Recensione

«Return to the Monkey Island»: come se Guybrush non fosse mai andato via

Philipp Rüegg
21.09.2022
Traduzione: Leandra Amato

L'aspirante pirata Guybrush Threepwood è tornato e sembra che non se ne sia mai andato.

Voglio solo salire sulla nave del pirata zombie LeChuck. Ma per questo ho bisogno di un travestimento e di uno spazzolone. E quest'ultimo deve essere fatto di un legno speciale che si trova nella foresta oscura, dove mi perdo sempre. Ma non ho una mappa perché mi serve un pezzo di legno di spazzolone per realizzarla. Ahhhhhh. Non ci vogliono 15 minuti e sono di nuovo completamente immerso nel mondo di «Monkey Island», passando da un compito all'altro.

Gli inventori sono tornati

«Return to Monkey Island» è stato scritto da Ron Gilbert e Dave Grossman. I due sviluppatori, insieme a Tim Schaefer, sono considerati i creatori della serie cult di avventure. Gilbert, tuttavia, ha voltato le spalle alla serie dopo la seconda parte, «Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge», e ha espresso scarso interesse per un sequel. Questo non è diventato più realistico nel 2012 con l'acquisizione da parte di Disney di LucasArts, l'editore dei giochi dell'epoca. Contro ogni aspettativa, negli ultimi anni è stato raggiunto un accordo e Gilbert e Grossman hanno deciso di spedire il loro personaggio più famoso, Guybrush Threepwood, in un'altra avventura.


Oltre al creatore della serie, tornano anche molti volti e luoghi familiari.
Oltre al creatore della serie, tornano anche molti volti e luoghi familiari.

Gilbert ha sempre detto chiaramente che avrebbe continuato la serie solo se ci fosse stato qualcosa di nuovo da raccontare. Dopo le prime ore di gioco, posso sicuramente confermare che sì, ci sono novità. È bello vedere che Gilbert non si sia limitato a ignorare tutti gli eventi successivi alla seconda parte, come inizialmente previsto. Soprattutto «The Curse of Monkey Island» è per me un punto di forza della serie, con personaggi leggendari come il teschio parlante Murray, che trova spazio anche in «Return to Monkey Island».

(Di nuovo) sulle tracce del segreto di Monkey Island

Il gioco segue senza soluzione di continuità la seconda parte. Al parco di divertimento Big Whoop, due bambini che assomigliano a LeChuck e Guybrush Threepwood si confrontano con due adulti per sapere se hanno combinato di nuovo qualche guaio. I giocatori hanno discusso per decenni sul significato di questa scena e se l'intero gioco sia solo il prodotto dell'immaginazione di questi bambini.

Il ruolo del mini Guybrush serve principalmente come esercizio di riscaldamento in «Return to Monkey Island». La vera avventura inizia dove tutto è cominciato: sull'Isola Mêlée. Quando vedo l'immagine iconica di quest'isola caraibica e sento la colonna sonora, il mio cuore si scalda immediatamente. Oh, quanto mi è mancato «Monkey Island».

Il gioco mi colpisce con la nostalgia. Nella prima scena mi trovo sul belvedere dell'isola, come 30 anni fa, e vengo preso in giro dal solito pirata. Bello. Lo scopo di questa avventura è quello di svelare finalmente il mistero di Monkey Island. Infatti, contrariamente al titolo della prima parte, Guybrush non è ancora riuscito a farlo. Poiché Nemesis e il pirata zombie LeChuck stanno facendo la stessa cosa, è ora di passare agli affari. Ho bisogno di una nave e di un equipaggio per raggiungere l'isola misteriosa.

Già nei primi minuti incontro molti volti familiari. La mia amata Elaine lotta contro lo scorbuto, il tagliagole Stan è in prigione per le sue truffe e la signora del voodoo deve chiudere i battenti perché la magia nera sta rovinando i suoi affari.

Non ci vuole molto e il mio inventario è pieno di oggetti curiosi e mi precipito da un posto all'altro per incarichi completamente assurdi.

Enigmi intelligenti e grande umorismo

Giocare a «Return to Monkey Island» è come incontrare di nuovo un amico d'infanzia. Nella maggior parte dei casi, ci sono sempre gli stessi doppiatori originali di lingua inglese. Michael Land, Peter McConnell e Clint Bajakian contribuiscono ancora una volta a una colonna sonora caraibica davvero stupenda. Il nuovo stile grafico si adatta perfettamente all'estroso mondo dei pirati con i suoi bizzarri abitanti.


Wally è passato al settore delle mappe.
Wally è passato al settore delle mappe.

«Return to Monkey Island» non solo ha l'aspetto e il suono dei suoi (buoni) predecessori, ma si gioca anche come loro. Si tratta ancora principalmente di utilizzare gli oggetti giusti al posto giusto. Mi serve un travestimento per salire sulla nave di LeChuck, ma quello appropriato è bloccato. Posso ottenere la chiave solo se riesco a leggere il minuscolo numero di serie. Come posso migliorare la mia vista? Non ti dirò la soluzione ora, perché questo è il vero divertimento del gioco. Puoi comunque cercarla da solo, perché per la prima volta c'è una guida integrata alle soluzioni. Nel tuo inventario hai un libro che ti dà suggerimenti se ti blocchi. Questa è solo una delle numerose comodità che rendono il gioco d'avventura più accessibile, senza pregiudicare il gameplay.

Invece di scansionare gli oggetti con il mouse per vedere se è possibile interagire con essi, tutto ciò che può essere cliccato è ora circondato da un cerchio. Quindi si può giocare comodamente anche con un controller. Gli oggetti possono essere utilizzati in un solo modo. Non c'è bisogno di noiose prove ed errori per scoprire se spingere, tirare, guardare o mordere funziona. Guybrush può anche correre, e non solo quando un branco di scimmie arrabbiate lo insegue. C'è anche un registro con le attività in corso. E se salto un dialogo troppo velocemente, posso visualizzare di nuovo le ultime battute premendo un pulsante. Sono le piccole cose che rendono «Return to Monkey Island» un gioco d'avventura contemporaneo.


Naturalmente, i combattimenti a colpi di insulti sono imperdibili.
Naturalmente, i combattimenti a colpi di insulti sono imperdibili.

Il secondo elemento centrale, accanto agli enigmi, sono i dialoghi. Sono ancora fantasiosi e divertenti come un tempo. Sia che si tratti di battaglie a colpi di insulti con l'ex maestra di spada Carla, che ora è governatrice e con la quale devo scusarmi con una rana per un libro dimenticato. O con la buona vecchia signora voodoo che deve di nuovo preparare qualcosa nel suo velenoso pentolone verde per me. Ai miei ingredienti improvvisati, lei si limita a scuotere la testa e a dire: «Sei sempre stato il tipo: abbastanza buono». Questo non si riferisce al gioco, che dopo diverse ore definisco «ottimo!».

Cosa si può volere di più?

Se qualcuno mi avesse chiesto il sequel perfetto di «Monkey Island», avrei risposto: voglio una storia interessante, volti familiari, allusioni alle parti precedenti, enigmi divertenti e dialoghi simpatici. «Return to Monkey Island» offre tutto questo e molto di più. Non si tratta della solita solfa. Il gioco sembra fresco e contemporaneo, anche se compaiono molti vecchi personaggi, si visitano luoghi del passato e si riesumano vecchie gag. Ma non si affida solo alla nostalgia per coinvolgere i fan del retrò come me. Gli enigmi sono intelligenti e finora mai troppo difficili. Consiglio a tutti di giocare a livello di difficoltà difficile, altrimenti mancano metà degli enigmi e con essi l'essenza del gioco. I dialoghi brillano tanto di arguzia e fascino. Non vedo l'ora di tornare in questo mondo meraviglioso.

«Return to Monkey Island» è disponibile per PC e Switch e mi è stato fornito da Devolver per questa recensione.

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Vado matto per il gaming e i gadget vari, perciò da digitec e Galaxus mi sento come nel paese della cuccagna – solo che, purtroppo, non mi viene regalato nulla. E se non sono indaffarato a svitare e riavvitare il mio PC à la Tim Taylor, per stimolarlo un po' e fargli tirare fuori gli artigli, allora mi trovi in sella del mio velocipede supermolleggiato in cerca di sentieri e adrenalina pura. La mia sete culturale la soddisfo con della cervogia fresca e con le profonde conversazioni che nascono durante le partite più frustranti dell'FC Winterthur. 


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