, 2023

Samsung QE65S95C (65", S95C, OLED, 4K, 2023)
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65", S95C, OLED, 4K, 2023

Samsung QE77S95C (77", S95C, OLED, 4K, 2023)
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4560.–

Samsung QE77S95C

77", S95C, OLED, 4K, 2023

Premessa-disclaimer: il televisore per il test, ovvero la versione da 65 pollici dell’S95C, mi è stato messo a disposizione da Samsung.

Design: ora finalmente anche con la One Connect Box!

Con l’S95C Samsung non parla più di spessore laser, ma del design «Infinity One» come marchio di fabbrica. In effetti lo schermo è ancora un po’ più spesso di prima: 0,9 centimetri, dalla mia misurazione. In compenso non diventa più spesso nella parte più bassa del pannello, dove sono montati componenti hardware come il processore e la scheda madre. In quel punto il suo predecessore misurava fino a 3 centimetri. Per queste sue caratteristiche l’S95C è perfetto da montare a parete, anche se per farlo ti serve un supporto VESA 400×300 mm non incluso nella dotazione, ma che puoi trovare nel nostro shop.

Anche con un obiettivo macro riesco a malapena a mettere a fuoco la sottile cornice.
Anche con un obiettivo macro riesco a malapena a mettere a fuoco la sottile cornice.

Per il resto, Samsung non ha cambiato molto il design: moderno, sottile e con bordi stretti senza tanti orpelli. Il televisore è contornato da un’elegante cornice in alluminio nella parte anteriore e una piastra di copertura in plastica nera sul retro. In più c’è la base, ricurva e sottilissima. Anche se si nota appena, è lunga ben 27 centimetri. Di conseguenza, a seconda del mobile TV, potrebbe esserci poco spazio per collocare una soundbar davanti al televisore.

In compenso nel Samsung c’è un po’ più di spazio che nell’LG tra il bordo inferiore del pannello e il mobile: 6,5 centimetri. Che dovrebbero bastare per la maggior parte delle soundbar. Se però il sensore a infrarossi del telecomando viene coperto, accendere e spegnere il televisore diventa problematico.

Finalmente è ritornata la One Connect Box, caratteristica dei modelli di punta di Samsung. Ovvero quella scatolina che sostituisce i connettori solitamente integrati nel pannello. Un unico cavo, quasi invisibile, collega la Box al televisore e fornisce alimentazione elettrica insieme ai segnali audio e video. Questo ti consente di far scomparire elegantemente in un cassetto del mobile non solo la scatola, ma anche tutto il temuto groviglio di cavi. Nel modello precedente non c’era, mentre nel S95C è tornata. La cosa mi rende molto felice.

Con la One Connect Box non hai più quel fastidioso groviglio di cavi davanti agli occhi.
Con la One Connect Box non hai più quel fastidioso groviglio di cavi davanti agli occhi.

Veniamo alle connessioni. Ci sono:

  • 4 porte HDMI 2.1 (4K144Hz, ALLM e VRR)
  • di cui una con eARC (HDMI 3)
  • 3 porte USB 2.0
  • 1 uscita per Toslink
  • 1 porta LAN
  • 1 CI+ 1.4
  • porte per antenne e satelliti
  • Bluetooth (BT 5.2)

Tutti e quattro gli ingressi HDMI supportano HLG, HDR10 e HDR10+. Continua invece a mancare Dolby Vision. Ahimè. E anche in futuro non si prevedono cambiamenti. Proprio all’inizio di quest’anno, Nathan Sheffield, Head of TV and Audio Europe di Samsung, mi ha confessato in una conversazione: «Non sono sicuro di cosa il Dolby Vision aggiunga a Samsung che non abbiamo già».

  • Retroscena

    Il capo di Samsung TV: «Non ci serve il Dolby Vision per una buona immagine»

    di Luca Fontana

In compenso, se vuoi inviare il suono a un sistema audio esterno, l’S95C supporta il Dolby Atmos, compreso il passthrough. I formati audio DTS, invece, non sono supportati dagli altoparlanti integrati, né vengono trasmessi dal televisore. Vengono però riprodotti e trasmessi come audio PCM 5.1 multicanale di qualità inferiore.

Misurazioni: appena tolto dalla scatola brilla per la sua straordinaria fedeltà cromatica

Stai per leggere alcune informazioni dettagliate. Se le tabelle e i grafici non fanno per te, puoi saltare tutto e passare direttamente al capitolo «L’immagine: qualità esemplare al livello degli OLED – anche nel confronto con LG». Da lì in poi trovi le mie impressioni soggettive, con un sacco di materiale video.

Naturalmente, potrei limitarmi a mostrare fotografie o filmati di schermi e a evidenziare i punti di forza e di debolezza. In questo modo, però, ti darei soltanto un mio parere personale, ovvero la mia percezione soggettiva. Invece l’effettiva luminosità, naturalezza e nitidezza di un televisore si misurano anche in numeri. Questo metodo ha un vantaggio: i numeri sono più oggettivi di me.

Quindi ho misurato tutte le modalità dello schermo del televisore con uno strumento professionale di «Portrait Displays». Da «Standard» a «Film» fino a «Filmmaker», senza calibrazione e senza modificare manualmente le impostazioni. Ovvero così come la maggior parte dei comuni mortali utilizza il televisore. Perché in fondo ti interessa solo sapere se un televisore è preciso e riproduce fedelmente i colori anche senza costose calibrazioni professionali. L’unica modifica che ho fatto è stato impostare la luminosità massima in tutte le modalità.

I valori migliori per tutti i tipi di contenuti si ottengono con la modalità «HDR Filmmaker» – ad eccezione dei giochi, per i quali dovresti sempre utilizzare il «Game Mode». I valori riportati più sotto fanno quindi sempre riferimento a questa modalità.

La luminosità massima

La luminosità del televisore è importante per due motivi. Da un lato, influisce sul valore del contrasto e quindi sul numero di colori diversi che un televisore può riprodurre. La luminosità è importante anche se guardi spesso la TV in stanze piene di luce. Se il televisore non è abbastanza luminoso, la luce presente nell’ambiente può sovrastare quella del televisore L’immagine sullo schermo ti apparirà così sbiadita.

Passiamo alla misurazione della luminosità. Si prospetta un duello interessante. Infatti, a differenza di LG, nei suoi pixel OLED Samsung usa le nanoparticelle, i cosiddetti «punti quantici». Ecco il motivo del «QD» (da Quantum Dot) davanti a QD-OLED. In sostanza questi punti assicurano che i milioni di pixel del display generino i colori senza alcuna perdita di luminosità. Qui ho descritto la fisica che sta alla base di questo sistema.

Un altro vantaggio dei punti quantici è che, pur consumando meno energia, riescono a produrre un’immagine almeno della stessa luminosità e con colori ancora più intensi rispetto alla tecnologia OLED convenzionale di LG. Almeno a livello teorico. Questo riduce ulteriormente il rischio di burn-in.

Samsung vende il pannello QD-OLED anche ai concorrenti Sony, Panasonic, TCL, Vizio e Hisense. Samsung Display, la filiale di Samsung che produce i pannelli QD-OLED, prevede di aumentare la propria capacità produttiva nei prossimi anni per fronteggiare la domanda in rapida crescita.

Vediamo quindi cosa ci dice in pratica il test di luminosità. Nel grafico faccio un confronto diretto con l’A95K di Sony del 2022, anch’esso un pannello QD-OLED prodotto da Samsung, e il modello di punta di LG di quest’anno, il G3.

Nit è l’unità di misura inglese per candela per metro quadrato (cd/m²), vale a dire la luminanza o luminosità. 100 nit corrispondono all’incirca alla luminosità della luna piena nel cielo notturno. Grafico: Luca Fontana / Flourish.

Il grafico ha due assi: l’asse verticale rappresenta la luminosità, mentre quello orizzontale le dimensioni della sezione in cui viene misurata la luminosità. Al due percento delle dimensioni complessive dell’immagine, ovvero in modo puntuale e con zone d’immagine molto piccole, il S95C di Samsung raggiunge un valore complessivo eccellente rispetto ad altri OLED, ovvero 1275 nit nella modalità «Filmmaker». Se effettuo la misurazione nella modalità dinamica del televisore, ovvero la più luminosa ma anche quella con la calibrazione più scadente, il dispositivo segna addirittura 1330 nit.

Fino a un anno fa questi valori mi sarebbero sembrati incredibili. Ora non più, perché il G3 di LG nonostante la tecnologia «obsoleta» ha realizzato un televisore ancora più luminoso, almeno in modo puntuale e in zone d’immagine molto piccole. Nella modalità vivida di LG, il display supera persino i 1800 nit. Pazzesco! In termini di luminosità complessiva, invece, entrambi i televisori si attestano intorno ai 230-250 nit.

Che cosa ci dicono questi valori? Allora: in momenti specifici, ad esempio durante una luna nel cielo notturno o un’esplosione abbagliante in un film d’azione, il G3 di LG risulta molto più luminoso dell’S95C di Samsung. Il G3 di LG esce vincente anche per quanto riguarda la differenza massima tra il pixel più chiaro e quello più scuro, ovvero a livello di contrasto. Invece se consideriamo la luminosità complessiva, Samsung e LG hanno un rendimento praticamente identico. Se mettessi i due televisori uno accanto all’altro, probabilmente non noteresti grandi differenze in termini di luminosità.

Per rilevare la luminosità si misurano in successione ritagli bianchi dello schermo di dimensioni diverse. Qui: una sezione corrispondente al dieci percento dell’intera superficie dell’immagine.
Per rilevare la luminosità si misurano in successione ritagli bianchi dello schermo di dimensioni diverse. Qui: una sezione corrispondente al dieci percento dell’intera superficie dell’immagine.
Fonte: Luca Fontana

Ma perché l’LG risulta un po’ più brillante, se abbiamo appena stabilito che i televisori QD-OLED dovrebbero essere più luminosi? Appunto. Questa è la domanda di tutte le domande. È qui che LG ha spiazzato l’intero settore. Il motivo è uno strato in più, il cosiddetto Micro Lens Array (MLA), aggiunto al pannello, in cui microlenti convesse raggruppano e potenziano la luce prodotta. LG parla addirittura di 5000 lenti per pixel. Ecco perché anche se l’S95C di Samsung è notevolmente migliorato rispetto al suo predecessore S95B, LG vince la gara della luminosità grazie alle sue microlenti aggiuntive. Almeno per quest’anno.

Il bilanciamento del bianco

Il bianco viene riprodotto fedelmente? Dipende dalla temperatura del colore. Per la calibrazione, nel settore ci si è accordati su un bianco a 6500 kelvin, detto anche punto di bianco D65. La maggior parte della gente lo percepisce come un bianco caldo tendente al giallo/arancione, proprio come i colori risultanti. Se il bianco è calibrato male, anche i colori che ne derivano sono mal calibrati.

Diamo quindi un’occhiata al bilanciamento del bianco. Nei televisori si genera il bianco quando i subpixel rossi, verdi e blu di ogni pixel si illuminano contemporaneamente e con la stessa intensità. Quindi la massima luminosità è data dal bianco più chiaro, Mentre la minore luminosità è data dal nero più profondo. Se i subpixel si possono addirittura spegnere completamente, come nel caso degli OLED o dei QD-OLED, si parla di nero vero. Tutto quello che c’è in mezzo, altro non è che la scala dei grigi.

Per misurare la precisione del bilanciamento del bianco mi servono due tabelle:

  1. Delta E della scala dei grigi (dE)
  2. RGB Balance

Il dE della scala dei grigi mostra di quanto la scala dei grigi generata dal televisore si discosta dal valore di riferimento. L’RGB Balance mostra in quale direzione la scala dei grigi generata dal televisore si discosta dal valore di riferimento. Perché questo è importante? Vediamo l’esempio concreto dell’S95C:

A sinistra: il Delta E della scala dei grigi. A destra: l’RGB Balance. L’asse X indica la luminosità in percentuale. L’asse Y il Delta E (dE).
A sinistra: il Delta E della scala dei grigi. A destra: l’RGB Balance. L’asse X indica la luminosità in percentuale. L’asse Y il Delta E (dE).
Fonte: Luca Fontana

Se mettessi il televisore direttamente vicino a un monitor di riferimento, ecco cosa significherebbero i risultati:

  • Con valori uguali o superiori a 5: la maggior parte delle persone riconosce la differenza rispetto al monitor di riferimento.
  • Con valori compresi tra 3 e 5: soltanto persone esperte o appassionate riconoscono la differenza.
  • Con valori compresi tra 1 e 3: soltanto persone esperte riconoscono la differenza, mentre anche gli appassionati hanno difficoltà.
  • Con valori inferiori a 1: anche le persone esperte non riconoscono alcuna differenza.

Qualsiasi valore inferiore a 5 è un dato molto buono per un televisore non calibrato. E il Samsung S95C riesce a fare ciò che a nessun altro televisore da me testato è mai riuscito a fare: mantenere lo scostamento sempre al di sotto del suddetto valore di cinque e a tutti i livelli di luminosità. Nemmeno il G3 di LG, che nel mio test aveva ottenuto un ottimo valore medio di dE pari a 3,19, ma nelle aree più luminose dell’immagine superava l’importante soglia di 5.

Per la calibrazione, nel settore ci si è accordati su un bianco a 6500 kelvin. La maggior parte della gente lo percepisce come un bianco caldo tendente al giallo/arancione. Le varie modalità «Dolby Vision» o «Cinema» della maggior parte dei produttori vengono calibrate partendo da questa base. Il bianco e i colori della modalità «Standard» sono invece molto più freddi. E la tonalità fredda tende al blu. Già soltanto per questo, la modalità «Standard» non offre mai immagini valide come riferimento.

L’S95C di Samsung, invece, è praticamente perfetto sotto questo aspetto. Volendo essere particolarmente puntiglioso, potrei aggiungere che l’immagine vira leggermente verso il blu nelle aree più scure e verso il verde in quelle più chiare. Lo puoi notare in alto a destra nell’immagine, con l’RGB Balance. Ma è comunque minimamente percepibile. Il grado di «errore» resta sempre inferiore a cinque. In media, solo 1,77 dE. Pazzesco. A occhio nudo molti definirebbero il bilanciamento del bianco perfetto, con il televisore appena tolto dalla scatola e senza alcuna calibrazione. Almeno in modalità «Filmmaker».

La gamma cromatica

La gamma cromatica descrive la copertura degli spazi cromatici più comuni. Maggiore è il contrasto, più colori possono essere rappresentati e quindi più naturale appare l’immagine. Il gamut è quindi importante nei contenuti HDR dal momento che, fedeli al loro nome, grazie alla gamma altamente dinamica e ai corrispondenti valori di contrasto elevati, necessitano di spazi cromatici più ampi.

Continuiamo con la misurazione della gamma cromatica, ovvero la copertura degli spazi cromatici più comuni. Si tratta in particolare dei seguenti:

  • Rec. 709: 16,7 milioni di colori, spazio cromatico standard per contenuti SDR come live TV e Blu-ray
  • DCI-P3 uv: 1,07 miliardi di colori, spazio cromatico standard per contenuti HDR, da HDR10 a Dolby Vision
  • Rec. 2020 / BT.2020 uv: 69 miliardi di colori, ancora poco utilizzato nel settore cinematografico e delle serie
A sinistra: copertura BT.2020 dell’S95C. A destra: copertura DCI-P3 dell’S95C.
A sinistra: copertura BT.2020 dell’S95C. A destra: copertura DCI-P3 dell’S95C.
Fonte: Luca Fontana

La grande «macchia di colore», comprese le aree più scure, mostra tutta la tavolozza di colori percepibile dall’occhio umano. L’area più chiara a sinistra mostra lo spazio cromatico BT.2020. Stessa cosa a destra, ma con lo spazio cromatico DCI-P3, più piccolo. I quadretti bianchi indicano i limiti reali degli spazi cromatici. I cerchietti neri, invece, mostrano i limiti effettivamente rilevati durante la misurazione.

La misurazione dà le seguenti coperture degli spazi cromatici:

  • Rec. 709: 100% (buona = 100%)
  • DCI-P3 uv: 99,49% (buona = > 90%)
  • Rec. 2020 / BT.2020 uv: 90,89% (buona = > 90%)

L’S95C fornisce un’eccellente copertura del 99,49% anche per l’importante spazio cromatico DCI-P3. Tuttavia in questa categoria tutti gli OLED ottengono buoni risultati: il G3 di LG ha raggiunto il 98,67%.

Ad oggi, solo i televisori QD-OLED raggiungono l’obiettivo del 90% di copertura dello spazio colore BT.2020, e solo di poco. Proprio per questo motivo, il settore cinematografico e delle serie calibra i propri contenuti HDR quasi soltanto nel più diffuso spazio colore DCI-P3. Il BT.2020 è quindi considerato lo spazio colore del futuro E il suo valore di copertura è più un indice della futura compatibilità di un televisore.

Veniamo allo spazio colore BT.2020: l’S95C di Samsung lo copre ottimamente, per il 90,89% – e non è un risultato scontato. Lo stesso G3 di LG con tecnologia WOLED raggiunge «solo» il 74,12%. Questo dimostra quanto la tecnologia QD-OLED sia pronta ad affrontare il futuro. Ecco perché il settore cinematografico e delle serie calibra i propri contenuti HDR quasi soltanto nel più diffuso spazio colore DCI-P3. Il BT.2020 è però considerato lo spazio colore del futuro. Attualmente l’unica tecnologia che sembra pronta a gestirlo, però, è la QD-OLED.

Il color error

Il televisore non vede i colori come tali, bensì come numeri che riceve sotto forma di metadati. Se da un lato i televisori sono in grado di elaborare e rappresentare la maggior parte dei metadati all’interno dei campi cromatici comuni, ciò non significa che rappresentino anche i colori con fedeltà. Se così fosse, tutti i televisori rappresenterebbero le immagini esattamente allo stesso modo. Invece, più i colori rappresentati corrispondono a quelli dei monitor di riferimento, più il televisore garantisce fedeltà cromatica ed elevate prestazioni.

Parliamo del color error, noto anche come fedeltà cromatica. Questo valore indica l’accuratezza con cui vengono rappresentati i colori. Anche in questo caso lo scostamento del televisore dal valore di riferimento è indicato con dE. Le caselle bianche mostrano i colori di riferimento inviati al televisore dal generatore dell’immagine di test. I cerchietti neri, invece, mostrano i colori effettivamente misurati. Idealmente, i cerchietti dovrebbero trovarsi all’interno di caselle. Più si trovano lontani dalle caselle, maggiore è lo scostamento rispetto al valore di riferimento e quindi il valore dE. Anche qui i valori dE inferiori a 5 sono considerati buoni per televisori non calibrati.

Color error dell’S95C nello spazio colore DCI-P3.
Color error dell’S95C nello spazio colore DCI-P3.
Fonte: Luca Fontana

I valori rilevati sono straordinari e non c’è da sorprendersi. Non dopo che avevo rilevato un bilanciamento del bianco già quasi perfettamente calibrato. Perché più il bilanciamento del bianco è preciso, più i colori risultanti sono fedeli. Tradotto in cifre: l’S95C di Samsung nella modalità «Filmmaker» ha un dE medio di appena 1,33! È un netto miglioramento rispetto al modello precedente, l’S95B, che avevo testato l’anno scorso. È anche meglio del G3 di LG, che mi ha stupito di recente con un dE di 1,97.

Nella modalità standard il dE medio si assesta a 18,44. Non bene. Ma meglio della modalità standard di molti altri produttori, compreso LG. Il dE medio nella modalità di gioco, invece, avrebbe potuto essere un po’ più basso del 9,86 misurato. Il G3 di LG, invece, performa decisamente meglio, con un dE pari a 4,44.

I riflessi sullo schermo

Di per sé, i riflessi sullo schermo non si possono misurare. Qualcuno di voi mi ha scritto, però, chiedendomi di fare qualche test anche su questo aspetto. Mi è sembrata un’ottima idea. Per eseguire il test, ricreo una situazione del tutto normale nel soggiorno: una foto in tarda serata dopo il lavoro, senza tende, persiane o tapparelle chiuse. Dietro di me c’è il forno e accanto al televisore la lampada a stelo. La luce della lampada a stelo si riflette sul vetro del forno alle mie spalle e viene proiettata sul televisore.

E questo è il risultato:

Il test dello specchio: il riflesso della lampada nell’S95C di Samsung è appena visibile.
Il test dello specchio: il riflesso della lampada nell’S95C di Samsung è appena visibile.
Fonte: Luca Fontana
Rispetto al G3 di LG, la lampada nelle stesse condizioni si vede ancora meno.
Rispetto al G3 di LG, la lampada nelle stesse condizioni si vede ancora meno.
Fonte: Luca Fontana

Sia l’S95C di Samsung che il G3 di LG hanno fatto passi da gigante nella gestione dei riflessi. Rispetto ai rispettivi predecessori, l’S95B e il G2, la lampada è molto meno visibile in entrambi. Nel confronto diretto, tuttavia, vedo LG leggermente in vantaggio. Visto il notevole miglioramento della luminosità complessiva, direi che entrambi i televisori sono i primi OLED da me testati che si fanno apprezzare anche in ambienti luminosi.

Valutazione intermedia dopo la misurazione

La nuova generazione di QD-OLED mi piace molto. Non solo è migliorata a livello di luminosità totale, ma nel contempo produce un’immagine di assoluto valore, tra l’altro alle impostazioni di fabbrica e senza alcuna calibrazione. Perlomeno quando usi la modalità Filmmaker. La calibrazione delle altre modalità è molto meno accurata. Teoricamente, quindi, Samsung è riuscita a creare un televisore che ha alzato l’asticella. Ma vediamo cosa succede a livello pratico.

L’immagine: qualità esemplare al livello degli OLED – anche nel confronto con LG

Un’immagine luminosa. Eccellente fedeltà cromatica appena fuori dall’imballaggio, anche senza calibrazione. In teoria. Ma come siamo messi a livello pratico?

Resa cromatica

Per testare la resa cromatica di un televisore ricorro a «Guardiani della Galassia, Vol. 2». In particolare, alla scena in cui il palazzo dorato di Ego rifulge di un rosso saturo nella luce del tramonto. C’è anche Drax, con la pelle verdastra ricoperta di tatuaggi rosso sangue. Rispetto al G3 di LG, risulta difficile individuare differenze significative. Non c’è da stupirsi, perché entrambi i televisori sono caratterizzati da un’eccellente fedeltà cromatica. Anche i QD-OLED concorrenti di Sony vanno nella stessa direzione.

Come secondo termine di paragone (dal minuto 00:45) ho quindi aggiunto una scena di «Avatar – La via dell’acqua», dove dominano i toni verdi e blu. Qui in effetti la resa cromatica del Samsung è più calda, ma un po’ meno dinamica - quindi meno intensa - rispetto a quella dell’LG.

Fonte 1: Disney+, «Guardiani della Galassia, Vol. 2». Timestamp: 00:56:47. Fonte 2: Disney+, «Avatar – La via dell’acqua». Timestamp: 00:48:23.

Ma facciamo qualche passo indietro. I colori delle immagini non devono sempre essere esplosivi. Ad esempio, in «James Bond – Skyfall», quando James e il giovane quartiermastro Q in un museo d’arte ammirano l’immagine di una vecchia e orgogliosa nave da guerra che viene ignominiosamente trainata verso la rottamazione. Naturalmente un’allusione all’agente segreto non più nel fiore degli anni. Anche in questo caso, non vi sono quasi differenze. Salvo se presti attenzione alla pelle degli attori: sul Samsung mi sembra che abbia una sfumatura aranciata un po’ innaturale. In questo caso preferisco il G3 di LG. In fondo «James Bond» non è uno show della Marvel, bensì un cupo thriller di spionaggio che affonda le sue radici nel mondo reale.

Fonte: Apple TV+, «James Bond – Skyfall». Timestamp: 00:39:02.

Black Crush e ombre

Come si comporta l’ultimo QD-OLED di Samsung nelle scene buie? Per questo test, mi servo della prima sequenza di «Blade Runner 2049». Il Samsung e l’LG sono meravigliosamente scuri. Se giri una scena in controluce, è normale che tutto il resto scompaia dietro a sagome nere. Ecco perché qui non si può parlare di Black Crush, ovvero di dettagli inghiottiti dall’oscurità. L’LG ha un riflesso verdastro, intensificato dall’elevato dinamismo della resa cromatica; il Samsung sembra invece più caldo e naturale.

Fonte: UHD Blu-ray, «Blade Runner 2049». Timestamp: 00:04:50.

Facendo un confronto dal minuto 0:50 con il Mini LED di TCL capisci subito che cosa intendo per immagine OLED «meravigliosamente scura» di Samsung: l’immagine del TCL è troppo chiara e fa emergere dettagli che non dovrebbero esserci. Ciò è dovuto alla tecnologia che rende l’immagine LCD così luminosa: una benedizione rispetto alla maggior parte dei televisori OLED, se la guardi durante il giorno in una stanza con tanta luce, ma una maledizione se devi guardare scene buie in una stanza oscurata. Da non dimenticare, poi, il forte effetto blooming, una sorta di alone intorno agli oggetti luminosi su sfondo scuro. Guarda ad esempio le finestre.

Gradazioni di luminosità

Un ultimo test sull’immagine: le gradazioni di luminosità. Qui è interessante notare come il Samsung in questa scena risulti ancora una volta un po’ più sottotono e meno dinamico, ma per questo ancora più naturale. Nel complesso, nei Samsung la leggera sfumatura rossa/blu appare in tutti i video precedenti, mentre negli LG si nota una leggera sfumatura verde. Per quanto riguarda il sole sullo sfondo: nessun televisore nel video ha un vantaggio netto rispetto agli altri, la stella è chiaramente visibile ovunque come una sfera nel cielo.

Fonte: UHD Blu-ray, «Jurassic World». Timestamp: 00:21:18.

Processore: di alto livello, come sempre

Il processore è il cervello del televisore. Il suo compito principale è quello di ricevere, elaborare e visualizzare i segnali delle immagini. Elaborare significa rilevare la cattiva qualità dell’immagine e migliorarla. Per Samsung significa questo: «La potente tecnologia AI di upscaling a 4K, supportata da 20 reti neurali, ti permette di sperimentare tutta la potenza del 4K con qualsiasi tipo di contenuto». Tecnologie innovative, come la mappatura del colore basata sulla percezione o l’amplificatore di luminosità OLED, garantiscono inoltre una rappresentazione realistica della luminosità, del colore, del contrasto e dei dettagli».

Addirittura!

Lasciando da parte le iperbole del marketing, il processore ha comunque il compito di eliminare i rumori, intensificare i colori, smussare i bordi, rendere più fluidi i movimenti e aggiungere le eventuali informazioni mancanti sui pixel.

Motion processing e judder

Il judder è ciò che accade quando il segnale video e il pannello del televisore non hanno la stessa frequenza di fotogrammi. Ad esempio nei film al cinema: la maggior parte degli schermi dei televisori può rappresentare fino a 120 immagini al secondo. Ma i film vengono girati a 24 fotogrammi al secondo. I processori sincronizzano questo squilibrio con i calcoli interframe. Se il processore è troppo aggressivo, l’immagine appare esageratamente fluida come in una soap opera. Se invece è troppo debole, l’immagine si muove «a scatti». Il film sembra «agitato». In inglese si dice «jittery».

Tanto per cominciare, voglio rendere la vita difficile al processore. In pratica il judder è un fenomeno presente in tutti i televisori. Soprattutto in presenza di lunghe panoramiche della telecamera. «1917» di Sam Mendes è pieno di questi movimenti della cinepresa uniformi, costanti e lenti, che fanno immediatamente dimenticare il judder esistente, e quindi è perfetto per testare il judder. Quando fai il confronto con altri marchi, cerca di notare se le barre verticali della stalla scorrono in modo fluido nell’immagine o se si muovono «a scatti».

Fonte: Blu-ray UHD, «1917». Timestamp: 00:42:25.

Se c’è un momento in cui, durante questo test, il «televisore dei miracoli» di Samsung inizia a produrre immagini a scatti, è proprio in questo punto. E la cosa è così evidente che sono quasi sicuro che non può essere tutta colpa del televisore. Alla fine, il secondo confronto del video mostra che il suo diretto predecessore dà molti meno problemi di judder. Che sia un problema del Blu-ray UHD? Pulire il display non aiuta in alcun modo. Per le riprese uso sempre la stessa telecamera. E le stesse impostazioni. Quindi o Samsung ha fatto un reverse engineering del processore, oppure il problema è da ricercare altrove.

Sicuramente nella scena delle barre, ogni processore di televisore raggiunge i propri limiti. In questo caso, però, il judder è semplicemente troppo marcato per dare la colpa esclusivamente al produttore. Sembra che qualcosa sia andato storto durante il test. Se hai qualche idea su quale possa essere il problema, fammelo sapere nella colonna dei commenti.

Nel frattempo, provo un’altra scena da «1917». È impossibile che il processore sia davvero così scarso. Ho scelto la scena giusta: ancora una volta il modo in cui Mendes usa la cinepresa costituisce una sfida complessa per la maggior parte dei processori. Soprattutto dove ci sono bordi che si stagliano netti contro uno sfondo sfocato, per esempio intorno agli elmi dei due soldati. Qui, sia il processore che i pixel devono reagire in modo incredibilmente veloce.

Fonte: Blu-ray UHD, «1917». Timestamp: 00:35:36.

Finalmente! Ora il judder si nota appena, anche rispetto al processore di LG e di Sony. Solo il Sony accusa un certo ritardo. Nel caso della casa giapponese, però, si tratta di una scelta voluta: secondo Sony, un film deve sobbalzare. Come succedeva una volta al cinema, prima dell’era digitale. Un po’ vecchio stile.

Tempo di risposta dei pixel

Passiamo ora ai contenuti originali Apple: «For All Mankind». Voglio vedere quanto tempo impiega un singolo pixel a cambiare colore. Se questo non avviene abbastanza velocemente, ti sembrerà che l’immagine sia striata: questo fenomeno si chiama «ghosting». Quando la telecamera si sposta sulla superficie della luna, fai attenzione al testo visualizzato in basso a sinistra.

Fonte: Apple TV+, «For All Mankind», stagione 1, episodio 5. Timestamp: 00:00:10.

Nessuno dei televisori ha debolezze significative. Al massimo l’LG, all’inizio, presenta un leggero ghosting che però si nota a malapena. Quindi Samsung e LG si meritano una valutazione positiva. E non c’è da stupirsi. I televisori OLED hanno ottimi tempi di risposta grazie alla loro tecnologia. Ecco perché sono anche considerati fantastici monitor da gaming. Sotto questo punto di vista, i televisori LCD sono in svantaggio. Lo vedi alla fine del video, nel confronto con il mini LED di TCL. Per correttezza, voglio sottolineare che il confronto è con il modello C82, che ha quasi due anni in più rispetto all’S95C di Samsung. L’esempio è quindi solo a titolo illustrativo. Il C92, successore di TCL, lo scorso anno è notevolmente migliorato in questo stesso ambito.

Upscaling

Passiamo ora a uno dei test più difficili: l’upscaling. Voglio vedere come il processore riesce a migliorare la qualità di fonti meno pregiate, come il Blu-ray o le trasmissioni in diretta. Oppure «The Walking Dead». La serie è stata volutamente girata su pellicola da 16 mm, per creare la sensazione di un mondo post-apocalittico grazie alla granularità antiquata e al rumore dell’immagine.

Fonte: Netflix, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1. Timestamp: 00:02:30.

L’immagine nel Samsung è fantastica. Non c’è quasi rumore. I bordi sono nitidi. E i colori naturali. Ecco come si presenta un upscaling ben fatto. Infatti, nel video si vede una fonte HD con qualità SDR, i cui circa 2 milioni di pixel sono espansi fino a 8,3 milioni di pixel. Se faccio un confronto con il processore Sony dell’anno scorso, ad esempio al minuto 00:18 si notano chiari artefatti di compressione sulla destra dell’immagine del Sony. Nel Samsung, poi, il rumore è molto più contenuto. Forse perché Sony rende l’immagine molto più nitida. Di conseguenza si notano di più i dettagli della barba e delle rughe del volto. Ma nel contempo anche gli artefatti e il rumore dell’immagine risaltano in modo più evidente.

Gaming: input lag e modalità gioco

Le modalità gioco di tutti i produttori diminuiscono i metadati di miglioramento dell’immagine non indispensabili per giocare. La qualità dell’immagine, però, ne risente. In compenso si riduce il tempo di elaborazione e quindi anche l’input lag, ovvero il tempo necessario al televisore per visualizzare sul display i segnali di immagine immessi. Più basso è l’input lag, più piacevole è l’esperienza di gioco.

Anche quest’anno Samsung vuole posizionare il proprio QD-OLED come uno dei migliori televisori da gaming sul mercato. Le due società sudcoreane Samsung e LG sono da sempre impegnate in un acceso duello alla conquista dei gamer. Lo dimostra, ad esempio, il nuovo monitor OLED Samsung che il collega Samuel Buchmann ha appena testato. Oppure l’OLED Flex, un televisore di LG comparso all’inizio dell’anno, che si incurva semplicemente premendo un tasto e che ha quasi fatto quasi disperare il povero Samuel. Il tutto a causa dell’ABL.

  • Test del prodotto

    L'LG OLED Flex mi fa disperare

    di Samuel Buchmann

L’ABL è un importante meccanismo di protezione dei display OLED che garantisce la riduzione automatica della luminosità complessiva in caso di immagine statica. Ciò impedisce che il pannello si surriscaldi o che si verifichi un burn-in. Ad esempio, quando metti in pausa un film. Se dopo un paio di minuti non riavvii la riproduzione, l’immagine si oscura automaticamente.

Il problema dell’ABL è che può interferire con il gioco. Ad esempio, mentre giocavo a FIFA 23 per testare il G3 di LG, ogni tanto il software pensava di avere a che fare con un’immagine statica, perché la luminosità media resta invariata nel corso della partita. Quindi per proteggere il pannello riduceva la luminosità fino al punto in cui facevo fatica a distinguere la palla. Ciò era il risultato di impostazioni piuttosto estreme dell’ABL. Probabilmente perché con la nuova tecnologia META di LG, l’immagine è molto più luminosa e di conseguenza l’ABL deve intervenire in modo più aggressivo per evitare il surriscaldamento e il burn-in.

Il burn-in si verifica quando singoli pixel OLED vengono sollecitati molto più di altri pixel. Ad esempio, quando un’immagine statica resta visualizzata per un periodo di tempo prolungato. Questo causa la permanenza sullo schermo di determinati elementi dell’immagine, come loghi, pulsanti o icone, anche se cambia l’immagine. C’è chi parla anche di «immagini fantasma».

Una cosa del genere non si è mai verificata nell’S95C di Samsung. Forse perché il QD-OLED di Samsung non è luminoso come il G3 di LG. Oppure perché alla Samsung confidano di più nei pannelli QD-OLED che all’LG nei pannelli WOLED.

E quindi? Misurando la precisione cromatica nel «Game Mode» ottengo un non molto entusiasmante Delta E medio di 9,86 (se ti interessa l’argomento in dettaglio leggi il punto sul «Color error» più in alto). E in effetti l’immagine mi è sembrata spesso piuttosto sgargiante. Il G3 di LG, con un Delta E di 4,44, ha invece una resa cromatica molto più naturale.

Per quanto riguarda l’input lag, ovvero il ritardo di inserimento, con il dispositivo di misurazione di «Leo Bodnar» ho misurato un input lag medio di ben 9,7 millisecondi in un’immagine UHD di 60 fotogrammi al secondo. Il televisore supporta anche tutte le funzioni più importanti per i gamer:

  • 4 porte HDMI 2.1 (4K 144 Hz)
  • Auto Low Latency Mode (ALLM)
  • frame rate variabili (AMD FreeSync Premium Pro)

A tal fine, Samsung – proprio come LG, Philips, TLC e Panasonic – ha stretto una partnership con molti importanti studi di giochi. Il risultato è l’HGiG – HDR Gaming Interest Group. Secondo il produttore, questo dovrebbe garantire che l’HDR venga visualizzato come voluto dagli sviluppatori del gioco. Ad esempio, giocando a «Spider-Man: Miles Morales» sulla mia Playstation 5.

Fonte: PS5, «Spider-Man: Miles Morales», modalità 120 Hz, VRR e Ray Tracing attivati.

In confronto, il G3 di LG chiarisce subito quale dei due televisori è in grado di riprodurre i colori con maggiore accuratezza. Tuttavia, noto che il nero è davvero nero, i bordi sono nitidi e l’immagine non si sfoca nemmeno quando la fotocamera si muove velocemente e a scatti. Osserva la sagoma scura di Miles in controluce, le texture dettagliate di una New York coperta di neve o i dettagli chiaramente visibili delle nuvole. Mi piace il «Game Mode» di Samsung, anche se esistono modalità gioco con una migliore fedeltà cromatica.

Bello! Come già l’anno scorso, Samsung offre nuovamente un sottomenu dedicato per effettuare direttamente regolazioni di precisione per il gaming e leggere il frame rate attuale. Molto importante: l’S95C di Samsung supporta senza problemi la modalità VRR a 120Hz Modus della PS5.

Smart OS: Tizen

Samsung si affida a Tizen, completamente rivisto nel 2021 e che da allora ricorda molto Google TV. In sostanza, premendo il tasto Home ora si apre un’intera finestra piena di icone. Da qui è possibile accedere alle app sul tuo televisore o ai vari ingressi HDMI.

Fonte: Samsung Tizen.

In realtà non c’è molto altro da aggiungere. Come nel caso di Google TV anche qui compaiono fastidiose raccomandazioni di film e serie che non mi interessano, ma per fortuna da quest’anno LG ha smesso. Comunque si naviga nel menu e tra le app in modo molto fluido e reattivo, grazie al processore di qualità.

Una piccola chicca: nella modalità «Ambient», che si vede brevemente nel video al minuto 00:37, il televisore passa a una modalità artistica. Qui posso scegliere di visualizzare un orologio, un quadro o un’immagine in movimento. In caso di scarsa energia e luminosità, si tratta di un’alternativa al buco nero rettangolare in mezzo al soggiorno rappresentato dal televisore spento.

Il mio verdetto: un testa a testa serrato con un solo vincitore

Di recente il collega Flori Saratz, Category Business Manager per televisori e impianti audio, mi ha chiesto: «Che televisore preferiresti acquistare? L’S95C di Samsung o il G3 di LG?» In tutta onestà, per me è stato più facile prendere una decisione netta l’anno scorso. Quella volta avrei risposto «Samsung», senza esitare. Quest’anno, invece, Samsung e LG con i loro televisori di punta si stanno sfidando ad un livello mai visto prima. Nel frattempo, si stanno muovendo in ambiti in cui le preferenze personali svolgono un ruolo più importante dei numeri e delle misurazioni.

Questi ultimi dicono che il Samsung S95C, con la sua tecnologia QD-OLED, offre ancora una volta l’immagine di riferimento più valida che abbia mai testato. Misure confermate anche dal «test visivo». Tuttavia, ho una leggera preferenza per l’immagine del G3 di LG. Perché? Forse per la sua luminosità leggermente migliore, che dà all’immagine un po’ più di «grinta» rispetto all’S95C di Samsung. Soprattutto durante il giorno. Per di più, al Samsung manca il supporto per il Dolby Vision e per qualsiasi tipo di audio DTS. La prima mancanza posso sopportarla. La seconda, meno. Inoltre, Tizen come sistema operativo sembra un po’ più lento di webOS. Quanto al prezzo, i sudcoreani sono allineati: entrambi i televisori costano una follia, ovvero più di 3500 franchi al momento di questo test (22 agosto 2023).

A questo punto la mia scelta ricadrebbe probabilmente sul G3 di LG. Per poco. Davvero pochissimo. E poi, chissà? Se tra due o tre anni le tecnologie QD-OLED e META diventeranno abbordabili, potrei anche tornare a comprare un televisore – per la prima volta dopo sette anni.

Immagine di copertina: Luca Fontana

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La mia zona di comfort consiste in avventure nella natura e sport che mi spingono al limite. Per compensare mi godo anche momenti tranquilli leggendo un libro su intrighi pericolosi e oscuri assassinii di re. Sono un appassionato di colonne sonore dei film e ciò si sposa perfettamente con la mia passione per il cinema. Una cosa che voglio dire da sempre: «Io sono Groot». 


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