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Testiamo il Panasonic JZC 2004: sempre molto valido, sempre molto caro

Luca Fontana
Zurigo, il 08.10.2021
Traduzione: Martina Russo

Fresco fresco dal Giappone, il TV OLED Panasonic generazione 2021 è molto apprezzato dagli appassionati di film e serie. Lo è meno dal portafoglio.

I televisori OLED di Panasonic sono carissimi. Da sempre. Me ne lamentavo anche l’anno scorso. Sotto questo punto di vista, non ci sono novità: i giapponesi di Osaka restano fedeli alla loro strategia di prezzo, che peraltro non capisco. A ottobre 2021, per il JZC 2004 da 65” chiedono più di 4000 franchi. Mi sembra tanto anche per uno che è appassionato di TV.

Per fare un confronto: l’A90J della Sony costa 1000 franchi in meno. Il G1 di LG ben 1500 in meno.

TX-65JZC2004 (4K, OLED, 2021, 65 ")
Panasonic TX-65JZC2004 (4K, OLED, 2021, 65 ")
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Una possibile spiegazione per le abissali differenze di prezzo me l’ha suggerita l’anno scorso il nostro lettore claude1974 nella sezione Commenti dell’articolo-test sui Panasonic:

«È un dettaglio, ma per quanto riguarda il prezzo stiamo confrontando mele e pere. L’LG C9 e l’E9 sono versioni single tuner, mentre il Sony e il Panasonic sono twin tuner». (Commento originale in tedesco)

Confrontando marchi diversi scopriamo che almeno quest’anno tutti e tre i televisori sono twin tuner, quindi l’osservazione di claude1974 non regge più. È vero: Panasonic ha dotato il suo modello OLED di punta di molta più potenza di suono rispetto alla concorrenza (ne parliamo tra un attimo), tuttavia questo non basta per giustificare una differenza di prezzo di 1000 franchi.

Bene. Fine della tirata sui prezzi. Perché, a parte la discussione sul costo, il JZC 2004 è un televisore davvero fantastico.

Porte, pannello insolitamente spesso e suono pieno

Piatto è altro, mi dico mentre guardo il JZC 2004. Il pannello è effettivamente sottile – 0,4 centimetri – com’è di norma negli OLED. Ma poi bisogna aggiungere l’alloggiamento che ospita l’hardware, il processore delle immagini e le porte. Complessivamente l’apparecchio ha uno spessore di circa 6 centimetri. Se ci aggiungo anche la profondità della base piatta arrivo a circa 35 centimetri, nettamente più spesso della concorrenza.

Pazzesco quanto sia sottile un pannello OLED di questo tipo. Anche dopo tutti questi anni mi stupisco ancora.
Pazzesco quanto sia sottile un pannello OLED di questo tipo. Anche dopo tutti questi anni mi stupisco ancora.

No, i designer Panasonic non hanno messo insieme il TV così a casaccio. In realtà la profondità in più è utile agli altoparlanti interni. Più è grande la cassa armonica – ovvero più spazio hanno i driver – più il suono è pieno. I driver fanno oscillare l’aria per trasportare il suono. I televisori ultrasottili restringono la fisica sulla parte posteriore ed è per questo che gli altoparlanti interni spesso hanno un suono davvero scadente e fastidiosamente metallico.

Ma non il Panasonic JZC 2004. Questo OLED monta un sistema 5.1.2, ovvero ha tre altoparlanti che irradiano il suono anteriormente e due che lo diffondono lateralmente. Ci sono poi un subwoofer sul retro e due altoparlanti che trasmettono il suono verso l’alto. Panasonic promette un suono 3D in grado di riempire gli ambienti e perfetto per il Dolby Atmos. Complessivamente, il sound system raggiunge una potenza in uscita di ben 125 Watt: il doppio rispetto alla concorrenza.

Il sound system è stato sviluppato e costruito da Technics, una controllata di Panasonic specializzata in prodotti audio.
Il sound system è stato sviluppato e costruito da Technics, una controllata di Panasonic specializzata in prodotti audio.

Sono davvero colpito dal suono che esce dal JZC 2004. La qualità è ancora più evidente se la confronto con quella dei Sonos Beam di seconda generazione che, casualmente, testo insieme al televisore. Nelle scene di azione, i bassi del Panasonic sono di grande effetto e nettamente superiori ai Sonos Beam. Danno al sottofondo musicale una vera e propria sferzata, come non mi era mai capitato di sentir provenire da altoparlanti interni.

Non aspettarti, però, un sound in stile Dolby Atmos, diffuso lateralmente o dall’alto senza che siano fisicamente presenti gli altoparlanti. Algoritmi e tecnologie potranno cercare di ingannare te e il tuo orecchio, ma se non ci sono altoparlanti distribuiti in tutta la stanza come al cinema, la promessa di un suono 3D resta una strategia di marketing.

Tre dei cinque altoparlanti sono montati nella soundbar integrata nel pannello
Tre dei cinque altoparlanti sono montati nella soundbar integrata nel pannello

Due parole sulle porte. Il Panasonic non si fa mancare niente. È dotato di HDMI 2.1, che supporta tutte le funzioni importanti per i gamer, come le frequenze variabili dei fotogrammi e la risoluzione UHD con 120 fotogrammi al secondo:

  • 4 porte HDMI 2.1 per una risoluzione UHD di 120 FPS
  • Supporta Dolby Vision IQ, HDR10+ Adaptive e Filmmaker Mode
  • eARC via HDMI 3
  • VRR, AMD Freesync Premium e ALLM su HDMI 1 e 2
  • 1 uscita per Toslink
  • 1 porta USB 3.0
  • 2 porte USB 2.0
  • 1 porta LAN

Utilizzando un tester del ritardo di input di Leo Bodnar in modalità gaming rilevo un ritardo di input medio di 14 millisecondi. Non c’è la stessa reattività di 12 millisecondi del G1 di LG, ma è comunque un valore di tutto rispetto. Assolutamente consigliato, quindi, anche ai gamer.

Come sistema operativo, Panasonic punta sulla sesta generazione del suo «my Home Screen». Se da un lato il menu per la regolazione fine delle impostazioni di immagini e suono è sì articolato ma anche piuttosto vecchiotto, la selezione delle app è invece moderna. Come aspetto mi ricorda lontanamente il WebOS di LG prima dell’aggiornamento di quest’anno.

Mi piace. Molto.

Ah, tra l’altro: dall’aggiornamento del firmware di settembre, Disney+ è disponibile finalmente anche come app interna del televisore. E chi ama i telecomandi grossi e massicci come me può rallegrarsi: questo si potrebbe usare tranquillamente anche come fermacarte. Rispetto all’anno scorso, però, è stato di nuovo modificato e ora include un microfono integrato per i comandi vocali tramite Google Assistant.

Grandi dimensioni. Tanti tasti. Un po' retro. Ma con stile.
Grandi dimensioni. Tanti tasti. Un po' retro. Ma con stile.

L’immagine: una forza

Passiamo all’immagine. È tra le migliori che abbia mai visto in un televisore. In «Jurassic World: Il regno distrutto» L'ho visto su così tanti TV che riconosco subito i punti di forza e quelli deboli dell'immagine.

Panasonic JZC 2004
Panasonic JZC 2004
Fonte: UHD Blu-Ray, Dolby Vision. Timestamp: 00:05:07

Facciamo il confronto con l’OLED G1 di LG:

LG G1
LG G1
Fonte: UHD Blu-Ray, Dolby Vision. Timestamp: 00:05:07

E ora con il QN95A di Samsung, il modello di punta Mini LED 2021 della casa sudcoreana:

Samsung QN95A
Samsung QN95A
Fonte: UHD Blu-Ray, HDR10. Timestamp: 00:05:07

Attenzione: non fare troppo affidamento sulle immagini usate per il confronto. Tra una fotografia e l’altra ci sono mesi di distanza e condizioni di luce diverse, tutti elementi che possono influire sul risultato finale. Inoltre l’immagine del Samsung appare molto più nitida, ma solo perché mi avevano dato il modello a 75” da testare. Il JZC 2004 che mi ha messo a disposizione Panasonic tuttavia ha una diagonale di soli 55”, perciò ho ingrandito una sezione di immagine molto più piccola per inserirla nell’articolo.

Quindi lascia perdere la nitidezza e concentrati sul resto.

Le immagini di confronto confermano la prima impressione che ho avuto durante il test. I colori dei Panasonic sono particolarmente naturali: equilibrati e non troppo accesi. Proprio nel confronto con il Mini LED della Samsung si notano i valori di nero molto migliori che garantiscono contrasti più netti e quella marcia in più tipica degli OLED.

A confronto, l’immagine del Panasonic è leggermente meno calda rispetto al G1 di LG. Può piacere o meno. Personalmente preferisco le impostazioni predefinite dei colori caldi del G1, perché mi pare si avvicinino di più a quello che i coloristi di Hollywood avevano creato sui propri schermi calibrati.

Un altro esempio: il capolavoro giallo di Ryan Johnsons «Cena con delitto – Knives Out». Diversamente da «Jurassic World», nel suo film Johnson evita quasi del tutto le gradazioni di colore eccessive. Questo è il caso in cui è necessario modificare i colori finché il film non appare come si vuole e le carnagioni chiare improvvisamente diventano arancioni. Hollywood: è ora di smetterla.

Panasonic JCZ 2004
Panasonic JCZ 2004
Fonte: UHD Blu-Ray, Dolby Vision. Timestamp: 00:33:34

Qui vediamo di che cosa è capace davvero l’OLED Panasonic. La carnagione degli attori ha un aspetto naturale, umano, autentico. Lo stesso vale per l’accogliente studio, così piacevolmente retro, del grande viaggiatore e autore di gialli: confortevole e invitante.

Rispetto all’OLED A1 di LG – come il G1, ma con un processore un po’ meno performante, un pannello meno chiaro e una frequenza di fotogrammi non così elevata – non noto quasi alcuna differenza. A meno che guardi con la lente: forse nello sfondo, vicino al felino impagliato, il calore dell’immagine risulta meno gradevole.

LG A1
LG A1
Fonte: UHD Blu-Ray, Dolby Vision. Timestamp: 00:33:34

I difetti dell’immagine Samsung sono ben più evidenti: il rosso è troppo intenso e toglie allo scenario un po’ della sua naturalezza. Per contro, però, fa risaltare un po’ di più i dettagli nelle aree scure dell’immagine dove gli altri due OLED, per motivi legati alla tecnologia, si perdono qualche dettaglio.

Samsung QN95A
Samsung QN95A
Fonte: UHD Blu-Ray, HDR10. Timestamp: 00:33:34

Ultima scena. Questa volta da «Blade Runner 2049». Non è né particolarmente scuro, né particolarmente chiaro. Un buon parametro di riferimento per confrontare OLED e Mini LED.

Cominciamo anche qui dal Panasonics JZC 2004:

Panasonic JZC 2004
Panasonic JZC 2004
Fonte: UHD Blu-Ray, Dolby Vision. Timestamp: 00:43:25

E ora il QN95A di Samsung.

Samsung QN95A
Samsung QN95A
Fonte: UHD Blu-Ray, HDR10. Timestamp: 00:43:25

Questa volta il mio verdetto è chiaro: l'immagine OLED del Panasonics appare molto più alta in termini di contrasto, e difficilmente inghiotte i dettagli nelle aree scure dell'immagine. Guarda la giacca di Ryan Gosling: anche i toni della pelle sembrano più naturali. L'immagine Mini LED di Samsung sembra un po' fredda in confronto. Questo è dovuto principalmente alla mancanza del supporto Dolby Vision.

Fin qui, l’immagine del Panasonic JZC 2004 è una potenza.

Il processore: quasi perfetto

Veniamo al processore, il cervello del televisore. Il suo compito principale è quello di ricevere, elaborare e visualizzare i segnali delle immagini. Elaborare significa rilevare la cattiva qualità dell'immagine e migliorarla.

Il JZC 2004 di Panasonic monta il processore HCX Pro AI, successore dell’HCX Pro Intelligent. Che ora non è più soltanto «intelligente», ma è guidato da un’«intelligenza artificiale» che analizza singolarmente ogni frame e il segnale audio ed elabora la migliore qualità possibile di suoni e immagini.

Chapeau. Mi inchino di fronte al reparto marketing che ha escogitato questa cosa.

Scherzi a parte, iniziamo con un esempio dal dramma di guerra «1917» di Sam Mendes. Il film è perfetto per testare il motion processing, ovvero l’elaborazione del movimento. Mendes ha girato il film quasi esclusivamente azionando la telecamera con movimenti regolari e fluidi, quindi è facile verificare con quale fluidità il processore riesce ad elaborare l’immagine del pannello a 120 Hz.

Osserva in particolare come la videocamera gira intorno ai due soldati all’inizio del video.

L’immagine si blocca spesso. Potrebbe anche essere colpa del Dolby Vision: poiché l’immagine ha molti più metadati da elaborare rispetto a un’HDR10 o SDR, il processore ha più lavoro da fare e si trova quindi in difficoltà.

Non è grave se, come nell’esempio precedente, ogni tanto l’immagine si blocca. Il modo in cui Mendes aziona la telecamera nel film è effettivamente una sfida enorme per la maggior parte dei processori. Spesso succede dove ci sono bordi netti davanti a sfondi sfocati e sia il processore che i pixel devono reagire con grandissima rapidità. Qui il confronto con il G1 di LG e il suo processore Alpha 9 di quarta generazione.

A sinistra: Panasonic. A destra: LG.

Nelle impostazioni del Panasonic cerco di rendere l’immagine un po’ più fluida, ma non trovo grandi differenza. I puristi storcerebbero il naso: i film e le serie di solito vengono girati a 24 FPS (fotogrammi al secondo). I notiziari, lo sport, i reality e le soap opera con qualcosa in più. Ecco perché l’immagine risulta più fluida e senza strappi.

Il pannello del Panasonic può raggiungere 120 fotogrammi al secondo. Ottengo questo risultato perché faccio calcolare al processore i fotogrammi intermedi. Riesco così a trasformare un segnale a 24 FPS in un segnale a 30 o a 40 FPS, a seconda della capacità del processore. Ma c’è un problema: può succedere che i film del cinema finiscano per somigliare ai notiziari o alle soap opera. I puristi lo chiamano «effetto soap opera». E non lo apprezzano. I film devono avere strappi. Uno stile vecchio... o soltanto vecchio stile?

Ora è il momento del judder test. Il judder si verifica in tutti i televisori. È un fenomeno che accade quando il segnale video e il pannello della TV non hanno la stessa frequenza dei fotogrammi. Come nel JZC 2004. Il JZC 2004 può raffigurare fino a 120 fotogrammi al secondo. «1917» è stato invece girato con 24 fotogrammi al secondo. A seconda della capacità del processore di elaborare le immagini tra un fotogramma e l’altro e quindi di sincronizzare queste irregolarità, l’immagine può apparire «nervosa», o «jittery» in inglese. Ecco da dove arriva il termine «judder».

Nel prossimo confronto fai attenzione alle barre verticali nel fienile. A sinistra l’immagine del Panasonic, a destra quella dell’LG. Il judder c’è in tutte e due: è come se l’immagine pulsasse. Ma nel Panasonic lo noti un pochino di più.

A sinistra: Panasonic. A destra: LG.

Anche qui il processore dell’LG fa un lavoro leggermente migliore. Non ci sono comunque differenze macroscopiche tra Panasonic e LG. Io stesso devo guardare molto attentamente per scovare delle differenze. Questa è la riprova che il processore intelligente del Panasonic è molto più di un prodotto creativo partorito dall’ufficio marketing.

Lo si vede molto bene nell’esempio che segue, dove ti parlo anche dell’upscaling, ovvero della possibilità di migliorare le immagini di qualità non elevata. Programmi live, trasmissioni sportive, notiziari... o «The Walking Dead». La serie è stata volutamente girata su pellicola da 16 mm in risoluzione SD che, insieme a una granularità vecchio stile e al rumore dell'immagine, trasmette la sensazione della devastazione di un mondo post-apocalittico.

Panasonic JZC 2004, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1
Panasonic JZC 2004, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1
Fonte: Netflix, risoluzione HD (migliorata da Netflix), SDR. Timestamp: 00:02:30

A titolo di confronto, la stessa immagine sul G1 di LG:

LG G1, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1
LG G1, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1
Fonte: Netflix, risoluzione HD (migliorata da Netflix), SDR. Timestamp: 00:02:30

In questo esempio, la scena di «Walking Dead» mi piace di più sul Panasonic rispetto all’LG, dove i colori più caldi, per una volta, non sono un vantaggio. La scena si svolge di sera, in un bosco. Lo sfondo è molto scuro su entrambi i televisori, ma garantisce comunque un bel contrasto. Soffermati, a sinistra, sul rosso del sangue sulla guancia di Rick. O a destra, sul rosso della sciarpa di Negan. Per i miei gusti, soltanto il black crush – ovvero la perdita dei dettagli nelle aree più scure dell’immagine – potrebbe essere un po’ meno marcato in entrambi gli apparecchi. In compenso il rumore dell’immagine è quasi assente.

Qui l’upscaling è fatto bene.

Per fare un confronto: Samsung QN95A:

LG QN95A, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1
LG QN95A, «The Walking Dead», stagione 7, episodio 1
Fonte: Netflix, risoluzione HD (migliorata da Netflix), SDR. Timestamp: 00:02:30

Quasi l’esatto opposto. Evidentemente il processore del Samsung è andato troppo oltre, perché non c’è bisogno di rischiarare in questo modo le intensità dei colori per rivelare informazioni sull’immagine a malapena disponibili. Peraltro, il rumore dell’immagine è notevole.

Conclusione: eccezionale, ma… c’è un «ma»: il prezzo

Ripeto: il JZC 2004 di Panasonic è troppo caro. Quale sia la ragione per un prezzo così esorbitante davvero non so. Se hai un’idea del perché, potresti magari condividerla nella sezione dei commenti. Per come la vedo io, la casa produttrice giapponese si sta danneggiando da sola.

L’OLED di punta 2021 Panasonic è indubbiamente un apparecchio fantastico. L’immagine è naturale, con colori equilibrati, ed è supportata da un processore potente. È allo stesso livello di LG e Sony? Sì, assolutamente. Inoltre è dotato di un sound system 5.1.2 di tutto rispetto che, pur non essendo un vero e proprio sistema 5.1.2 e quindi non in grado di riprodurre un suono 3D, è comunque degno sostituto di una soundbar a scapito di un pannello un po’ più spesso.

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La mia zona di comfort consiste in avventure nella natura e sport che mi spingono al limite. Per compensare mi godo anche momenti tranquilli leggendo un libro su intrighi pericolosi e oscuri assassinii di re. Sono un appassionato di colonne sonore dei film e ciò si sposa perfettamente con la mia passione per il cinema. Una cosa che voglio dire da sempre: «Io sono Groot». 


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