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L'iniziativa «Stop Killing Games» è fallita nell'UE, ma c'è ancora speranza

Debora Pape
18.6.2026
Traduzione: tradotto automaticamente

L'UE respinge l'iniziativa dei cittadini «Stop Killing Games» e punta sulla volontarietà. Mentre i giocatori in Europa rimangono a mani vuote, negli Stati Uniti si sta formando una resistenza a livello legislativo.

L’anno scorso, l’iniziativa dei cittadini “ «: Stop Killing Games”» ha raccolto circa 1,3 milioni di firme nell’UE. L’obiettivo dell’iniziativa: l’UE dovrebbe varare una nuova normativa per impedire agli editori di rendere i giochi ingiocabili una volta scaduto il periodo di supporto. L’iniziativa ha così raccolto ben più del milione di firme necessarie per portare la questione all’attenzione della Commissione europea.

Ma la commissione ha ora respinto l’iniziativa. Secondo la Commissione, nuove disposizioni legislative interferirebbero in modo sproporzionato con i diritti d’autore degli editori e con la libertà imprenditoriale del settore. Inoltre, i segreti commerciali degli sviluppatori sarebbero a rischio e la messa a disposizione dei giochi su server privati potrebbe comportare rischi per la sicurezza.

In altre parole: L’UE rifiuta una modifica legislativa a favore dei consumatori dell’UE. L’autorità fa riferimento alle direttive esistenti, che dovrebbero già garantire un giusto equilibrio tra la tutela dei consumatori e gli interessi del settore.

Un codice di condotta volontario come compromesso?

Come una sorta di compromesso, propone di elaborare un codice di condotta volontario per l’industria dei videogiochi. Potrebbe, ad esempio, stabilire delle linee guida su come e quando i giocatori debbano essere informati dell’imminente disattivazione di un gioco. Nel negozio online, i giocatori potrebbero essere informati di una possibile chiusura futura già al momento dell’acquisto di un gioco.

Nel codice potrebbero essere incluse anche modalità per rafforzare le collaborazioni tra editori e istituzioni culturali, al fine di preservare i giochi per le generazioni future.

Gli editori non sarebbero però obbligati a rispettarlo. Entro la fine del 2026, la Commissione intende avviare un dialogo tra le organizzazioni per la tutela dei consumatori e i rappresentanti del settore.

Un no che c’era da aspettarsi

L’ideatore dell’ «a Stop Killing Games», lo YouTuber Ross Scott, non è sorpreso dalla risposta della Commissione. Pochi giorni prima dell’annuncio, in un video aveva già spiegato perché si aspettava questo risultato.

Racconta infatti che i tre incontri con i rappresentanti dell’UE non sono stati molto promettenti. Sono emerse ripetutamente le stesse domande fondamentali, alle quali era già stata data risposta nella petizione. Secondo Scott, i rappresentanti avrebbero mostrato poca comprensione per gli obiettivi e le proposte di soluzione dell’iniziativa “ «Stop Killing Games”».

Scott nota inoltre uno squilibrio nell’attenzione riservata ai rappresentanti delle due parti: Ci sarebbero stati incontri decisamente più frequenti con i membri dell’organizzazione di lobby «Video Games Europe» che con gli organizzatori dell’iniziativa popolare. I parlamentari si sarebbero persino incontrati più volte con la lobby industriale statunitense «Entertainment Software Association» (ESA).

Le proposte di compromesso che la Commissione aveva inviato in precedenza, inoltre, non avrebbero affrontato il problema principale. Si tratta sostanzialmente delle stesse proposte che ora si ritrovano nel codice di condotta volontario.

Speranza per l’ «e Stop Killing Games» – in California

L’impegno di «Stop Killing Games» non si limita all’Europa. Gli organizzatori cercano di diffondere le loro attività il più possibile. Ci sono state iniziative anche nel Regno Unito e in alcuni stati degli Stati Uniti. Infatti, anche le modifiche legislative a livello regionale avrebbero un effetto di segnale.

Negli Stati Uniti, il progetto di legge che ha fatto i progressi maggiori è «Assembly Bill 1921» (anche: «Protect our Games Act») in California. Il disegno di legge è stato presentato nel febbraio 2026. A maggio, la Camera dei Rappresentanti della California l’ha approvato a larga maggioranza (43 voti contro 16).

Al momento, l’ «Protect our Games Act» è all’esame del Senato dello Stato della California per ulteriori discussioni e votazioni. Se otterrà la maggioranza, il governatore della California dovrà ancora firmare la nuova legge.

Il disegno di legge prevede che i giocatori e le giocatrici della California abbiano diritti molto più forti per i giochi acquistati a partire da gennaio 2027. Particolarmente interessante, nell’ottica di «Stop Killing Games», è il passaggio in cui si dice che, quando un gioco viene disattivato – salvo poche eccezioni – i fornitori devono offrire agli acquirenti una delle seguenti opzioni: O una versione del gioco che funzioni indipendentemente dai servizi del gestore, oppure una patch che ne consenta l’utilizzo autonomo, oppure, come terza opzione, il rimborso completo del prezzo di acquisto.

Al momento, però, c’è una forte opposizione da parte dell’associazione di categoria ESA. Non è quindi chiaro se ci saranno ancora modifiche significative alla bozza o se la legge verrà approvata in qualche forma. Le novità sono attese verso la fine dell’estate o in autunno.

Immagine di copertina: Shutterstock/Gorodenkoff

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Si sente a casa sia davanti al PC da gaming che sull'amaca in giardino. È affascinata dall'Impero Romano, dalle navi container e dai libri di fantascienza, tra le altre cose. Fiuta soprattutto le ultime notizie dal settore IT e smart gadget.


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