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ARC, eARC, Toslink e altre: guida alle connessioni delle soundbar

Florian Bodoky
5.6.2026
Traduzione: Rebecca Vassella

TV a schermo piatto, audio scarso: ci vuole una soundbar. Ma quale connessione offre la migliore qualità audio? Una panoramica di tutte le connessioni e dei loro punti deboli.

I Mondiali di calcio sono alle porte. Al più tardi quando fischia l'inizio della prima partita, molti se ne rendono conto: l'immagine è nitidissima, ma l'audio è emozionante quanto una conferenza stampa dopo un 0:0. Non c'è da stupirsi. I televisori moderni diventano sempre più sottili. Non c'è quasi spazio per dei buoni altoparlanti. La soluzione più ovvia è una soundbar.

Prima di acquistarne una, però, ti consiglio di dare un'occhiata al retro del televisore. La domanda che ti devi porre è: quali connessioni audio supporta effettivamente il televisore? HDMI? Con ARC? Con eARC? Ottica? Bluetooth? E quali sono le funzionalità di ciascuna di queste connessioni? Questo articolo ti spiega tutte le connessioni più importanti tra televisore e soundbar, la loro storia, le loro caratteristiche tecniche, nonché i loro vantaggi e svantaggi.

HDMI ARC ed eARC: la soluzione standard moderna

Se oggi acquisti un televisore e una soundbar, dovresti innanzitutto cercare le sigle ARC o eARC. L'ARC (Audio Return Channel) è stato introdotto nel 2009 con lo standard HDMI 1.4 e ha permesso per la prima volta a un cavo HDMI di trasmettere segnali audio in entrambe le direzioni. Da allora, invece di un cavo ottico o coassiale tra il TV e la soundbar, basta un secondo cavo HDMI. Per i formati audio più esigenti, come il Dolby Atmos o l'audio multicanale non compresso, l'ARC non è tuttavia sufficiente: la sua larghezza di banda è troppo ridotta.

Devi prestare attenzione a questa scritta.
Devi prestare attenzione a questa scritta.
Fonte: Florian Bodoky

Proprio per questo motivo, nel 2017 l'HDMI Forum ha introdotto, insieme allo standard HDMI 2.1, la tecnologia successiva denominata eARC. La «e» aggiuntiva sta per «enhanced» e descrive piuttosto bene di cosa si tratta: maggiore larghezza di banda – per la precisione, 37 Mbit/s. Grazie all'eARC è possibile trasmettere praticamente tutti i formati audio più diffusi, tra cui Dolby TrueHD, DTS-HD Master Audio, Dolby Atmos e DTS:X. Anche l'audio multicanale non compresso con un massimo di otto canali non rappresenta alcun problema.

Questo si nota nelle produzioni cinematografiche di alta qualità o nei contenuti 4K. Mentre ARC raggiunge i propri limiti con formati audio complessi, eARC è in grado di trasmettere i dati senza perdite. A ciò si aggiungono funzioni quali il riconoscimento automatico dei dispositivi e la regolazione del volume tramite il telecomando del televisore. È tuttavia necessario che, sia il televisore, sia la soundbar, supportino lo standard eARC. In tal caso, al momento non esiste praticamente una soluzione migliore.

Scoprire se il tuo televisore supporta l'eARC è semplicissimo: basta controllare le porte HDMI. Se riportano la scritta ARC o eARC, hai il via libera. Per sapere se la presa HDMI della soundbar supporta ARC o eARC, consulta la descrizione del prodotto.

HDMI senza ARC: il caso particolare storico

Non tutte le porte HDMI sono automaticamente anche connessioni ARC. Questo continua a creare confusione ancora oggi. Soprattutto chi possiede televisori più vecchi, pur trovando diverse prese HDMI sul retro del proprio apparecchio, si rende conto che la soundbar non si collega come dovrebbe.

L'HDMI è stato il primo a trasmettere in formato digitale sia l'immagine che l'audio al televisore tramite un unico cavo. Nel 2002, quando fu introdotto lo standard HDMI, nessuno aveva ancora pensato a un canale di ritorno per l'audio basato su HDMI. Ciò significa che il televisore è in grado di ricevere l'audio da una sorgente collegata, ma non di trasmetterlo alla soundbar tramite HDMI. Se questo è il caso del tuo dispositivo, ti serve una soundbar che possa essere collegata anche tramite una porta audio ottica o coassiale.

Ottica (TOSLINK): la luce rossa degli anni Novanta

Chi possiede un televisore di vecchia generazione dotato di HDMI ma senza supporto ARC conosce probabilmente già l'alternativa: quella piccola presa quadrata sul retro da cui fuoriesce una luce rossa. Si tratta dello standard TOSLINK.

La connessione ottica è riuscita a imporsi anche sui televisori più moderni.
La connessione ottica è riuscita a imporsi anche sui televisori più moderni.
Fonte: Florian Bodoky

TOSLINK è stato sviluppato da Toshiba all'inizio degli anni '80 e per decenni è stato considerato la soluzione standard per le connessioni audio digitali nell'home cinema. Mentre con altri tipi di connessioni vengono trasmessi segnali elettrici, in questo caso vengono utilizzati impulsi luminosi. Ciò rende la connessione immune alle interferenze elettromagnetiche e previene i tipici problemi quali i circuiti di retroazione.

Negli anni '90 e 2000, la connessione ottica era praticamente ovunque. Televisori, lettori DVD, ricevitori AV e impianti home cinema comunicavano spesso tra loro tramite questa interfaccia. È stato solo con l'affermarsi dell'HDMI che ha iniziato a perdere gradualmente importanza. Dal punto di vista tecnico, però, TOSLINK offre ancora oggi prestazioni affidabili. Per la televisione tradizionale è più che sufficiente: funziona bene sia l'audio stereo che il suono surround compresso. Il sistema mostra i propri limiti solo con i formati audio HD. Dolby TrueHD, DTS-HD Master Audio o Dolby Atmos senza perdita di dati richiedono una larghezza di banda molto superiore a quella che lo standard ottico è in grado di fornire (circa 384 kbit/s).

S/PDIF (coassiale): un classico intramontabile

È stato a lungo lo standard e molto diffuso: il cavo coassiale.
È stato a lungo lo standard e molto diffuso: il cavo coassiale.
Fonte: Galaxus

Nella versione coassiale viene utilizzato un cavo da 75 ohm dotato di connettori RCA. Il segnale viene trasmesso elettricamente e consente di utilizzare cavi lunghi diversi metri senza perdite di qualità significative.

Lo standard supporta la trasmissione di audio PCM con una risoluzione fino a 24 bit e frequenze di campionamento fino a 192 kHz. Inoltre, i formati multicanale compressi come Dolby Digital e DTS possono essere trasmessi come bitstream. Per questo motivo, il cavo coassiale è diventato nel corso degli anni l'interfaccia preferita per gli impianti home cinema e i ricevitori AV.

La larghezza di banda disponibile è però limitata. I moderni formati multicanale ad alta risoluzione come Dolby TrueHD, DTS-HD Master Audio o i formati basati sugli oggetti come Dolby Atmos non possono essere trasmessi integralmente. Eppure, i cavi coassiali continuano ad essere molto diffusi. Questa tecnologia è considerata robusta e affidabile e offre un modo semplice per scambiare segnali audio digitali tra dispositivi compatibili.

Analogico: il fratello dimenticato

I cavi RCA analogici dovrebbero essere familiari anche a chi giocava sulla vecchia generazione di console.
I cavi RCA analogici dovrebbero essere familiari anche a chi giocava sulla vecchia generazione di console.
Fonte: Galaxus

Prima che le interfacce digitali facessero il loro ingresso nei salotti, l'audio veniva trasmesso esclusivamente in formato analogico. I rappresentanti più noti di questa generazione sono le prese RCA rosse e bianche (e naturalmente i connettori jack da 3,5 mm). Con queste connessioni, i segnali audio vengono trasmessi sotto forma di tensione elettrica. Eppure, per decenni questo è stato lo standard per praticamente tutte le applicazioni audio. Dal Walkman all'impianto stereo fino al televisore a tubo catodico, quasi tutto si basava sulla tecnologia analogica.

Dal punto di vista attuale, tuttavia, lo svantaggio risulta evidente. Le connessioni analogiche trasmettono solitamente solo l'audio stereo. Non è quindi possibile utilizzare i moderni formati surround e i formati multicanale senza perdita di dati. Inoltre, i segnali analogici sono sensibili alle interferenze e alla perdita di qualità. Tuttavia, queste connessioni hanno ancora oggi una loro ragion d'essere. E se davvero non è disponibile alcuna alternativa digitale – ad esempio nel caso di un amplificatore AV ereditato – spesso anche un cavo analogico offre una qualità del suono migliore rispetto agli altoparlanti integrati in molti televisori.

Bluetooth: la comodità del wireless

Il Bluetooth è ormai una delle tecnologie più diffuse nella nostra vita quotidiana. Cuffie, smartphone, altoparlanti e smartwatch comunicano tra loro in modalità wireless già da tempo. Non c'è quindi da stupirsi che anche i televisori e le soundbar supportino spesso il Bluetooth. Questa tecnologia è stata sviluppata alla fine degli anni '90 e, in origine, aveva un unico obiettivo: sostituire i cavi. È proprio questo che rende il Bluetooth così interessante ancora oggi. L'installazione richiede in genere solo pochi secondi, non servono cavi aggiuntivi e la soundbar può essere posizionata in modo flessibile nella stanza.

Tuttavia, questa comodità ha un prezzo. Il Bluetooth comprime i segnali audio e non è quindi progettato per garantire la massima qualità del suono. Sebbene esistano codec moderni come aptX HD o LDAC, che offrono risultati nettamente migliori, molti televisori continuano a limitarsi ai codec di base come SBC. A ciò si aggiunge un altro problema: la latenza. Se l'audio viene trasmesso in ritardo, l'immagine e l'audio potrebbero non essere sincronizzati. In un podcast questo non ha molta importanza. In una finale dei Mondiali di calcio, invece, diventa un problema se il telecronista grida «Gol!» prima ancora che la palla finisca in rete.

WiFi e audio di rete

Le ultime novità nel campo della trasmissione audio stanno abbandonando le connessioni dirette a favore della rete domestica. Le moderne soundbar di marchi come Sonos, Bose, Samsung o LG dispongono spesso di funzionalità WiFi e possono riprodurre musica direttamente dalla rete. Il grande vantaggio: è possibile riprodurre comodamente la musica in streaming da smartphone, tablet o computer senza bisogno di alcun cavo audio.

Per quanto riguarda l'audio televisivo, tuttavia, questa soluzione non ha ancora preso piede. Il motivo: la sincronizzazione tra immagine e suono. Anche i ritardi minimi possono risultare fastidiosi. Per questo motivo, la maggior parte dei produttori continua a preferire l'HDMI eARC per la connessione tra televisore e soundbar, mentre il WiFi viene utilizzato soprattutto per lo streaming musicale e i sistemi multiroom. Questo rende l'audio di rete un'integrazione, ma raramente un sostituto completo di una connessione TV via cavo.

Conclusione: quale connessione dovresti scegliere?

La scelta del cavo giusto dipende, in definitiva, soprattutto dall'età dei tuoi dispositivi. Se sia il televisore che la soundbar supportano l'eARC – cosa che oggi fanno anche i televisori più convenienti – non c'è bisogno di pensarci due volte. Nessun'altra connessione offre attualmente una combinazione simile di qualità del suono, comfort e garanzia di durabilità nel tempo. Sono supportati tutti i moderni formati audio; il controllo avviene comodamente tramite il telecomando del televisore e anche le tracce audio più complesse vengono trasmesse alla soundbar senza alcuna perdita di qualità.

Ma anche se non disponi di una connessione HDMI eARC non devi disperare. ARC rimane un'ottima soluzione per l'uso quotidiano ed è più che sufficiente per la maggior parte delle applicazioni.

Se la funzione di canale di ritorno HDMI è del tutto assente, la connessione ottica rimane l'alternativa più sensata. Anche se devi rinunciare ad alcuni formati audio moderni, la larghezza di banda è comunque più che sufficiente per l'audio multicanale e una riproduzione affidabile. Il Bluetooth, d'altra parte, si distingue soprattutto per l'assenza di grovigli di cavi, ma è una soluzione improvvisata. In cambio, devi accettare alcuni compromessi in termini di qualità del suono, stabilità e latenza. E oggi le connessioni analogiche sono soprattutto una soluzione di ripiego per i dispositivi più vecchi.

Immagine di copertina: Shutterstock

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Da quando ho scoperto come attivare entrambi i canali telefonici sulla scheda ISDN per ottenere una maggiore larghezza di banda, sperimento con le reti digitali. Con quelle analogiche, invece, da quando so parlare. A Winterthur per scelta, con il cuore rossoblu. 


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