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AudioSapere 3376

Perché i watt da soli non ci dicono nulla

Nel campo dell'alta fedeltà, quando un produttore ci indica le prestazioni di un dispositivo solo in watt, ci sta propinando sciocchezze, mezze verità e truffa. Il volume e la qualità dell'ascolto della tua musica non hanno nulla a che vedere con quello che trovi su tutte le brochure di marketing e di schede tecniche. Facciamo una breve incursione nel mondo dei watt e del volume del suono.

«Questo è un diffusore da 100 watt», leggi sul sito web, sull'opuscolo o in negozio. Una volta acquisite alcune conoscenze in questo campo, saprai che questo numero, da solo, non significa molto, almeno non se si riferisce a un normale diffusore Hi-Fi. E soprattutto se vuoi capire fino a che volume puoi ascoltare la musica a casa.

Il watt è l'unità fisica che esprime la potenza. Nel 90% dei casi, i diffusori Hi-Fi sono passivi, ovvero non emettono potenza, ma la consumano. L'alimentazione viene fornita dall'amplificatore o dai suoi stadi finali, che, per così dire, infondono i diffusori con il loro elisir vitale. Ecco perché affermazioni come «100 watt per canale» potranno anche avere senso e corrispondere alla realtà, ma non forniscono indicazioni davvero utili in merito alle prestazioni dei diffusori.

Stadio finale per il canale di un amplificatore a transistor integrato: come i loro driver, i grandi transistor di potenza sono montati su dissipatori di calore perché possono scaldarsi molto. Fonte: Accuphase

Interazione tra amplificatore e altoparlanti

Il volume della musica dipende dall'interazione tra il diffusore e l'amplificatore. Alcuni diffusori attivi sono dotati di stadi finali – spesso anche più di uno per le basse, medie e alte frequenze – ma questo non significa che siano perfettamente sintonizzati e che i circuiti proteggano tutti i componenti. Gli altoparlanti attivi sono ancora l'eccezione nel campo dell'alta fedeltà. Sono molto comuni nel mondo dei computer (piccoli diffusori per computer fissi) e sui dispositivi con tecnologia Bluetooth (mini diffusori portatili). Il suono che ne esce è generalmente molto lontano da ciò che viene registrato in studio.

Mi riferisco ai dispositivi standard ad alta fedeltà, cioè alla relazione tra amplificatore/stadio finale e diffusore. Questa relazione è più complessa rispetto a un paio di watt e, soprattutto, queste cifre hanno poco a che fare con il volume massimo a cui possiamo ascoltare la musica, evitando di danneggiare le nostre orecchie e i nostri dispositivi.

D’altro canto, l’efficienza dell'altoparlante è un fattore decisivo. Indica quale livello del suono si ottiene dai watt forniti dall'amplificatore. Un determinato diffusore probabilmente avrà bisogno solo di pochi watt per produrre un basso che farà vibrare anche i muri, mentre un altro ne avrà bisogno di un migliaio o più.

Il consumo energetico di un diffusore varia notevolmente a seconda della sua costruzione, dei suoi componenti e dei suoi circuiti. L'efficienza espressa in percentuale indica la quantità di corrente trasmessa dall'amplificatore e trasformata in onde sonore udibili dal diffusore. Ma attenzione: la maggior parte dei diffusori elettrodinamici ha un'efficienza compresa tra il 3% e il 5%, quindi l’amplificatore spreca una bella fetta della sua potenza. Più precisamente, per riscaldare i componenti dell'altoparlante.

Queste indicazioni compaiono raramente negli opuscoli di vendita. I produttori di cui puoi fidarti invece eseguono dei test in stanza. Calcolano la pressione sonora in decibel (dB) che un diffusore produce a una potenza di 1 watt, misurata a una distanza di un metro. Il risultato è espresso in dB/W/m. Ti parlerò dei decibel e della dinamica del suono nel prossimo articolo.

Causa ed effetto

Quando un diffusore è altamente efficiente, produce un volume superiore rispetto a un diffusore che invece non lo è. 78 dB/W/m è un valore molto basso, 94 dB/W/m è un valore molto alto. Ciò equivale a 10 dB più un raddoppio del volume percepito soggettivamente. Per questo ogni trasduttore necessita di una potenza elettrica dieci volte superiore. Quindi: se un diffusore ha una potenza di 80 dB/W/m, ha già bisogno di 10 watt per raggiungere 90 dB sui dispositivi Hi-Fi, 100 watt per un livello di 100 dB e 1000 watt per gli acuti a 110 dB. Nell’esempio che ti ho appena fatto, questo diffusore a efficienza più bassa ha bisogno di circa 26 volte più potenza per produrre lo stesso volume. Concretamente, un diffusore efficiente richiede solo 4 watt per 100 dB, mentre l'altro ha bisogno di 106 watt. Visto? I watt, da soli, non significano niente.

Allora perché marchi e venditori continuano a sfoggiare la quantità di watt senza dare ulteriori indicazioni? In parte, a questa domanda può risponderci la storia dell'Hi-Fi. Nella tecnologia acustica, la resistenza dei diffusori era uno dei fattori più importanti in assoluto (e in parte lo è ancora oggi). Essa indica la potenza che un amplificatore può inviare al diffusore senza superare un certo livello di distorsione, oppure surriscaldare il diffusore o il suo tweeter. Si tratta della durata, della potenza nominale, degli acuti, degli impulsi e della potenza musicale. Oggi la resistenza è solo un valore teorico, perché il telaio è molto più robusto. Anche se può sembrare strano, gli amplificatori a bassa potenza danneggiano un diffusore molto di più rispetto ad amplificatori più potenti.

I rischi

Come come? Gli amplificatori più deboli danneggiano i diffusori di più rispetto a modelli più potenti? Sì. Tendono a produrre clipping (grandi distorsioni) in caso di sovraccarico, il che, per i tweeter, è molto più pericoloso che un leggero sovradosaggio di potenza. 10 watt di suono distorto sono molto peggio di 100 watt di suono normale.

In realtà, è questione di stabilità dell'amplificatore. L'energia elettrica è il prodotto della tensione e della corrente. Un diffusore non fornisce mai un valore di resistenza elettrica costante allo stadio finale dell'amplificatore. Minore è la resistenza, maggiore è la corrente che lo stadio finale dell'amplificatore deve fornire per mantenere la potenza. E poi ci sono altre cose poco simpatiche, come le rotazioni di fase. In ogni caso, è complicato.

Così come i diffusori hanno una soglia di resistenza, gli stadi finali hanno una soglia di potenza. Negli amplificatori a transistor convenzionali, le distorsioni aumentano e superano rapidamente questa soglia. Questo fenomeno viene chiamato clipping e può distruggere soprattutto i tweeter in una frazione di secondo. Più riserve ci sono, minore è il rischio per i diffusori. La situazione è un po' diversa per gli amplificatori a valvole. Sono più resistenti alla distorsione, ma meno potenti.

Le valvole di questi amplificatori non devono essere mai coperte. Hanno bisogno di spazio per disperdere il loro calore. I quattro cilindri spessi dei tubi di potenza sono ben visibili. Fonte: Luxman

Al momento vanno di moda gli amplificatori di commutazione, spesso erroneamente chiamati «amplificatori digitali». Questi dispositivi moderni vengono sempre più utilizzati nel campo dell'alta fedeltà. Infatti sono molto potenti e causano meno perdite degli amplificatori a transistor, e anche meno degli amplificatori a valvole. Le loro perdite si manifestano sotto forma di un'elevata produzione di calore. Ma indipendentemente da questo, i più moderni e affidabili amplificatori di oggi sono dotati di circuiti che li proteggono dal surriscaldamento e impediscono loro di distruggere i diffusori.

All'interno di un amplificatore di commutazione: genera la sua potenza senza bisogno di un alimentatore enorme o di grandi batterie a transistor. Fonte: Classé Audio

La potenza di un amplificatore (il prodotto della tensione e della corrente) dipende da molti fattori. L'indicazione «x watts a x ohm» non è così accurata come alcuni sostengono, ma riflette meglio la complessa relazione tra il diffusore e l'amplificatore.

La stabilità è un criterio particolarmente importante. Descrive la capacità di fornire alimentazione ai diffusori, anche se molto «difficili», di uno stadio finale. In termini più precisi, si tratta del mantenimento di una data tensione a resistenze molto basse, inferiori a 2 ohm, o durante rotazioni di fase fino a 60 gradi dovute a un carico induttivo o capacitivo tra la tensione e la corrente dei diffusori o dei crossover. La stabilità del carico dipende principalmente dalla struttura e dalle dimensioni dell'alimentatore e dalla stabilità della corrente proveniente dai transistor o dai tubi terminali. A tale riguardo, stadi finali molto potenti possono fornire 40 volt in modo stabile anche a 2 ohm e in rotazione di fase a 60 gradi.

La rivista Hi-Fi «Audio» ha creato un diagramma di stabilità spesso erroneamente descritto come un «dado». Questo diagramma indica la stabilità di uno stadio finale dell'amplificatore in tre dimensioni: più alto e piatto è il livello della misura, più potente e stabile sarà l'amplificatore. Ma questi dati non forniscono informazioni sulla qualità del suono. Infatti, amplificatori a valvole deboli possono produrre un suono migliore su diffusori ad alta efficienza rispetto ad amplificatori potenti su diffusori normali.

Il diagramma di stabilità di un amplificatore molto potente: a 8 ohm, fornisce una tensione di quasi 55 volt stabile fino a 3 ohm. Fornisce ancora 40 volt a 2 ohm con 60 gradi di rotazione di fase. Fonte: AUDIO
Il diagramma di stabilità di un amplificatore a valvole molto debole: non fornisce più di 15 volt di tensione. Fonte: AUDIO

Quanti watt mi servono?

Nonostante la complessa relazione tra diffusori e stadi finali, possiamo tenere conto di un paio di regole fisse.

  1. Se ti accontenti di un volume un po' più alto del normale, il numero di watt dei diffusori e degli amplificatori normali non è importante.

  2. Se di tanto in tanto vuoi spingere sul suono, acquista un amplificatore stabile e potente. Le riviste per consumatori possono aiutarti a fare la tua scelta perché non parlano semplicemente di watt, ma utilizzano misurazioni serie. Se non riesci a trovare questi dati, dai un’occhiata ai volantini e alle brochure dei prodotti, ti daranno alcuni indizi. Assicurati che la potenza indicata a 4 ohm, ma anche 2 ohm, sia superiore a quella a 8 ohm: è un indizio di stabilità. Sarebbe meglio avere 100 watt rispetto a 10, ma tra 160 e 150 non c’è differenza.

  3. Ti piace il suono ben saturo, ma non vuoi spendere un capitale? Allora presta attenzione all'efficienza dell'unità. Anche in questo caso, i test possono esserti d'aiuto. Se non riesci a trovare dati di questo genere, assicurati che siano presenti almeno 90 dB/W/m.

Il miglior consiglio che posso darti è quello di testare il tuo dispositivo. I watt non forniscono alcuna indicazione sulla qualità del suono.

Alcuni amplificatori sono adatti per diffusori con resistenze nominali multiple, qui 2, 4 e 8 ohm. Questa informazione può esserti d’aiuto. Fonte: McIntosh

Esempi

Amplificatore con potenza sufficiente per spingere sul suono:

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CHF 371.–
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Amplificatori a valvole

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Da oltre trent’anni sguazzo nel settore audio lavorando come giornalista, dove ho la fama di essere un appassionato di musica, un fan dell'analogico senza speranza e un inflessibile critico di altoparlanti audio. Tutto ciò probabilmente è legato ai miei pietosi tentativi di suonare il violino e la batteria non solo da semplice dilettante. Per un po' di tempo ho vissuto e lavorato in Svizzera, il mio paese preferito, dove torno spesso e con piacere.

33 Commenti

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User .nja

Ich finde den Tip mit dem Probehören gut, wo kann ich das bei Digitec machen? ....

10.04.2018
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User stschori

Probehören muss man bei sich zu Hause, nicht in einem Showroom. Wenn ich Boxen kaufe, so muss ich die zu Hause bei mir mit meinem Verstärker anhören können. Oder wenn ich einen Verstärker kaufe, muss ich den zu Hause mit meinen Boxen hören können. Der Raum, seine Akustik und eben das Gegenstück (Boxen/Verstärker) ist enorm wichtig! Ich denke mal, das kann man irgendwo bei Digitec. Natürlich lohnt sich das dann bei Billigstprodukten nicht, aber da ist es ja eigentlich auch egal ;-)

10.04.2018
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User .nja

Das ist klar, würde trotz allem helfen die verschiedenen Geräte in wohnraumähnlichen Räumen auszuprobieren und insbesondere zu vergleichen. Ich finde den Tipp insbesondere Merkwürdig, da bei anderen Anbietern dies Möglich ist, bei Digitec aber Kategorisch ausgeschlossen (dasselbe gilt für alle anderen Produktgruppen, ausser die sind per Zufall im "Showroom")

11.04.2018
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User firlefanz

Man kann bei digitec die Geräte zwar nach Hause bestellen, sobald man jedoch die Packung öffnet, kostet einem das rund 10% des Kaufpreises. Wenn man mehrere LS vergleichen möchte, wird das teurer, als wenn man im Fachgeschäft probehört und dort einen eventuellen kleinen Mehrpreis bezahlt als "Dankeschön" für die Dienstleistung, die man nutzen darf.

(Im Fachgeschäft probehören und im Billigstpreisshop kaufen gehört jedoch zu den Todsünden!)

11.04.2018
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User morgulbrut

Der grösste HiFi Blödsinn überhaupt sind vollsymetrische Layouts. Und sauteure und dicke Kabel für alle möglichen Digitalsignale.
Und Spitzenlagerungen für Lautsprecherkabel. Und CD-Entmagnetisierungsgeräte. Und die Aussage Vinyl sei besser als CDs.

10.04.2018
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User FabianKu

Vinyl ist besser als CD. Es sieht im Regal schöner aus. :D

10.04.2018
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User morgulbrut

Den Punkt geb ich dir. Den von der schöneren Haptik auch. ;)

11.04.2018
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User Anonymous

...und wenn bei der übertragung auf das digitale medium geschluddert wurde.
sonst gebe ich dir in allen punkten recht. so, jetzt kauf ich mir ein voodoo-, sry vovox-kabel für 1000steine und hau mir die letzten ohrschmalz-transienten aus meinen portablen plastikböxli raus. völlig ungeschirmt natürlich.

14.04.2018
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User hegamer

Anmerkung zum «Digitalverstärker»: Falls es sich nicht um einen Röhrenverstärker handelt arbeiten die Verstärker beinahe ausschliesslich mit Transistoren. Der Unterschied liegt in der eigentlichen Funktionsweise und Nutzung der Transistoren.

09.04.2018
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User Anonymous

Danke für den gut geschriebenen Artikel!
Neben der, bereits im Artikel erwähnten, Faustformel - "Lieber starken Verstärkern an schwachen Lautsprechern, als anders rum" - habe ich als zweite Faustformel noch immer im Kopf - "wenn der Verstärker nix wiegt, ist er nix Wert".. stimmt dies auch noch?

09.04.2018
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User marcelseiz

Bei analogen Verstärkern (Röhre und Transistor) braucht es immer noch schwere Trafos und grosse Kühlkörper für viel Leistung. Bei Schaltverstärkern mit Schaltnetzteilen sieht es aber ganz anders aus, die können mit wenig Gewicht und aus kleinen Gehäusen richtig viel Leistung bringen.

09.04.2018
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User stschori

Stimmt nicht ganz. Schon vor 20 Jahren gab es analoge Transistorverstärker mit Schaltnetzteil. Durch das Schaltnetzteil fällt der schwere Trafo weg. Und wenn der Kühlkörper noch durch eine leichte Bauweise mit Heatpipe gebaut wurde, wog der Verstärker durchaus fast nichts und hatte Leistung ohne Ende. Kommt also ganz drauf an, wie der Verstärker gebaut ist bzw. war. Meist waren das jedoch Exoten und nur aus gutem Hause. Die Faustformel traf also wohl bei 95% der Verstärker zu.

10.04.2018
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User Anonymous

Praxistest 'Faustformel':
starker verstärker an schwache lautsprecher = tieftöner zerfetzt
schwacher verstärker an starke lautsprecher = hochtöner geschmolzen
> ersatz hochtöner günstiger als ersatz tieftöner > formel korrekt

14.04.2018
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User Anonymous

Toller Beitrag. Beruhigend, dass sich zumindest in den Grundlagen in den letzten 35 Jahren nichts geändert hat.

10.04.2018
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User Anonymous

na dann hast du noch ein paar jahre vor dir. gruss ötzi.

14.04.2018
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User PROreha

Es ist nicht Grundsätzlich so, dass schwache Verstärker eine Gefahr für die Boxen darstellen. Mit Leistungen von vielen Watt ist die Gefahr kleiner die clipping Grenze zu erreichen.
Ein richtig dimensionierter Verstärker wird auch bei Vollausteuerung nicht "clippen".

10.04.2018
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User the_doors

Wenn es digitec mit hifi ernst nehhmen würde, müssten sie einen showroom einrichten wo probehören möglich wäre. Oder die LS dürften 1Monat probegehört weden.
Als hifi entusiast und Architekt würde ich Ihnen helfen ein Showroom zu Bauen.

15.04.2018
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User pat_schuler

Infinity Kappa 9 Lautsprecher:

Kennschalldruck in dB bei 1 Watt und 1 m 102.0 dB/W/m
Verstärkerleistung je Lautsprecher 282 Watt
Anzahl der Lautsprecher 2 Stück
Abstand zu den Lautsprechern 3.0 Meter

Erzeugter Schalldruckpegel 120.0 dB

09.04.2018
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User info

Mit dem Lautsprecher waere mein Vinyl auch nix wert... Sorry, aber hör mal hin bevor Du quatsch daher quasselst... aber vorweg... ja... vinyl ist nicht gleich vinyl... und da kommts halt auch auf den Plattenteller, Nadel und Kabel an...

10.04.2018
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User silvio.zemp

Ein Mass, welches die Qualität eines Verstärkers recht gut wiedergibt, ist der Dämpfungsfaktor. Er wiederspiegelt so in etwa das Verhältnis zwischen dem Innenwiderstand der Endstufe inkl. Stromversorgung gegenüber demjenigen der Lautsprecher. High End: 10’000; Obere Mittelklasse 100+; Low End 40-.

10.04.2018
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User americo

herzlichen Dank für die tollen Ausführungen, Du sprichst mir aus dem Herzen und ich könnte es nicht besser formulieren. Schade ist nur, dass diese Infos just nicht die Personen erreichen, denen es am meisten helfen würde. Ich freue mich auf weitere gute Berichte aus der Audiophilen Welt.

11.04.2018
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User gm5star

Guter Bericht, ausser der Teil "Desktop-Böxchen oder in der Bluetooth-Mobilwelt als Mitnehm-Quäker" seien nur aktiv heutzutage.Praktisch alle Studiomonitore zum Abhören sind aktiv. Es gibt also durchaus genügend aktive Highendlautsprecher, nicht nur Beachboxen.

21.04.2018
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User Lothar Brandt

DANKE für das Lob. Die monierte Texpassage lautet: "Doch in der High Fidelity bilden Aktivlautsprecher noch immer die Ausnahme. Wo sie die Regel sind, etwa im Computerbereich als Desktop-Böxchen oder in der Bluetooth-Mobilwelt als Mitnehm-Quäker, tönen sie meist weit entfernt von hoher Klangtreue." Klar gibt es im STUDIO-Bereich jede Menge aktive. Und auch im HiFi-Bereich welche, aber dort sind sie die Ausnahme. OK?

22.04.2018
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User danielschmidt

Der Artikel hat mir gut gefallen und, wie sich's gehört, auch Fragen aufgeworfen: Wie funktionieren Schaltverstärker? Sind das die, die mancherorts als Class-D bezeichnet sind? Wenn nein, was ist Class-D?
Was ist Phasendrehung und wie macht sich die akustisch bemerkbar? Spielt das eine Rolle?

oggi 03:20
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User Lothar Brandt

Ja, Schaltverstärker werden auch als Class-D-Verstärker bezeichnet. Wie sie funktionieren, würde ich gerne in einem separten Artikel erklären. Phasendrehungen sind bei Wechselspannungen Verschiebungen zwischen Strom und Spannung. Die Bezeichnung ist Phi, die Masseinheit Grad. Die elektrische Leistung genügt der Formel P = I (Stromstärke in Ampère) x U (Spannung in Volt) x cos phi. Bei 0 Grad, ist der Cosinus 1 und damit die Leistung unbeeinträchtigt das Produkt von Strom und Spannung.

oggi 09:53
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User maclexi0

Ja die Röhren. Mit Gitarre oder Bass mag das durchaus Sinn machen. Aber an der Stereo Anlage macht das die Musik nicht besser. Die Röhre verbiegt den Klang eigentlich. Das erreicht man heute mit Elektronik genau so gut. Da brauche ich keinen teuren Röhrenamp der viel Strom braucht.

12.04.2018
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User Lothar Brandt

Aus meiner Sicht ist das etwas zu pauschal. Es gibt aus meiner Sicht viele Röhrenverstärker, die exzellent klingen, ohne den KLang zu verbiegen (meist durch Hiinzufügen bestimmter Klirranteile). Nur sind die guten Röhrenamps in der High Fidelity leider nicht billig. Die für Gitrarristen übrigens auch nicht ....

22.04.2018
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User maclexi0

Eben: Gute Hi-Fi Röhrenamps sind teuer, verbrauchen viel Strom, brauchen dadurch grosse schwere Netzteile und die Röhren altern dazu auch noch.
Ich sehe absolut keinen Vorteil gegenüber einem guten Transistor Amp.
Meine Meinung.

26.04.2018
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