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Retroscena

Il controllo delle chat viene sospeso: l'UE si tira indietro

Florian Bodoky
1.4.2026
Traduzione: Rebecca Vassella

Nell'UE non è più consentito controllare le chat in modo volontario. Un compromesso saltato e un espediente procedurale fallito hanno portato alla fine.

Dal 4 aprile 2026, il servizio viene (temporaneamente) sospeso: le piattaforme online nell'UE non possono più analizzare i messaggi privati alla ricerca di materiale di abuso sessuale sui minori. Ciò che a prima vista sembra un passo indietro nella lotta contro gli abusi è in realtà il risultato di un complesso processo politico: si tratta infatti di un compromesso fallito tra protezione dei dati e procedimento penale, ma anche un espediente procedurale che si è rivelato controproducente.

Controllo volontario delle chat dal 2021

La direttiva ePrivacy, ufficialmente Direttiva 2002/58/CE, è in vigore dal 2002. Tale norma vieta la lettura o l'analisi delle comunicazioni elettroniche private senza consenso. Dal 2021 è in vigore una deroga alle norme sulla ePrivacy che consente proprio questo tipo di monitoraggio.

Finora piattaforme come Meta, Google o Microsoft hanno potuto analizzare volontariamente le comunicazioni private per individuare e segnalare eventuali contenuti di abuso sui minori. Nel 2024, l'UE ha prorogato questa soluzione transitoria per guadagnare tempo e consentire l'adozione di una normativa completa e duratura volta a contrastare gli abusi sui minori online. La Commissione europea aveva già presentato una proposta in tal senso nel 2022.

Niente più proroghe! O forse ancora una? No

Per capire come si è arrivati a questo punto, bisogna dare uno sguardo al passato. La normativa attuale non è mai stata concepita come una soluzione definitiva. Una maggioranza del Parlamento ha inizialmente respinto un'ulteriore proroga. L'11 marzo 2026 sembrava che ci fosse almeno una nuova soluzione provvisoria.

Il Parlamento ha approvato una proroga fino ad agosto 2027 – un controllo delle chat in «versione light». Questa versione ha dato maggiore importanza alla protezione dei dati e ha rappresentato un compromesso tra sicurezza e diritti fondamentali. Anziché puntare su una sorveglianza capillare, si basava su un approccio mirato.

In concreto, ciò significava:

  1. Attenzione al materiale già noto (hash matching)
  2. Nessuna sorveglianza di massa generalizzata
  3. Protezione delle comunicazioni con crittografia end-to-end
  4. Applicazione complessivamente limitata

L'idea alla base era quella di garantire la protezione dei minori senza violare i principi fondamentali della privacy. Ma proprio queste limitazioni sono diventate il punto cruciale nei negoziati successivi. Infatti, nell'UE una semplice decisione del Parlamento non è sufficiente. Perché una legge venga approvata è necessario l'accordo di tre istituzioni: il Parlamento europeo, il Consiglio europeo e la Commissione europea.

Dopo la votazione sono iniziati i negoziati tra queste parti – che però sono falliti. Infatti, mentre il Parlamento insisteva su una versione limitata, alcuni Stati membri in seno al Consiglio ritenevano questa soluzione insufficiente. In particolare, la limitazione al materiale già noto e la protezione delle comunicazioni crittografate sono state criticate perché ritenute inefficaci. Senza un accordo, nessuna legge poteva entrare in vigore. In questo caso, la Germania svolge un ruolo determinante nei negoziati. Infatti, affinché questi abbiano esito positivo, è necessaria l'approvazione del 55% di tutti gli Stati membri dell'UE, che rappresentino al contempo il 65% della popolazione dell'UE. Una maggioranza senza la Germania è matematicamente impossibile. Tuttavia, poiché il Paese è diviso al suo interno, in seno al Consiglio non si è raggiunta una maggioranza a favore di una delle due versioni.

Espediente procedurale fallito

Dopo il fallimento dei negoziati, il Partito Popolare Europeo ha compiuto un ultimo tentativo per far approvare la proroga, facendo ricorso a uno strumento formale: il rinvio in commissione. Questa procedura consente di rinviare un dossier alla commissione competente, rinegoziarlo in quella sede e ripresentarlo successivamente in plenaria.

L'obiettivo: un nuovo inizio per il controllo delle chat – senza le misure a tutela della privacy della «versione light». Ma non si è nemmeno arrivati al voto. Una netta maggioranza in Parlamento si è già opposta alla possibilità di tornare a discutere della «vecchia» legge sul controllo delle chat. In questo modo il Parlamento ha impedito una nuova votazione sulla proroga stessa. E il risultato è stato netto: 311 voti contrari, 228 a favore. 92 aventi diritto al voto si sono astenuti.

Il Parlamento europeo non voleva più discuterne.
Il Parlamento europeo non voleva più discuterne.
Fonte: europarl.europa.eu

Chi vuole cosa?

Il dibattito dimostra quanto siano profondi i divari. Da un lato c'erano soprattutto deputati conservatori, oltre a parti dei socialdemocratici e dei liberali, che sostenevano la proroga. La loro argomentazione: senza la possibilità di monitorare le comunicazioni, verrebbero individuati meno casi e sarebbe più difficile perseguire i responsabili. Anche le autorità giudiziarie e le organizzazioni per la tutela dei minori hanno messo in guardia dal rischio di un passo indietro.

Dall'altro lato, i Verdi, la Sinistra e parte dei socialdemocratici e dei liberali hanno respinto la misura, anche nella sua versione attenuata. Ritengono che il controllo delle chat costituisca una grave violazione della privacy di tutti gli utenti. I critici parlano di sorveglianza di massa, mettono in guardia dai falsi allarmi e temono che le misure, una volta introdotte, vengano successivamente estese.

Cosa succede ora?

Il 4 aprile non si conclude quindi solo una normativa, ma, per il momento, anche il tentativo di trovare un compromesso in tempi brevi. A partire da questo momento, le piattaforme non disporranno più di una chiara base giuridica per analizzare volontariamente le comunicazioni private. Così si crea un vuoto normativo, mentre una soluzione a lungo termine (o un abbandono totale del controllo delle chat) continua a farsi attendere.

Immagine di copertina: Shutterstock

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Da quando ho scoperto come attivare entrambi i canali telefonici sulla scheda ISDN per ottenere una maggiore larghezza di banda, sperimento con le reti digitali. Con quelle analogiche, invece, da quando so parlare. A Winterthur per scelta, con il cuore rossoblu. 


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