Abbiamo testato la Philips Scene Switch: come funziona la Smart Light senza hardware?
Recensione

Abbiamo testato la Philips Scene Switch: come funziona la Smart Light senza hardware?

Dominik Bärlocher
Zurigo, il 25.10.2017
Responsabile di traduzione/revisione: Alessandra Ruggieri De Micheli
Sembra che Philips detenga il monopolio sul mercato delle lampadine intelligenti, le Smart Light. L'azienda ha appena lanciato la serie Scene Switch, una serie di lampadine semi-intelligenti. Ne ho smontata una per scoprire come fanno a essere «smart» senza contenere hardware o elementi intelligenti.

«La luce di questa lampadina può essere smorzata senza hardware aggiuntivo», dice Léonie de Montmollin, Senior Editor, mentre brandisce una Scene Switch.

Le lampadine Smart Light sono fantastiche: si accendono e si spengono secondo cicli predefiniti, smorzano la propria luce in orari specifici e molto altro ancora. Ma sono più complicate rispetto agli interruttori classici, soprattutto perché siamo abituati a utilizzarli da secoli: per usare le lampadine intelligenti, infatti, dobbiamo avere sempre a portata di mano il nostro smartphone.

Secondo Léonie, le Scene Switch funzionano senza hardware e impostazioni aggiuntive. Possono passare da una luminosità totale del 40% al 40% e poi del 10% e memorizzano il grado di luminosità con il quale sono state spente l'ultima volta.

Per prima cosa ho pensato: com’è possibile?

Bene, è il momento di fare un paio di ricerche.

Cosa fa la Scene Switch

La Scene Switch ha una funzionalità essenziale: la sua luce si smorza di diversi gradi, ma non è dotata di un regolatore di intensità della luminosità e ha solo un tasto on/off. Il processo segue alcune sequenze predefinite:

  1. Accensione: luminosità al 100%
  2. Spegnimento e riaccensione: luminosità al 40%, la luce diventa più calda
  3. Spegnimento e riaccensione: luminosità al 10%, la luce diventa più calda
  4. Spegnimento e riaccensione: luminosità al 100%, la luce diventa più fredda e il ciclo ricomincia da capo

E non è finita qui. Questo è quello che mi ha insospettito la prima volta che l‘ho utilizzata: quando la Scene Switch viene spenta per più di sei secondi e poi riaccesa, riprende il livello di luminosità che era attivo durante l’ultimo utilizzo.

La mia ipotesi: lì dentro da qualche parte c'è un circuito che memorizza le impostazioni e probabilmente controlla il ciclo con l’intensità del corpo luce LED.

C'è solo un modo per scoprirlo: smontiamo la lampadina.

Smontaggio di una lampadina

C’era un tempo in cui le lampadine erano oggetti semplici: la corrente scorreva attraverso un filo che, una volta riscaldato, iniziava ad ardere et voilà: luce fu.

È invece chiarissimo che con la Scene Switch ci troviamo davanti a tutta un’altra storia. Ecco perché Léonie ed io abbiamo infilato in borsa la nostra attrezzatura e una lampadina e ci siamo fiondati da Dynamo, dove abbiamo dovuto affrontare questo mistero. Alla Scene Switch, che non sopravvivrà alla giornata, è toccata una cattiva sorte. Se avessi potuto guardare dentro la lampadina, sarei stato molto meno attento.

La lampadina non è fatta di vetro

Léonie afferra la mia macchina fotografica – una bellissima eSony a7s II con un obiettivo da 24-70 mm – e io prendo un tagliavetro. Indosso dei pantaloni da lavoro Carhartt che ho trovato nei nostri uffici. Se mi trovo coperto di frammenti di vetro, preferisco che non si infilino nei jeans che devo indossare per il resto della giornata.

L'idea è semplice: tagliare il vetro, scaldarlo con una pistola ad aria calda e immergerlo nell'acqua per far sì che si rompa nel punto in cui è stato inciso. Facile, no?

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Non so ancora cosa mi aspetta

Così comincio a tagliare la lampadina, poi vado a prendere un catino d'acqua e una pistola ad aria calda. Quando scaldo la lampadina, accade qualcosa di molto strano: il vetro si deforma, ma questa non è la reazione tipica del vetro a contatto con il calore. Di solito, il vetro scotta.

«Léonie, credo che non sia vetro», dico.

«È abbastanza probabile che sia un qualche tipo di plastica», dice, togliendo la lampadina raffreddata dalla mia mano e toccandola con le unghie. Fa lo stesso rumore del vetro e sembra vetro anche al tatto.

Considerato che la lampadina sembra essere fatta di plastica, dovrei essere in grado di lavorarla senza problemi e senza danneggiarla. Questa è la fase in cui non ho alcuna idea di cosa sto facendo e penso: «What could possibly go wrong?» Lascio perdere le voci dei guastafeste della redazione, che mi dicono sempre che devo coprirmi quando lavoro con strumenti pesanti, e vado ad afferrare un Dremel che si trova proprio lì nella stanza.

Se ho ragione, posso facilmente fresare attraverso il bulbo con un colpo secco e aprire la lampadina, che a quanto pare è realizzata con una specie di plastica, senza danneggiare tutte le luci al suo interno. Vorrei mantenere il meccanismo intatto il più a lungo possibile, altrimenti tutto questo sarà stato inutile. I cocci cominciano a volare ovunque.

Indossiamo occhiali di protezione, perché non si sa mai. Possono farci sembrare stupidi, ma è meglio sembrare stupidi che prendersi un pezzo di lampadina in un occhio e perdere la vista.

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Prima di accendere il Dremel, mi preoccupo della nostra sicurezza e dei pezzi che potrebbero essere scagliati in aria

Il Dremel gira. Leggermente nervoso, mi avvicino alla lampadina di plastica. Appena il Dremel tocca la lampadina, mi rendo conto che mi sono preoccupato per niente. Infatti la perfora facilmente e alla fine si fonde sotto l’effetto del calore di attrito. In pochi minuti, il gioco è fatto. La lampadina è sul piano di lavoro, il resto è nelle mie mani.

Un primo sguardo all'interno della lampadina

Prima di tutto, sono sorpreso. Una lampadina normale è dotata di un cavo avvolto al centro. Più o meno, come quella che vedi qui.

Lampadine
SceneSwitch (E27, 7.50W)
13.90
Philips SceneSwitch (E27, 7.50W)

Passa rapidamente da un'illuminazione funzionale a una luce naturale o calda e accogliente. L'intensità luminosa può essere ridotta dal 100% al 40% e al 10%.

Questa lampadina non ha cavi, fili o elementi sporgenti, e tutti i LED sono montati su una piastra. La lampadina in sé è infatti solo uno spazio vuoto, che le permette di distribuire bene la luce e avere un aspetto più piacevole rispetto a una lampadina normale.

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I LED sono tutti piatti.

Nessun circuito o elemento simile che denoti una forma qualsiasi di intelligenza. La piastra per i LED contiene solo LED. Esaminiamo questa cosa e cerchiamo di separarla dalla montatura con un cacciavite, ma falliamo alla grande. Riaccendo il Dremel, ma anche così è dura.

«Prova con un Flex», dice Gunar Hambrecht di Dynamo, che ci guarda con interesse. Di solito, la gente viene qui per costruire qualcosa. Io, invece, faccio tutto a pezzi.

L’artiglieria pesante

Ora i duri iniziano a giocare. Il Flex (o, per dirla nel gergo del settore, la «smerigliatrice angolare») è uno strumento molto potente che si utilizza per lavori impegnativi. Anche con un disco da 1 mm, sembra troppo grande per la lampadina, che è ancora in funzione. Continuo a non voler danneggiare i meccanismi interni.

Ma Gunar ha ragione: ora, il Dremel non è più di grande aiuto La fase di «What could possibly go wrong?» sale di un livello sulla scala dell’incertezza. Ma, se voglio aprire la lampadina e raggiungere il circuito in un lasso di tempo ragionevole, devo per forza usare le armi pesanti.

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L’artiglieria pesante: il Flex dovrebbe liberare il contenuto della lampadina

Mi autoconvinco che ho buone possibilità di riuscirci senza combinare disastri. Quanto può essere grande un circuito? Pochi millimetri, no? Inoltre, dei 360 gradi posso usarne solo 45 per non distruggere il circuito. Ci sarà solo una vittima: la piastra LED. Verrà segata in più parti perché è praticamente incollata.

Cosa ne dici delle mie abilità?

Il circuito! Finalmente!

Per fortuna, ho lavorato con cautela ed evitato il circuito con precisione millimetrica. La lampadina non si accenderà mai più e la sua vivisezione ormai è volta al termine. Ecco il circuito: è ancora collegato da un cavo alla superficie di contatto (che lo alimenta), ma io lo tiro fuori con uno strattone. La parte in plastica e il contatto finiscono nel cestino e davanti a me vedo il cuore pulsante della Scene Switch.

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Questo è ciò che rende la Scene Switch così intelligente

Ora che ho scoperto il circuito stampato, la Scene Switch mi svela i suoi ultimi segreti. Non esaminerò il codice, perché uno sguardo alla piastra di plastica verde, le resistenze colorate e i condensatori mi fa capire come funziona. Missione compiuta.

La corrente che illumina i LED è seguita da una bobina di rame, che ho inciso solo lievemente. La scheda verde funge come una sorta di scheda madre in miniatura, mentre i condensatori e i piccoli chip probabilmente memorizzano solo tre valori di uscita: 100, 40 e 10. Possono contare anche da 0 a 5, il che spiega il meccanismo dei sei secondi.

In realtà, la struttura della Scene Switch è semplice:

  • la lampadina rotonda distribuisce la luce
  • i LED piatti forniscono la luce
  • il circuito memorizza le impostazioni e ha una piccola batteria che tiene in vita la memoria

Per quanto semplice possa essere, l’attuazione di questa struttura è interessante. In un'epoca in cui l'High-Tech sembra essere l'ultima tendenza, anche la tecnologia più semplice può sorprendere e sollevare domande. A cui possiamo rispondere solo con un flex. Va bene, lo ammetto: mi sono divertito a farlo.

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Dominik Bärlocher
Dominik Bärlocher
Senior Editor, Zurigo
Giornalista. Autore. Hacker. Sono un contastorie e mi piace scovare segreti, tabù, limiti e documentare il mondo, scrivendo nero su bianco. Non perché sappia farlo, ma perché non so fare altro.

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