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Retroscena

È di culto o può andarsene? 9 mascotte di videogiochi dimenticate, da Bubsy a Boogerman

Rainer Etzweiler
29.5.2026
Traduzione: Nerea Buttacavoli

I posti nel pantheon degli dei dei videogiochi sono limitati e solo pochi personaggi riescono a entrare in questo club esclusivo. Questi nove candidati non ne fanno parte.

Sono immagini incredibili: la gente balla per strada, perfetti sconosciuti si abbracciano, gli uccelli cinguettano più forte – Bubsy è tornato in «Bubsy 4D». Come? Non conosci Bubsy? Bubsy the Bobcat! Insomma, Bubsy. Sai, l'eroe di quei famosissimi videogiochi come… ehm… un attimo… oh… ehm.

A quanto pare, ho un po' sopravvalutato la popolarità di Bubsy. La mia situazione è identica a quella del publisher Accolade, che ha cercato più volte di lanciare il felino arancione come nuova mascotte, fallendo ogni volta con la stessa certezza con cui Kim Kardashian ha fallito l'esame di abilitazione per diventare avvocata.

Ma lo sviluppatore americano non è affatto l'unico in questa situazione. Soprattutto negli anni '90, molti studi guardavano con invidia a Mario della Nintendo e a Sonic della Sega. E si sono detti: «Possiamo farlo anche noi». Spoiler: non ci sono riusciti. Alcuni di questi esperimenti avevano però un potenziale non indifferente, altri almeno un valore di intrattenimento assurdo, mentre altri ancora sono più vivaci di quanto tu possa immaginare. Ecco nove mascotte di videogiochi (quasi) dimenticate.

Earthworm Jim

Non ha una spina dorsale, ma ha comunque fegato.
Non ha una spina dorsale, ma ha comunque fegato.
Fonte: Interplay

I vermi non sono certo in cima alla classifica della «coolness», ma Earthworm Jim aveva comunque tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio fenomeno nel mondo dei videogiochi. Le prime due avventure del Cyber verme erano davvero, davvero belle. Combinavano passaggi di abilità impegnativi con sparatorie adrenaliniche, il tutto in una grafica accattivante disegnata a mano. Le animazioni erano tra le migliori che la generazione a 16 bit avesse da offrire, e l'umorismo assurdo conferiva a «Earthworm Jim» un carattere inconfondibile.

Tutto è andato a monte con il terzo capitolo. «Earthworm Jim 3D» è stato sviluppato dallo studio VIS Entertainment, privo di talento, la cui idea di divertimento sembra consistere nel mandare il giocatore in labirintici mondi poligonali in cui la telecamera provoca più danni di qualsiasi boss finale. Di quella simpatica commedia slapstick in 2D non rimane che una goffa caricatura in 3D, che già sul N64 sembrava fuori posto e che, qualche anno dopo, sul PC appare ancora più triste.

Nel 2018 è stato annunciato un rilancio per l'Intellivision Amico. La console, però, non è mai uscita ed è rimasta un vaporware, compreso il nuovo capitolo di «Earthworm Jim».

Zool

I ninja non hanno bisogno di un muro a cui appoggiarsi.
I ninja non hanno bisogno di un muro a cui appoggiarsi.
Fonte: Secret Mode Limited

Fino a quando non ho iniziato a documentarmi per questo articolo, ero convinto che Zool fosse una formica. La mancanza di un paio di zampe avrebbe dovuto essere un chiaro indizio del fatto che non fosse così. A quanto pare, però, il mio autismo non è abbastanza avanzato da permettermi di interpretare correttamente gli insetti. Comunque sia: Zool è un gremlin ninja proveniente dalla nona dimensione, incaricato di migliorare la sua posizione nella classifica dei ninja sulla Terra.

L'insetto era stato concepito come mascotte per il computer domestico Amiga. In qualche modo, però, mancavano i soldi, motivo per cui il gioco ha dovuto essere sponsorizzato da Chupa Chups. In cambio, l'azienda ha potuto disseminare i propri prodotti in tutti i livelli, il che rende Zool una sorta di proto-influencer.

La prossima volta che ti sentirai infastidito perché un content creator mostra alla telecamera la lattina del suo orribile tè freddo, potrai ringraziare il gremlin ninja della nona dimensione.

Cool Spot

Se solo la pubblicità fosse sempre così efficace.
Se solo la pubblicità fosse sempre così efficace.
Fonte: Virgin Interactive

A proposito di marchi che causano la carie e che impongono in modo subliminale i propri prodotti ai bambini: il punto rosso nel logo della bibita Seven Up è proprio Spot, che nel 1993 ha avuto un videogioco tutto suo. Idee così assurde possono nascere al massimo se il reparto marketing trascorre un fine settimana in un ritiro con l'ayahuasca. Stranamente, però, ne è venuto fuori davvero un bel gioco.

«Cool Spot» è stato sviluppato da David Perry («Earthworm Jim», «Disney's Aladdin») e porta la sua impronta in ogni pixel: un design dei livelli eccellente, comandi precisi e divertenti livelli bonus.

Purtroppo il sequel «Spot Goes to Hollywood» non è riuscito a eguagliare la qualità del primo episodio, e poco dopo Spot è stato messo alla porta.

Blinx

Forse Microsoft avrebbe fatto meglio a tenere Clippy.
Forse Microsoft avrebbe fatto meglio a tenere Clippy.
Fonte: Microsoft

Master Chief è un bel personaggio dei videogiochi. Come mascotte, però, quel marine dall'aria minacciosa è adatto quanto Jason Statham come protagonista di un film biografico su René Descartes. Ne erano consapevoli anche i vertici di Microsoft, che hanno subito incaricato il famoso designer giapponese Naoto Ōshima di creare un personaggio su misura per Xbox.

Ōshima, il creatore di Sonic, ha poi ideato Blinx, un gatto con un maglione a collo alto, la cui popolarità era più o meno alla pari con quella di Jar Jar Binks. Il gioco in questione, un platform-puzzle con meccaniche di manipolazione del tempo, era discreto e ha avuto persino un sequel. Ma non è bastato per farne di più. Blinx è poi scomparso nel cimitero delle mascotte.

James Pond

In missione segreta.
In missione segreta.
Fonte: System 3

Chi vuole creare una mascotte memorabile ha due opzioni: o ideare un personaggio originale che lasci un segno culturale, oppure prendere una battuta banale e svilupparla. Millennium Interactive optò per la seconda opzione e nel 1990 lanciò sul mercato un personaggio chiamato James Pond, una parodia dell'agente segreto di Ian Fleming, il cui fascino risiede interamente nel gioco di parole inglese tra «Bond» e «Pond» (stagno). E non è una critica, anzi. Il 99% dei miei articoli nasce seguendo lo stesso approccio «creativo».

Proprio come Zool, anche James era originariamente un gioco per Amiga. In seguito si sono aggiunti l'Atari ST e le versioni per console. Il sequel «James Pond 2 – Codename: RoboCod» ottenne il massimo dei voti su diverse riviste di videogiochi un anno dopo, e per un breve istante sembrò davvero che Millennium Interactive avesse messo a segno un piccolo colpo da maestro.

Poi accadde ciò che inevitabilmente deve accadere alle mascotte a forma di pesce: si diffuse la consapevolezza collettiva che i vertebrati squamosi fossero decisamente inadatti a fungere da figure di riferimento, e dopo la terza puntata la carriera subacquea giunse al termine.

Gex

Da poco la trilogia completa di «Gex» è disponibile anche per le console attuali.
Da poco la trilogia completa di «Gex» è disponibile anche per le console attuali.
Fonte: System 3

La carriera di Gex è iniziata su 3DO, la console ideata da Trip Hawkins, fondatore di Electronic Arts. Il dispositivo aveva un prezzo di partenza di ben 699 dollari che, tenendo conto dell'inflazione, corrisponde oggi a circa 1200 franchi. Il sistema era quindi competitivo quanto un vibratore rivestito di filo spinato e, appena tre anni dopo, fu dichiarato un fallimento.

Il gioco è stato poi portato su Sega Saturn e PlayStation, dove ha riscosso un discreto successo. Il primo capitolo della serie è un classico platform in 2D in cui Gex si muove attraverso 24 livelli, ognuno dei quali parodia diversi riferimenti alla cultura popolare. Compresa questa scena di «Basic Instinct» e sì, provoca disagio proprio come te la stai immaginando. Allo stesso tempo, Gecko sfodera battute a raffica, che probabilmente nel 1995 facevano ridere.

Seguirono poi due sequel, «Enter the Gecko» e «Deep Cover Gecko», che ampliarono l'universo di Gex e svilupparono ulteriormente il concetto di platform e l'elemento satirico. La trilogia è stata recentemente ripubblicata ed è disponibile per l'attuale generazione di console.

Guadagna punti disagio bonus per l'inserimento dell'attrice di Baywatch Marliece Andrada, che interpreta la compagna e l'interesse amoroso di Gex (bleah!).

Ty the Tasmanian Tiger

Quello non è un boomerang. QUESTO è un boomerang!
Quello non è un boomerang. QUESTO è un boomerang!
Fonte: Krome Studios

Ty è rappresentativo di tutti gli altri platform con mascotte della sesta generazione di console: «Kao the Kangaroo», «Vexx», «Tak and the Power of Juju» – la maggior parte di questi giochi erano titoli solidi e classici da 7/10, la cui caratteristica distintiva era spesso un espediente di gameplay.

Ty aveva due boomerang, un forte accento australiano e una campagna pubblicitaria che lasciava intendere che avesse picchiato i suoi avversari fino a mandarli all'ospedale. Lo sviluppatore Krome Studios è rimasto fedele a Tiger fino ad oggi e rifornisce regolarmente i suoi fan con versioni portate e remaster in HD per le console attuali.

Nessuna pietà per Crash & Co.
Nessuna pietà per Crash & Co.
Fonte: Krome Studios

Boogerman

Il nome è tutto un dire.
Il nome è tutto un dire.
Fonte: Interplay

Ci sono idee per mascotte che falliscono durante una presentazione, e altre che dovrebbero fallire già durante una presentazione. Boogerman rientra nella seconda categoria. Il gameplay di «Boogerman: A Pick and Flick Adventure» punta decisamente sul fattore disgusto: Boogerman combatte i suoi avversari con rutti, scoregge e munizioni a base di caccole.

Non si può però rimproverare agli sviluppatori di Interplay di averci provato. Il «gross-out», come viene chiamato in gergo questo elemento raccapricciante, appartiene agli anni Novanta tanto quanto il Discman ai jeans JNCO. Nickelodeon ha sfruttato a fondo questo sottogenere, trasmettendo a volte più cartoni animati contemporaneamente e creando così alcuni dei momenti televisivi più bizzarri di quell'epoca.

Boogerman è un prodotto del suo tempo, e dovremmo essere tutti grati che quell'epoca sia ormai finita.

Knack

Valeva la pena provarci... No.
Valeva la pena provarci... No.
Fonte: Sony

Knack non è stato dimenticato, anche se a Sony sarebbe piaciuto. È colpa sua. La società ha scelto consapevolmente un nuovo personaggio che assumesse il ruolo di mascotte, nonostante negli archivi delle proprietà intellettuali giacciano numerosi candidati migliori.

«Jak & Daxter», «Sly Cooper», la banda di «Ape Escape»… santo cielo, persino una qualsiasi statuetta sul cofano di una macchina di «Motorstorm» sarebbe stata una scelta migliore di questo sasso.

Ma forse la cosa più incomprensibile è che, in realtà, Sony ha già dal 1999 una mascotte eccezionale. Si tratta di un gatto bianco di nome Toro, che però fuori dal Giappone viene utilizzato solo raramente. Nessuno sa perché. A quanto pare, prendere decisioni sbagliate non è una pratica recente per il produttore di console.

Immagine di copertina: Accolade

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Nei primi anni ’90, mio fratello maggiore mi lasciò in eredità il suo NES con «The Legend of Zelda», dando inizio a un’ossessione che continua ancora oggi.


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