«A volte ho l’impressione che al cinema ci siano solo sequel, prequel e ristampe»

Carolin Teufelberger
Zurigo, il 11.07.2022
Immagini: Thomas Kunz
Traduzione: Martina Russo

Marianne Hegi è direttrice del primo e unico cinema del Canton Uri. Suo nonno Willy Leuzinger è stato tra i primi a riconoscere il potenziale della cinematografia nel 1906. La storia di una famiglia, profondamente intrecciata con il cinema svizzero.

«Pensavo che aveste paura di entrare», dice Marianne Hegi quasi sottovoce, ma con tono deciso, quando io e il fotografo Tom attraversiamo la porta a vetri per entrare nel suo cinema.

Ci siamo incontrati con cinque minuti di anticipo davanti a questa struttura degli anni '60, che a prima vista dà l’impressione di essere due edifici incastrati uno nell’altro. Il tetto piano che il unisce solitamente lascia la vista libera sulle montagne, ma oggi il panorama è nascosto dalle nuvole. Le scritte rosse che spiccano sui due lati della facciata di cemento beige risaltano invece ancora di più: «Cinema» si snoda in stampatello dall'alto verso il basso e «Leuzinger» in corsivo da sinistra verso destra. Nella parte sottostante, due pilastri sostengono una tettoia che vuole proteggere gli spettatori e i manifesti dal vento e dalle intemperie. Sono in programma «Top Gun», «Jurassic World» e «Lightyear».

ll Cinema Leuzinger di Altdorf, nel Canton Uri.
ll Cinema Leuzinger di Altdorf, nel Canton Uri.

La proprietaria del cinema, una signora di 77 anni, ci accompagna dalla cassa fino al bar e intanto ci offre un caffè. Mentre il mio espresso esce gorgogliante dalla macchina e riempie piano la tazza, la signora Hegi ha già sparso sul piano in granito del bancone delle stampe in bianco e nero in formato A3 che documentano la storia dell'azienda di famiglia.

Supplemento per le bevande anziché biglietto d'ingresso

La prima foto mostra il ristorante «Zum Hecht» di Rapperswil, dove tutto ha avuto inizio. È qui che Willy Leuzinger ha installato il primo proiettore Pathé nel 1906, appena undici anni dopo che i fratelli Lumière avevano inventato il «cinématographe» per la proiezione delle pellicole. I film venivano proiettati il sabato e la domenica su una tela bianca davanti a una folla di curiosi. In quelle serate la birra costava 20 centesimi anziché 15, far pagare l'ingresso era impensabile, e la tecnica cinematografica era una cosa sperimentale, quasi eretica. Persino nella grande Zurigo, la prima licenza comunale per le proiezioni cinematografiche fu rilasciata a Jean Speck solo nel 1907.

La signora Hegi ci guida attraverso la storia.
La signora Hegi ci guida attraverso la storia.

Oggi le cose sono cambiate molto. Il cinema ha in parte perso il suo fascino. Anche la pandemia di coronavirus ha fatto la sua parte. La streaming è più comodo. «Gli esercenti dei cinema faticano a riportare le persone in sala. Dopo i lavori di ristrutturazione del «Cinema Leuzinger» nel 2008 ci sono rimasti 294 posti invece di 438, perché c’erano continue lamentele: le vecchie poltrone erano scomode e lasciavano troppo poco spazio per le gambe. «Ma le poltrone sono più che sufficienti», spiega la signora Hegi senza risentimento.

Estrae dal mucchio la seconda fotografia che ritrae una grande tenda riccamente decorata, circondata da una folla di persone. «Questo era il cinema itinerante. Tra il 1916 e il 1943 la mia famiglia ha viaggiato per la Svizzera orientale da una sagra all’altra. Prendendo come modello il circo dei suoi amici e fedeli clienti «Knie», Willy Leuzinger lo aveva chiamato «Kino National». Il cinema itinerante gli aveva consentito di stringere numerose relazioni grazie alle quali era riuscito ad aprire nuovi cinema e a porre le basi per il «Cinema Leuzinger» di Uri. La sala fu inaugurata appena trent’anni dopo la sua morte dalle figlie, ritratte nella terza foto.

Il cinema itinerante di Leuzing alla sagra di Bütschwil. Nella foto: il Cinema Leuzinger
Il cinema itinerante di Leuzing alla sagra di Bütschwil. Nella foto: il Cinema Leuzinger

A scuola si attira le antipatie dei compagni

«Hanno lavorato nell'azienda di famiglia fin da piccoli. Mia madre, ad esempio, accompagnava spesso i film con il pianoforte al «Zum Hecht», perché il sonoro è nato solo nel 1927 con «The Jazz Singer». Una generazione dopo, la signora Hegi, allora adolescente, dava regolarmente una mano in cassa. «Le mie compagne di classe mi chiedevano continuamente di farle entrare di nascosto. A quel tempo si poteva andare al cinema solo dai 18 anni in poi, a meno che non ci fosse una proiezione speciale per bambini. «Ho dovuto dire di no all’intera scuola. E naturalmente mi sono attirata le simpatie di tutti!», dice ridendo, per una volta a voce alta. Una reazione che appare in contrasto con l’immagine della persona tranquilla che ci guida attraverso il suo cinema con parole misurate e un'acconciatura perfetta.

Ma la signora Hegi sa bene quello che vuole. Nel 1980 assume la guida dell'azienda di famiglia, giunta alla terza generazione, dopo aver seguito un percorso professionale completamente diverso. «Ho fatto la scuola di commercio e poi ho lavorato a Zurigo in un negozio di antiquariato e per dieci anni presso un avvocato. Quando, nel giro di sei mesi, sono venuti a mancare mia zia e mio padre c’era bisogno di qualcuno che subentrasse». Aveva così pensato che con una storia così la sua famiglia non poteva dar via i cinema e aveva deciso di cambiare vita.

Così, fino al 2010 ha gestito (per i primi vent'anni insieme alla madre) il cinema di Altdorf e altre due sale Leuzinger di Rapperswil. Alla fine il cinema è diventato digitale. «I distributori hanno smesso subito di produrre pellicole da 35 mm perché ovviamente erano molto più costose». Lei però non poteva permettersi di ristrutturare tutte e tre le sale. «Così ho deciso di investire nel cinema che era di mia proprietà e che avevo appena rinnovato. Gli altri due sono tuttora in affitto», racconta.

Dal 2010 i film non vengono più girati in pellicola.
Dal 2010 i film non vengono più girati in pellicola.

Cimeli dell'età d'oro del cinema

Nella cabina di proiezione, accessibile da una scala nascosta dietro una porta su cui è incollato il manifesto di un film, c'è ancora un proiettore da 35 mm. «L'ho acquistato nel 2008 in occasione della ristrutturazione di cui vi parlavo. Pensandoci, con il senno di poi, avrei potuto risparmiare i soldi».

Per noi, invece, il viaggio nel tempo vale l’investimento. Una credenza con cassetti stretti e alti serviva un tempo per riporre le pellicole in modo che fossero pronte per l’uso. Sulla parete alle sue spalle c’è una sorta di campanello, ma al posto del cognome dei vicini compaiono indicazioni come «più forte», «più piano» e «interlinea orizzontale». Nella sala sottostante c’è lo stesso «campanello», in modo che fosse possibile comunicare in caso di problemi con la pellicola. Nell'angolo c’è ancora lo strumento di riparazione che si usava quando capitava che si spezzasse uno dei nastri di pellicola lungo ben 600 metri. Si bloccavano le pellicole, le si sovrapponeva leggermente, si applicava il nastro adesivo e il gioco era fatto! «A 24 fotogrammi al secondo nessuno se ne accorgeva», spiega la signora Hegi.

Lo strumento con cui un tempo si riparavano le pellicole.
Lo strumento con cui un tempo si riparavano le pellicole.

Il cinema digitale ha semplificato molte cose, ma ha anche portato un grande svantaggio. «Improvvisamente i film mi sono sembrati tutti piatti», dice. Ma anche prima della ristrutturazione non riusciva a godersi gli spettacoli nella propria sala. «Un film normale era lungo da 2800 a 3300 metri, sui rulli ci stavano 600 metri. Per cui si doveva lavorare con due proiettori. Quando compariva un punto verde sullo schermo, l’operatore doveva essere pronto a passare alla bobina successiva». Se nessuno se ne occupava, si perdeva il passaggio e lo schermo diventava bianco per qualche istante. «Mi era successo qualche volta, per questo quando ero in sala non ero mai tranquilla».

La signora Hegi si siede raramente in sala.
La signora Hegi si siede raramente in sala.

Oggi la signora Hegi può decidere autonomamente di prendere posto in sala. Da bambina non aveva la possibilità di decidere. Doveva lavorare in cassa fino alle 20:30 e le era permesso di guardare solo i film per bambini. «L’intero personale dei cinema Leuzinger aveva l'ordine di mandare fuori immediatamente noi bambini se cercavamo di intrufolarci in sala», continua. Se i suoi compagni di scuola lo avessero saputo, non l'avrebbero chiamata «principessa del cinema», spesso con un pizzico di invidia. «A volte pensavo che fosse davvero ingiusto che, pur essendo figlia dei proprietari del cinema, non avessi alcun vantaggio. Nonostante questo, con i miei figli mi sono comportata esattamente nello stesso modo», confessa ridendo mentre si sistema il blazer rosso fuoco.

Lo spirito pionieristico del nonno continua ad animare la signora Hegi

Oltre alla scelta di un colore che allerta, anche tutti i progetti avviati dalla signora Hegi hanno attirato molta attenzione. Con il suo cinema all'aperto, inaugurato nel 1990, è stata la prima ad avere il permesso di proiettare film nella piazza principale di Rapperswil. In cartellone c’erano principalmente film d’essai, il genere preferito dalla signora Hegi. «I distributori mi avevano detto che non avrei dovuto proiettare film così impegnativi all'aperto, ma io non ero d’accordo». E aveva ragione. Un anno dopo, gli stessi distributori mi hanno detto che non avevano mai visto un pubblico così numeroso per il cinema d’essai.

I film d’essai fanno incassare.
I film d’essai fanno incassare.

Questo vale ancora oggi. Da ottobre a maggio ogni mercoledì è in programma un film d’essai, in modo che oltre ai blockbuster più leggeri sia possibile vedere anche film con qualità artistiche o argomenti complessi. Una scelta in cui credeva già il nonno Willy Leuzinger, che aveva girato in prima persona pellicole su avvenimenti locali come feste con gare ginniche, sagre, feste di carnevale e funerali, che oggi sono considerati documenti culturali della vita della comunità.

In questo Willy Leuzinger è simile alla maggior parte dei registi svizzeri. Anche loro amano girare film non fiction e tenere le prime ad Altdorf. Perché nel canton Uri vanno particolarmente bene. «Quando ho riaperto il cinema dopo la ristrutturazione del 2008, uno dei primi film che ho visto è stato “Bergauf, Bergab” di Hans Haldimann, che documenta la vita di una famiglia di contadini di montagna del Canton Uri». La gente arrivava a frotte, racconta la signora Hegi, che riceveva persino telefonate dai contadini che lavoravano negli alpeggi. Volevano sapere se avrebbero potuto vedere il film anche a ottobre, quando sarebbero tornati a valle. «Alla fine il titolo è rimasto in programma al Cinema Leuzinger fino all’anno successivo, per trenta intere settimane. «Non avrei potuto immaginare una pubblicità migliore dopo i due anni della ristrutturazione».

«Bergauf, Bergab» veniva proiettato ancora con strumenti meccanici.
«Bergauf, Bergab» veniva proiettato ancora con strumenti meccanici.

Nel cinema blockbuster mancano idee originali

Oltre al cinema svizzero, però, vanno molto bene soprattutto i grandi blockbuster dell'universo Marvel o, per fare un esempio recente, il sequel di «Top Gun». Nessuno dei due incontra il gusto della signora Hegis. «Qual è il mio attore preferito? Non lo so, ma sicuramente non Tom Cruise!». I due film sono un ottimo esempio dell’evoluzione negativa del cinema. «A volte ho l’impressione che al cinema ci siano solo sequel, prequel e ristampe. Quando una cosa funziona, i grandi studi cinematografici cercano di sfruttarla fino all'ultima goccia». Un po' imbarazzata, aggiunge che a volte è quasi felice quando un'idea di così scarso valore va male al botteghino.

Anche perché così Disney, Warner Bros. e Co. possono tornare con i piedi per terra. «Soprattutto la Disney crede che io, come proprietaria di un cinema, dovrei leccarmi i baffi dopo ogni film. E poi hanno condizioni che per me, con una sala, sono in parte quasi impraticabili». Per un attimo i distributori avevano addirittura pensato di guadagnare non solo sulla vendita dei biglietti, ma anche sulle vendite dei bar. Fortunatamente i proprietari dei cinema si sono ribellati e sono riusciti a bloccarli.

Di film superficiali, popcorn e lavori di pulizia

Nel caso dei popcorn non sono riuscita a difendermi. Dal 2015 il classico snack da cinema è in vendita anche al «Cinema Leuzinger». «Ho lasciato che fossero i miei collaboratori a decidere se inserire nella lista i popcorn, perché alla fine sono loro a doversi occupare delle pulizie. Ma non sono sicura che oggi farebbero la stessa scelta» perché, racconta, richiede molto lavoro in più. Soprattutto dopo i film Marvel sembra che «sia esplosa una bomba», spiega Heggi. «Perché i film non sono molto coinvolgenti e gli spettatori hanno tempo a sufficienza per parlare tra loro e godersi i popcorn». Almeno in parte; l'altra la consumano nei corridoi che i tredici collaboratori, che hanno uno stipendio modesto, devono quotidianamente passare con l’aspirapolvere.

La signora Hegi vorrebbe un po' di originalità in più anche nei blockbuster.
La signora Hegi vorrebbe un po' di originalità in più anche nei blockbuster.

La storia famigliare termina con la terza generazione

La signora Hegi, invece, si occupa della contabilità e della programmazione. «Riguardo ai film d’essai spesso prendo una decisione di pancia, a volte non ho neppure bisogno di guardare il trailer e capisco dalla descrizione breve se il film è adatto a noi». Dopo quarantadue anni ha abbastanza esperienza per poterlo fare e ancora molta passione. Racconta, non senza emozione, che nel mese di novembre saranno saranno inseriti nel programma d’essai «Wir Bergler in den Bergen sind eigentlich nicht schuld, dass wir da sind» di Fredi M. Murer e «Der Landschaftsgärtner» di Kurt Gloor, due pellicole che ama molto e che ha ricevuto in esclusiva dalla figlia di Murer e dalla vedova di Kurt Gloor. Per questo deve ringraziare l’ottima fama di cui gode tra i registi svizzeri.

La sua passione per la cultura cinematografica non è condivisa né dal marito né dai figli. «Probabilmente la mia attività non avrà un seguito», dice con grande lucidità mentre rimette in ordine le stampe A3 che mostrano parte della sua storia familiare. Per fortuna che la signora Hegi non è una fan dei sequel!

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Ampliare i miei orizzonti: si riassume così la mia vita. Sono curiosa di conoscere e imparare cose nuove. Le nuove esperienze si nascondono ovunque: nei viaggi, nei libri, in cucina, nei film o nel fai da te.


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